Genuino Clandestino: viaggio tra le agri-culture resistenti
05 Mar 2015

Genuino Clandestino: viaggio tra le agri-culture resistenti

«Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco»

Italo Calvino, Le città invisibili

Bolognina Basement è una creatura urbana, con le radici ben piantate nel cemento. Eppure, proprio per questo, non possiamo esimerci dal presentarvi il racconto di un viaggio che va ben oltre il nostro fazzoletto di asfalto e che abbraccia le storie di altri progetti, esperienze e persone – donne e uomini – che hanno costruito e che stanno facendo vivere pratiche alternative di vita rurale, ma anche cittadina e di economia solidale. Stiamo parlando delle realtà che fanno parte del movimento Genuino Clandestino e che due fotografi e due attiviste* partiti da Bologna hanno deciso di raccontare attraverso un diario on the road che – snodandosi in un sentiero di immagini e parole – ci restituisce lo spaccato di un’Italia ben diversa dall’immaginario foodie-friendly che il carrozzone Expo 2015 tenta di costruire con esiti talvolta tragicomici e talvolta tragici e basta. Abbiamo intervistato Michele Lapini per farci raccontare com’è nato e come si è sviluppato il progetto del libro Genuino Clandestino – Viaggi tra le agri-culture resistenti al tempo delle grandi opere, edito da Terra Nuova edizioni, che ora stanno iniziando a presentare in giro per l’Italia.

* (I testi del libro sono di Roberta Borghesi e Michela Potito, le fotografie di Sara Casna e Michele Lapini)

Fabrizio nella sua azienda agricola "2soli" a Fara Sabina (foto di Michele Lapini)

Fabrizio nella sua azienda agricola “2soli” a Fara Sabina (foto di Michele Lapini)

Innanzitutto ti chiedo di farci una breve premessa sulla nascita del movimento Genuino Clandestino.

Genuino Clandestino nasce nel 2010 qui a Bologna, come campagna di informazione per la libera trasformazione dei cibi contadini. Questo nel momento in cui l’Associazione Campi Aperti si è resa conto che non tutti i suoi componenti avrebbero potuto partecipare ai mercati in luoghi pubblici, non essendo “a norma”. Quindi hanno deciso di fare una chiamata nazionale per rivendicare l’idea del prodotto genuino, ma anche clandestino, appunto. E piano piano questa esperienza si è fatta movimento e, soprattutto dopo l’incontro nazionale della Val Susa, di circa due anni fa, si è ancor di più intrecciato con i percorsi urbani, sia in difesa dei territori, sia di lotta per la casa e contro la precarietà. Questo perché Genuino Clandestino non è un movimento di settore o solo di area diciamo, come non è solo rurale, ma riesce a tenere in piedi relazioni forti tra città e campagna, non si pensa solo al produttore ed è finita lì, esiste una concezione diversa del mercato, per esempio si parla di co-produttori, anziché di consumatori.

Raccontaci un po’ il progetto del libro, come è nato e come si è sviluppato.

Il progetto è nato un po’ per caso e un po’ no, nel senso che io e Sara avevamo già fatto fotografie a Campi Aperti, e a un incontro nazionale ci è stato chiesto di fare foto anche ad altre realtà, Roberta e Michela poi stavano pensando già da tempo di scrivere qualcosa su Genuino Clandestino e allora abbiamo deciso di metterci insieme. Alla fine abbiamo costruito un viaggio in dieci tappe, scelte sia per diversità di produzione, sia di insediamento: incontriamo l’agricoltore, l’allevatore, il trasformatore, l’erborista, sia chi sta in occupazione, chi ha fatto un mutuo, chi è in affitto, chi ha la casa dei nonni. Si cerca di spiegare tutto il panorama di chi sta dentro a Genuino Clandestino, chi è a norma, chi non lo è ecc.. Sicuramente è un movimento un po’ anomalo nel senso che non ha gerarchie né portavoce o uffici stampa e segreterie. C’è semplicemente un manifesto politico di vari punti e principi che se uno li condivide e li mette in pratica può far parte di Genuino Clandestino. Questa è un’altra caratteristica del movimento: parla poco, ma si concentra sulla riappropriazione delle pratiche, sia per quanto riguarda la terra, ma anche in città.

Dove si colloca il libro in questo momento in cui non si fa altro che parlare di cibo, di alimentazione, di biologico e compagnia cantante?

A proposito di riappropriazione, la necessità di fare questo lavoro è emersa con più forza dopo tutto lo sciacallaggio che stanno portando avanti i vari businessmen del cibo che da Eataly a F.I.CO. a Expo si stanno appropriando delle parole dei contadini. Perciò, oltre a diffondere le pratiche di Genuino Clandestino, volevamo ridare valore e significato anche alle parole.

Come avete finanziato il progetto?

Siamo passati dal crowdfunding, su Produzioni dal Basso, abbiamo avuto più di 70 co-produttori che hanno pre-acquistato il libro o, con una quota maggiore, hanno preso anche una stampa fotografica. Insomma, tra produttori e co-produttori più di 100 entità ci hanno dato una mano e ci hanno permesso di pagarci il viaggio, facendo in modo che quantomeno non andassimo subito in perdita con il gasolio e i pedaggi. Ci siamo riusciti perché, quello che trattiamo, oltre a essere un argomento considerato generalmente “trendy” è anche un tema molto sentito nelle associazioni e negli spazi, ovunque siamo stati infatti abbiamo ricevuto un’accoglienza molto bella e calorosa.

"Fattoria La Goccia", Orvieto (foto di Sara Casna)

“Fattoria La Goccia”, Orvieto (foto di Sara Casna)

E come è andata nelle varie tappe? 

Le persone di cui poi abbiamo parlato nel libro ci hanno davvero aperto le porte delle loro case, comunque noi arrivavamo sempre in quattro, con due fotografi…per esempio nella tappa in Lazio abbiamo incontrato Fabrizio che era da solo, e quindi, poveretto, si è trovato circondato da due persone che lo fotografavano e altre due che gli chiedevano cose e in tutto ciò lui lavorava. Il modus operandi nostro era di non fare interviste, ma di cercare di seguire le persone nella loro vita di tutti i giorni e di chiedergli, per quanto possibile, di far finta che non ci fossimo. Il libro poi ruota attorno a tre chiavi di lettura: quella fotografica che percorre tutto il libro ed è autonoma e non didascalica rispetto al testo, poi c’è la parte del racconto di viaggio che è più narrativa e soggettiva, arrivando a parlare delle scelte individuali delle varie persone. Infine in ogni capitolo c’è un approfondimento che, per sintetizzare, potremmo definire politico – anche se politiche sono anche le foto e i racconti – in cui si descrivono le pratiche reali e concrete del movimento, come per esempio quella della riappropriazione di terre demaniali o dell’accesso alla terra.

E della postfazione di Wu Ming 2 cosa ci puoi dire?

Beh, inizialmente gli avevamo chiesto di farci la prefazione, proprio per i temi di cui si è sempre occupato: da Expo al lavoro con il collettivo fotografico Terra Project, dal territorio e al paesaggio. Invece lui ci ha detto che avrebbe voluto fare la postfazione, quindi il racconto del racconto, che infatti è davvero bella.

Come proseguiranno ora le presentazioni del libro?

Domani ci sarà la prima bolognese a Vag61 e ci tenevamo molto a far arrivare proprio le persone che c’erano nel libro e a farli incontrare, perché sono uno a fianco all’altro sulle pagine, anche se magari non si sono mai visti. Non ci potranno essere tutti perché la terra ha i suoi tempi, ma dalla Sicilia vengono, dall’Umbria anche, e altri devono confermarci la loro presenza. La cena poi sarà preparata dalla rete Eat the Rich. Adesso inizieremo a stare un po’ in giro, saremo a a Zazie a Roma e a Enotica al Forte Prenestino, a Seed Vicious al Leoncavallo, dove probabilmente ci sarà la prima con Wu Ming 2, lui arriverà a piedi da Bologna a Milano perché sta ripercorrendo il percorso del TAV a piedi. Dovremmo fare anche un tour in Sardegna dove stanno crescendo delle belle realtà.

Poi, alla fine, è vero che è un libro che abbiamo fatto principalmente in quattro, però ci ha collaborato un sacco di gente, abbiamo ricevuto molte persone del movimento e non, che hanno arricchito il nostro lavoro. Insomma abbiamo cercato anche noi, proprio nello spirito di Genuino Clandestino, di far vedere tutte le interconnessioni, anche cittadine. Vogliamo che questo libro sia uno strumento di diffusione delle pratiche e delle rivendicazioni di questo movimento, che vada anche oltre i confini dei “nostri spazi” per andare a smuovere qualcosa nella testa della gente.


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