Recensioni di film che non ho visto – Puntata due
06 Mar 2015

Recensioni di film che non ho visto – Puntata due

Buonasera benvenuti alla seconda puntata de questa rubrica de cinemi che non ho visto (qui la prima puntata).
Dopo la scorpacciata degli Oscar, dopo Birdman, l’uomo uccello e l’omino del cervello che ti dice che sei una merda, dopo Whiplash e il maestro di musica che mena e ti minaccia di farti entrare nell’orchestra Rai per accompagnare l’esibizione di Nek a Sanremo, dopo Still Alice e l’Oscar assicurato solo se interpreti un malato terminale sennò sticazzi, dopo l’Oscar al film polacco che nessuno vedrà anzi vado al Lumiere e me lo vedo con un occhi chiuso e l’altro pure, dopo l’ennesimo non Oscar a Di Caprio che starà maledicendo il giorno in cui ha lasciato Genitori in Blue Jeans, rituffiamoci nel grigiore dei film della settimana post-cerimonia, quelli che veramente nessuno se li incula.

di caprio genitori in blue jeans

Stai senza pensieri

 

Ricordo al gentile pubblico che i voti, i Mollica, vanno da uno a cinque e sono messi un po’ a caso, dipende da come mi sono svegliato.

Vai Gennaro Olivieri! Attention… Tres, deux, un… FIIIIII!

 

Vizio di forma, Paul Thomas Anderson

Da tette culi pene di Boogie nights, passando per le rane di Magnolia che piovono dal cielo e ti ammaccano la macchina e tu l’assicurazione contro le rane non ce l’hai mannaggia la miseria, il buon Anderson si da ai fricchettoni maledetti detective degli anni ’80.
Solo che qui Joaquin Phoenix è una specie di Drugo con basette fotoniche che non gioca a bowling e non ha amici psicolabili, non balla la pizzica, non è vegano né va in Salento per le vacanze.
Il fricchettone, che fa di nome Doc in onore di una certa cinematografia Deloreana, indaga su un riccone che vogliono schiaffare in un manicomio, poi c’è un omicidio e anche i satanisti e Charles Manson: insomma non ci ho capito molto della trama, però si va nel torbido, si ride ché nel trailer Doc cade sempre a fesso e c’è un cast della madonna (nel trailer appare anche l’oramai dimenticata icona anni ’80 Martin Short. Chiiii? Scoprivatelo).

L’Anderson vintaggio non delude mai.

MollicaMollicaMollicaMollica

 

 

 

Spongebob – Fuori dall’acqua, Paul Tibbitt

Un noto cuoco sessuomane di biscotti, Antonio Banderas, e la sua aiutante sgallettata, Rosita, rubano una ricetta segreta di un hamburger a Spongebob che si incacchia e se la va a riprendere, aiutato dagli amici sua.
E dove va a riprendersela? Fuori dall’acqua no, lo dice pure il titolo.
“O tè, ‘un mi toccà Spongebobbe!” mi dice il mio amico toscano.
E chi lo tocca?! Qui Roberto Spugna va a fare il culo a Banderas, super villain pirata dotato di armi terribili, quali la macina rotante e il tegolino molotov.
Divertimento per grandi, piccini e milf casalingue annoiate, battute a raffica ed effetti 3D farciti da scene d’azione e lanci di coni gelato kungfungheschi uattà.
La critica, ovvero il sito dove leggo la recensione, di solito quella del Mereghetti et similia, je da 3 stelle e mezzo su 5, ovvero un voto che di solito danno ai film di Bergman e Rossellini.
Quindi Spongebob come il Settimo Sigillo?
E se sì, Spongy giocherebbe a scacchi con la morte? Ma, soprattutto, la morte giocherebbe a scacchi con Banderas?
Al Mulino Bianco l’ardua sentenza.

MollicaMollicaMezzo Mollica

 

 

 

Le leggi del defiderio, Filvio Muccino

L’altro giorno ero a casa di amici a guardare la Roma.
In una pausa pubblicitaria, parte ‘sto trailer: musica jazz a palla, Muccino junior con la coda che balla e urla, come un invasato, qualcosa, poi c’è la fregna, poi la moglie di Crozza che fa le faccette, poi l’attore romano famoso per il suo teeeribbbile in Fratelli d’Italia che dice due battute in romano tipo ahò mortacci tua, poi ancora fregna, poi sguardo languido di Muccino, poi la frase noi siamo stati una parte di bugia e una di verità, forse devi capire anche tu qual è il tuo desiderio detta dalla già multicitata fregna (rosica Moccia!) e poi stop.
Facce basite. Ci guardiamo interdetti. Ma che minchia di film è?
Se ci credi, può succedere qualunque cosa: è la frase simbolo della pellicola, forse ad indicare che anche Muccino è riuscito a fare film, ma pensa un po’.
Ecco Silvietto, oramai sappiamo che li fai solo per scroccare interviste in cui dici che non parli con tuo fratello da anni, ma non c’è bisogno di un film per dirlo. Davvero, fidati.
Secondo me è solo un problema di comunicazione.
Andate da un logopedista, no? Magari ci risparmiamo trailer brutti (e che smorzano il mio entusiasmo post vittoria col Feyenoord) e otteniamo il sequel di Come te nessuno mai.
Solo per sentirti ripetere Poszi Poszi.

Mezzo Mollica

 

 

 

Automata, Gabe Ibañez

Siamo nel 2044, la Terra è un posto inospitale come un outlet il primo giorno di saldi e la profezia degli Articolo 31 in 2030 si è avverata. Pippo Baudo presenta ancora Sanremo.
Qui c’è ancora Banderas, in versione Mastro Lindo, che fa Blade Runner e va a caccia di robot smidollati che si autoperano in artroscopia al crociato, e io ho finito le battute sui biscotti, le galline e il Mulino Bianco.
Gli automi hanno due protocolli da seguire: uno, un robot non può arrecare danno ad alcuna forma di vita. Tranne le zanzare, ma quelle puttane sono state già sterminate 10 anni prima. Beati loro.
Due, un robot non può modificare se stesso né altri. Il che ha portato all’estinzione del Robot Booster, del Robot Zip e del Robot Scarabeo.
Ma i robot cacasotto fanno i capricci e scappano in un posto desertico, tipo Bologna a ferragosto, per organizzare la resistenza, che, vista la loro aggressività, sarà sottoforma di graffi e tirate di capelli.
Quindi di base sarà la storia di lui che prima è contro i robotti, poi gli succede una sfiga e viene salvato dagli automi, quindi empatizza con loro, li diventa amico, li salva e magari ci fa serata al Pratello o le vacanze in Corsica, che comunque è già un posto inospitale ora.

MollicaMollica

 

 

 

Motel, David Grovic

https://www.youtube.com/watch?v=kWUGOXwjv4k

C’è De Niro arrabbiato perché il parrucchiere cinese a poco prezzo gli ha sbagliato permanente e colore. Allora per dimostrare al mondo che non è tirchio e non risparmierà più sulla tinta, decide di fare un giochino: da un borsa piena di soldi al suo sgherro, da portare in un motel sperduto. Però lo sgherro, un John Cusack che ha abbandonato classifiche su donne e dischi, deve tassativamente prendere la stanza numero 13. Inoltre non deve guardare il contenuto della borsa.
Se farà tutto ciò, sotto la vigilanza dell’Unione Nazionale Consumatori, avrà il bottino.
Ma Cusack apre la porta della sua stanza, va in toilette a rinfrescarsi e, toh, chi ti trova? Uno scarafaggio? La lampadina fulminata? Che manca il sapone/l’accappatoio? No. “Una spogliarellista abile con le armi”.
Signora ma a chi non succede di questi tempi, guardi.
Per completare il campionario di minchiate, un tipo con la benda da pirata, un nano, il portinaio fattone seduto su una sedia bassissima, uno con mezza faccia e l’altra mezza boh tipo bruciata e chissà quanti altri personaggi improbabili.
Bella la scena in cui il protagonista, con in mano una foto della borsa, chiede alle zinne della tip… cioè alla bravissima attrice “hai guardato dentro la borsa?” e loro, cioè lei, lo guarda interdetta: “O-H M-I-O D-I-O C-H-E O-R-R-O-R-E!”.
Oppure, secondo la critica, che stranamente, visto la plausibilità della trama, stronca la pellicola senza se e senza ma, pare ci sia una scena in cui Cusack riconosce un agente FBI da un cavatappi.
Ma dormi con un cavatappi del FBI? Quelli della CIA erano ffiniti!

Mollica

 

 

 

Maraviglioso Boccaccio, Taviani Brotha

Dopo quel gobbone di Leopardi, si rispolvera un altro po’ di letteratura italiana, con il grande ritorno di quel zozzoncello di Boccaccio.
I Taviani ci mettono tutti: Scamarcio, Puccini, Rossi Stuart, Cortellesi, Trinca, Smutniak, Riondino, Crescentini, riesuma la salma di Lello Arena per la famosa novella “Calandrino e i 50 giorni da orsacchiotto” e financo c’è anche la fija de Mazinga di Boris.
Nei prossimi film, “Petrarca contro tutti”, Dante & Robin”, “Guido ‘i vorrei che tu Lapo ed io fare pizzata come ai vecchi tempi” e “Ariosto Vs Tasso – Il ritorno”.

MollicaMollicaMezzo Mollica

 

 

 

The repairman, Paolo Mitton

Un soggettone che di lavoro aggiusta macchine del caffè fa una vita de merda in un paese de merda del Piemonte. La sua vita scorre piatta e che barba e che noia, fino a quando…
Provate ad indovinare. Esatto, arriva la figa. Inglese. Ancora. Come nel film francese della scorsa volta su Madame Bovary.
A quanto pare in Inghilterra c’è penuria di uomini ed è nata la moda di esportare ragazze avvenenti , delicatissime, fini e raffinate (di cui la Gran Bretagna è piena, guarda) nel Sud Europa. Una la mandiamo in Provenza, una in Piemonte, una in Andalusia, una in Algarve, una in Grecia che ci sta pure la crisi e magari aiuta.
Da tutto ciò nasce la corrente cinematografica del “British Potatoes”.
Film in cui la donna britannica redime il sociopatico latino.
Io ho abitato con una tipa inglese. Di solito in camera sua c’erano un mare di bottiglie di spumante sottomarca vuote buttate per terra, contornate da mutande, calze e intimo di vario genere, mozziconi di sigarette e resti di roba da mangiare. Lei era piegata su un letto tipo StarTac e i suoi capelli nel dopo sbronza avevano le fattezze di quelli di Amy Winehouse.
In pratica Via Lame Shore.
Avrebbe redento giusto Er Monnezza.

Comunque, pare che il film sia, a livello di montaggio e sviluppo della storia, fregno. La rivelazione dell’anno. Peccato lo diano in 9, e dico 9, cinematografi in tutta Italia.
Però in Inghilterra va un casino.

MollicaMollicaMollicaMollicaMezzo Mollica

 

 

 

Patria, Felice Farina

Uèèèèèè! Francesco Pannofino, alias Renè Ferretti, è un operaio che parla come Duccio e un bel giorno, causa cassa integrazione, decide non per il coffee break, ma di salire per protesta su una torre con un tizio vestito da Biascica che però parla normalmente.
Insieme discutono, intervallati da immagini d’archivio, dei problemi dell’Italia, della disoccupazione, della storia recente, di Berlusconi, fascisti e comunisti: insomma si fracassano i coglioni.
E noi lì con loro.

MollicaMezzo Mollica

 

 

 

Black or white, Mike Binder

Kevin Costner perseguitato dalla sfiga: gli muore la moglie, gli muore la figlia. Però sta figlia gli lascia una nipote nera che lui cresce amorevolmente.
Ma la bimbozza ha anche un padre debosciato mezzo tossico, una nonna paterna cicciona cabarettista che vuole l’affidamento e una serie di lussi che gli altri bimbi crepano d’invidia.
Vuoi venire a giocare a casa di mio nonno che ha la piscina? Sì? Col cazzo, tiè! AH AH!
Quindi mo ve lo dico io come va il film: ricco bianco che sembra stronzo ma alla fine è buono vs neri poveri buoni; conflitto e polemicone per chi deve avere l’affido; la regazzina vuole bene a tutti, ci fa l’occhiolino, il cinque alto, e la mano sul cuore tipo Gattuso sotto la curva a nonno, nonna, papà, e pure li zii bianchi e neri; l’amore smisurato per la ragazzina riconcilia la famiglia; vanno a vivere tutti insieme; nonno Costner trova al cognato lavoro e gli compra pure la macchina; se la nonna non fosse stata cicciona sarebbe scoppiato l’amore tra nonni; che bello l’amore, che bella l’integrazione, viva la tolleranza, viva i nonni bianchi ricchi che hanno una sola erede a cui intestare il patrimonio.
Il film è sponsorizzato dalla Benetton.

MollicaMezzo Mollica


Tibberio

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