Dies, On The Move, foto @Michele Lapini
10 Mar 2015

Non è facile raccontarsi: l’inquieta quiete delle rime di Dies

Raccontare una storia. La propria storia. E’ così che dovremmo vivere, “come se stessimo raccogliendo materiale per una storia da raccontare”, perché “se ti innamori e sei felice, se ti arrabbi, se soffri per una perdita e sei hai fatto qualcosa, qualcosa che valeva la pena fare, se combatti una battaglia che valeva la pena combattere, o anche una battaglia che non valeva la pena combattere, se avrai una storia da raccontare, allora sarai a posto”. Con queste parole, in un’intervista di qualche tempo fa, Philip Pullman parlava del senso della vita: il sapersi raccontare.

Non è facile, però, fare i conti con la propria vita. Non è facile proiettarne le luci e le ombre, restituirne i colori e gli odori, le gioie e i dolori. “Non è facile raccontarsi”: ed è difficile farlo con sincerità, senza mentire a se stessi. Certo, adesso utilizziamo tutti con una certa disinvoltura la parola storytelling per riferirci in maniera vaga alle diverse “arti del racconto”, dalla narrativa, alla musica, al teatro, ecc… Ma il genere di racconto con cui vi confronterete ascoltando il primo disco di DIES, “Non è facile raccontarsi”, prodotto dall’Audioplate records in collaborazione con On The Move, è qualcosa di meno vago e indefinito del nostro uso comune del termine storytelling.

DiesIl rapper bolognese del collettivo On The Move, infatti, affronta con determinazione la sfida del raccontare se stessi. E lo fa a modo suo, navigando in un mare di rime in continuo movimento, a volte tempestoso, altre in quiete, ma sempre in compagnia di un equipaggio di rapper e producers ad aiutarlo nell’impresa: si passa dalle collaborazioni con i giovani MC’s del collettivo On The Move al feat. con Messia, per passare dalle produzioni di Gutenberg e Fato a quella con il duo Kintsugi.

Non vi resta, allora, che lasciarvi andare nell’ascolto delle tracce del disco, disponibile in free download sul sito dell’etichetta Audioplate Records: qui il link.

“quando non c’è un senso in quello che fai/ non vedi un valore in quello che hai,/ l’odio diventa la tua ombra/ ma ricorda: è quello che dai che ti ritorna”

Foto di copertina di Michele Lapini.


Marco Pignatiello

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