Les Italiennes - Una storia di Pietro Scarnera, Cristina Portolano e Brochendors Brothers
03 Giu 2015

L’informazione a fumetti: la scommessa di Graphic News

Un’uggiosa mattina di questo autunno di questa primavera bolognese siamo andati ad importunare Michele Barbolini che – insieme a Pietro Scarnera, David Biagioni e Federico Mazzoleni – ha dato vita a Graphic News, un nuovo e ambizioso portale che si propone di fare giornalismo a fumetti, unendo quindi due linguaggi differenti per sperimentare nuove forme di fare comunicazione e informazione. I quattro sono anche membri della cooperativa Pequod, formatasi in seguito alla vittoria del bando Culturability nel 2014. Graphic News è di casa in Via San Valentino a Bologna, ma – come si legge nella sezione CHI SIAMO del sito – questo è solo il punto da cui i fondatori partono con l’intenzione di riuscire, nel tempo, a raccogliere voci da tutto il mondo. Michele ci ha raccontato la genesi, lo sviluppo e le evoluzioni future di un progetto che, necessariamente, si deve confrontare con tutte le difficoltà di chi prova a fare informazione e cultura in modo indipendente in Italia.

*L’immagine di copertina è dei Brochendors Brothers ed è tratta da Les italiens di Cristina Portolano, Pietro Scarnera e Brochendors Brothers.

Come è nato Graphic News? Chi sono gli autori? Quale percorso vi ha portati a dire, “creiamo una piattaforma che unisca fumetto e giornalismo”?

Il progetto è nato attorno all’associazione Mirada di Ravenna che da un decennio ormai si occupa di fumetto e in particolare del cosiddetto fumetto di realtà e di graphic journalism. Da anni ormai organizzano un festival molto bello che si chiama Komikazen e che, per vari motivi, è stato un po’ un punto di incontro; l’idea di Graphic News infatti si è sviluppata anche lì dentro. Poi, con l’occasione del bando Culturability abbiamo strutturato il progetto, non solo come idea, ma anche in ottica di sostenibilità. Dopodiché abbiamo vinto e, come da bando, nel luglio 2014, siamo diventati cooperativa e abbiamo dato il via al progetto di Graphic News, che ha una vita in qualche modo parallela alle altre attività che portiamo avanti come Pequod.

La cura del sonno di Pietro Scarnera

La cura del sonno di Pietro Scarnera

Questo doppio binario ha a che fare con la sostenibilità del progetto?

Sì, esatto perché la sostenibilità del progetto nel suo complesso deriva necessariamente anche da un’altra serie di lavori. Lavori che sono sempre legati al fumetto e alla comunicazione per immagini, ma che sono derivanti in misura maggiore dalla volontà di stare in piedi con le nostre gambe. Quindi anche se il sito resta centrale per noi, abbiamo voluto e dovuto immaginare anche altre attività che portiamo avanti come cooperativa Pequod e che sono indirizzate anche ad altri soggetti, attività che pur partendo dal disegno si sviluppano in altri ambiti, che vanno dal cartaceo, alle animazioni video, alla grafica. Perché anche se c’è una buona idea di base, se non si parte subito in ottica di sostenibilità, si rischia di non riuscire a portare avanti un’esperienza che, seppur bellissima, si scontra con i limiti di un progetto strutturato su base unicamente volontaria.

Perché il fumetto? In che modo può funzionare come canale per avvicinare un pubblico che normalmente non si interessa a determinati temi?

Io per esempio non vengo dal mondo del fumetto, però a tutti noi della redazione nel corso del tempo è sicuramente capitato di entrare in contatto con il mondo dell’informazione e di interessarcene. Ciò che abbiamo capito è che, soprattutto in questo momento, c’è una richiesta di contenuti differenti, tanto più online, dove potenzialmente è tutto accessibile, però poi finisce che la rete, anziché essere il regno dell’eterogeneità e della proliferazione, tende invece a uniformare e standardizzare in maniera massiccia le informazioni trasmesse. Noi scommettiamo quindi su una fame di contenuti differenti, inoltre il linguaggio del fumetto ci sembra oggi ormai all’altezza di raccontare qualunque cosa. La struttura del sito ha delle categorie volutamente riprese dal giornalismo tradizionale, questo perché la scommessa è appunto dimostrare che possiamo parlare di tutto, dall’economia, ai temi sociali, alla cultura. Il fumetto si presta molto bene perché ha una facilità e rapidità di lettura notevoli, quando, come nel nostro caso, hai la fortuna di collaborare con giornalisti e autori molto bravi, questa semplicità di lettura non implica una superficialità del messaggio che vuoi veicolare. Spesso riusciamo quindi a rendere dati e storie complessi in maniera fruibile a un pubblico più ampio. Non ci siamo prefissi di comunicare ai più giovani, ma quello che utilizziamo è un linguaggio trasversale, che può interessare audience diversi.

Come funziona il lavoro di redazione?

Sicuramente si muove su più livelli, noi poi siamo in costante fase di sperimentazione, a partire dai formati delle news che vedi sul sito. Questa modalità di fruizione del fumetto è particolarmente interessante ed è anche una delle questioni più complesse che abbiamo dovuto affrontare a livello redazionale perché è il centro dell’idea di Graphic News. Inoltre il giornalismo a fumetti non è semplice perché può capitare che autori anche molto bravi non riescano fin da subito ad adottare il taglio necessario ad una narrazione come quella che proponiamo noi e quindi è necessario fare un lavoro costante di costruzione della storia.

Come scegliete quali storie raccontare?

La redazione ragiona sugli argomenti che ritiene interessanti e pensa a quale autore, fra quelli che già collaborano con noi, può essere adatto a un particolare tema e poi verifica se è possibile costruire insieme una storia. D’altro canto ovviamente siamo contenti quando le proposte arrivano direttamente dagli autori, ci sono alcuni che scelgono di lavorare dall’inizio alla fine su un’idea, oppure c’è anche chi ci propone una storia, ma non disegna, e allora a quel punto siamo noi a trovare il disegnatore più adatto per quel particolare tema. Ci sono quindi diverse possibilità, ma al centro di tutto resta sicuramente un forte lavoro redazionale che è poi anche il nostro valore aggiunto. Abbiamo infatti collaborato con autori molto giovani e abbiamo capito – grazie ai feedback che ci hanno dato – che dal loro punto di vista è stato importante trovare una redazione presente in tutte le fasi del processo creativo e questa in effetti è una cosa rara perché non lo fa quasi più nessuno, ma per noi è importante continuare a sperimentare, perché in questo modo cresciamo anche insieme.

EXPO for Dummies di Gabriele Peddes

EXPO for Dummies di Gabriele Peddes

Come dicevamo il progetto è nato a Bologna. In che modo la dimensione cittadina ha influito, o influisce, sul vostro lavoro?

Ovviamente, ma non è una cosa strana, tra di noi nessuno è bolognese; però non è un caso che tutto sia partito da qui. Federico è uscito dall’Accademia, David dal DAMS, io da Lettere e Pietro da Scienze della Comunicazione. Siamo un caso paradigmatico di persone uscite da quelle facoltà che effettivamente rendono complesso pensare a un futuro professionale definito. Bologna, anche un po’ retoricamente, è da sempre rappresentata come la culla della creatività e in effetti è una città dove hai la possibilità di incontrare persone diverse, per cui molti progetti sono spesso il frutto di incontri fortuiti e fortunati (principalmente tra non bolognesi, perché, chissà, forse sono quelli che provano di più a conoscere altre persone). Poi sicuramente è una città ricettiva, molto più di altre, ma il progetto non ha una forte connotazione territoriale, anzi, diciamo che in qualche modo siamo partiti da alcuni temi più “locali” soprattutto all’esordio del sito, però quello che vorremmo fare è avere un respiro non solo nazionale, ma anche internazionale, sia per quanto riguarda le notizie, sia per i collaboratori.

So che il sito prevede una versione inglese.

Sì, esatto, ed è stato pensato così fin dall’inizio. La lanceremo tra poco, e questo elemento dà anche un’idea del genere di notizie che vogliamo proporre. Avendo l’ambizione di raggiungere un pubblico vasto non possiamo raccontare solo la realtà locale. Tradurremo quindi tutte le notizie e questo ci costringerà a fare lo sforzo di andare fuori dai confini nazionali. Poi chiaramente ci sono storie, come quelle del nostro primo speciale sulle migrazioni, che riguardano tutti, anche se magari in alcuni casi sarà necessario affrontarle a partire dall’Italia. Però ecco, l’ideale sarebbe avere, un domani, una redazione di collaboratori sparsi per il mondo, riuscire a riportare ciò che accade altrove, collaborando con giornalisti e illustratori che vivono nei luoghi che raccontano. Chiaramente è tutto da costruire, però questa è da sempre la nostra ambizione.

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Qualche tempo fa vi avevamo parlato del libro che raccoglie le esperienze di alcune realtà che compongono la rete Genuino Clandestino. Vi consigliamo quindi di leggere la storia illustrata per Graphic News dai Brochendors Brothers e dedicata proprio al diario on the road che è il risultato del viaggio intrapreso da Michela Potito, Roberta Borghesi, Michele Lapini e Sara Casna . Ovviamente questo è anche un modo per invitarvi ad esplorare Graphic News, le sue notizie e i suoi racconti. Potete iniziare partendo da Expo for Dummies – una sorta di ABC pensato per chi crede ancora alla favola Expo – passando poi per il recentissimo reportage riguardante le evoluzioni del movimento di Gezi Park, per arrivare al malinconico racconto su Elliott Smith, pensato come un’introduzione alla sua opera. Insomma, avete l’imbarazzo della scelta, quindi buona lettura!


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