I libri che Fabio Volo e Paulo Coelho non vi consiglieranno mai
22 Dic 2014

I libri che Fabio Volo e Paulo Coelho non vi consiglieranno mai

Stress da ricerca di regali natalizi? Odiate il Natale perché ogni anno finisce che per risultare originali vi trovate a comprare a vostro fratello la pentola per la fonduta, che utilizzerà forse una volta nella vita? Fermi lì, lasciate perdere Tiger e altri luoghi del demonio, la risposta giusta è anche la più semplice e scontata: regalate libri.

Ecco allora una “lista mista” amorevolmente scritta dalla redazione di BB, che spaziando dalla narrativa d’infanzia alla fotografia, vi vuole ricordare di non essere schizzinosi e di sbizzarrirvi.

Ma sappiatelo: ogni volta che regalate un Coelho, un aiutante di Babbo Natale muore.

  • Shaun Tan, The arrival, Hodder Children’s Book, 2007

Una storia, che raccoglie tante altre storie, secondo il buon vecchio principio delle scatole cinesi. Tutto inizia con un uomo costretto a lasciare la sua famiglia per migrare in una terra lontana, a cercar fortuna. Senza l’ausilio della parola, ma con immagini che mescolano fantasia (animaletti strani che se esistessero batterebbero le visualizzazioni dei video di gattini su youtube, cabine di trasporto volanti, metropoli di “langhiana” memoria) ad un tema così problematico come quello dell’essere “straniero”, The arrival ritrae con delicatezza la bellezza e il valore- così spesso dimenticati- dell’accoglienza e della condivisione esperienziale.

  • Silvana Gandolfi, L’Isola del Tempo Perso, Salani, Gl’Istrici, 1997

Due amiche e un’isola magica, dove va a finire tutto quello che si è perso: il senno, i nonnetti smemorini e gli amici immaginari. La morale c’è ahimé, ma è bella davvero: perdetevi, sempre e comunque e soprattutto perdete tempo, perché solo così salverete il mondo dalla catastrofe della produttività.

  • Leo Lionni, Pezzettino, Babalibri, 2006

Se sei nella fase regressione infantile, se passeresti ore a farti leggere favole, se quando entri in libreria ti ritrovi senza sapere perchè nel reparto Letteratura per l’infanzia a contendere libri con mamme alla ricerca della favola perfetta e bimbi incarogniti perchè gli hai tolto di mano il libro che avevano adocchiato, Pezzettino fa proprio per te! Immagini sensazionali ed evocative raccontano il viaggio di un microscopico pezzo di colore alla ricerca di sé…Precauzioni per l’uso: non leggere più di 2 volte al giorno: l’ego va nutrito, ma non troppo!

@ Leo Lionni

@ Leo Lionni

  • Carlo Sperduti, Un tebbirile intanchesimo ed altri rattonchi, Gorilla Sapiens, 2013

“Caro lettore di tarqua di pochertina, su lesto quibro è stato cianlato un tebbirile intanchesimo. Daba nebe che le palore hanno preso il prosavvento sulle storie e lettano degge nel mondo dei rattonchi. Decrerai sorfe che si vi narrino attenvure straornidarie e grandi aromi, ma non lannare ingasciarti…” 
Basta una quarta di copertina per lasciarsi crogiolare nel piacere delle parole per le parole, per rimanere incastrato nel virtuosismo della morfologia. La prosa di Carlo Sperduti in Un tebbirile intanchesimo ed altri rattonchi è brillante, così come è brillante il lavoro della casa editrice indipendente che ha pubblicato questo libro, Gorilla Sapiens.

  • John Dos Passos, Il 42° Parallelo, BUR, 2008

Il 42° Parallelo, di John Dos Passos, traduzione di Cesare Pavese, è un romanzo americano, americanissmo. Una trama depressa, che racconta la depressione e la decadenza americani, che parla di americani, per gli americani, con gli americani. E’ un insieme di frammenti di immagini nitide, come l’intreccio di istantanee fumose, come una cartografia del clima americano degli anni ’30: ecco, questa è più o meno la descrizione media del libro. Eppure, descritto così credo non restituisca quasi nulla del suo fascino. Io voglio consigliarvelo, invece, perché Il 42° Parallelo ha una scrittura straordinariamente coinvolgente. Di quelle scritture respiratorie, che leggi con la fame d’aria, con l’asma da prestazione.

  • Josè Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo, Feltrinelli, 2014

Controversa storia di un uomo altrettanto controverso, che fa cose incredibili, tipo trasformare acqua in vino o calmare le tempeste, e nonostante questo è maledettamente umano, nato come tutti “nel sangue sporco di sua madre, vischioso delle sue mucosità” la notte del 24 dicembre. La sua storia è irrimediabilmente segnata dalla presenza di un padre ingombrante, un tale di nome Dio che a differenza del figlio non si può certo definire uno “stinco di santo” e non sembra nemmeno tanto interessato a distinguere ciò che è Male e ciò che è Bene. Di straordinaria bellezza il ritratto della compagna di Gesù, Maria di Magdala: da spezzare il cuore del lettore oltre che quello di Gesù.

  • Julio Cortázar, Rayuela, Einaudi, 2002

Dovete fare il regalo alla vostra tipa? Ne state intortando una? Questa lei ama alla follia Kim Ki Duk ma ha già il cofanetto con i suoi migliori p̶i̶p̶p̶o̶n̶i̶ film? Èì una fan degli Arcade Fire ma possiede già tutti i loro vinili? Rayuela (Il gioco del mondo) è il libro che fa per voi. C’è Parigi, c’è la vita bohemien, c’è il jazz, c’è l’alcool, c’è un romanticismo sotteso mai banale, c’è l’amore maledetto, c’è la Passione, declinata in tutti i sensi, c’è la Maga, c’è la doppia costruzione narrativa (il libro si può leggere con due ordini diversi), si scopa, si fuma e si beve che Bukowski je spiccia casa, si poetizza, si tangheggia la vita esorcizzando la morte. Al di là di come l’ho spiegato demmerda io, la differenza la fa la geniale e meravigliosa penna di Julio Cortazar, una penna che quando la leggi ti viene da dire “minchiacomescrivebenefottutogenio”, argentino trapiantato in Francia che a sua volta trapianta l’animo malinconico sudamericano nelle brasserie e nei sottotetti parigini. Si sviscera il ruolo dell’artista essendo dentro un’opera d’arte. Ci si perde in Rue de Seine per ritrovarsi nell’ascolto di un disco di Charlie Parker. Ecco, perdersi nella lettura (essì, sono 500 pagine che meritano) senza voler riemergere nella realtà. Questo è Rayuela (la rayuela in Argentina è il gioco della campana), il “gioco” del mondo. 
“Andábamos sin buscarnos pero sabiendo que andábamos para encontrarnos.”

  • Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti, Mondadori, 2014

Guida galattica per gli autostoppisti, un grandissimo classico fantascientifico di Douglas Adams che mannaggiaavvoi se non l’avete già letto: Douglas porta il lettore nel suo spazio siderale e paradossale, improbabilissimo eppure necessario tra alieni a due teste e robot depressi di nome Marvin. Sotto le feste comandate si sa, la malinconia dilaga, ma mentre i vostri amici emo passeranno il tempo ad affliggersi e maledire le luci di natale voi potrete ridervela con questo piccolo capolavoro umoristico, scoprendo l’imprevista importanza di avere sempre con se un asciugamano per non parlare della “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”.

 

  • Manuel Vasquez Montalban, Riflessioni di Robinson davanti a 120 baccalà, fuori catalogo, viva le biblioteche [1]

Che poi bel libro eh… peccato che ti trovi a scriverne completamente sbronzo (qual sono, e non vi dico l’andare avanti e indietro con il del e anche forse il segno che va indietro). Comunque un libro minorissimo del nostro caro barcellonese in cui ripete e ripercuote temi e tematiche e cose scritte moltobbene del Pepe Carlalho, il suo personaggio. Tipo un Salvo Montalbano, ma prima di Salvo Montalbano. Cioè che Salvo Montalbano si chiama così per omaggio a Montalban… Che Montalban ha fattosto personaggio che si chiama Pepe Carvalho che è di Barcellona e gli piace magna, e cucina e scopa co na troia del Raval e che una volta era comunista anticastrista e poi s’è trovato a fare na mezza spia della cia e cose del cazzo. In ogni caso a Pepe gli piace magna come cazzo si deve e senza pippe mentali imposte da fuori,. Lui è quello che è perché alla fine ha deciso che le cose devono andare così. E comunque I baccalà di cui sopra non c’entrano un cazzo con Carvalho ma volendo ci sta dentro tutto il mondo di Carvalho. Uno sperso in un’isola deserta. Gli capita na cassa di baccalà. Parte disquisizione su che schifo di cazzo possa essere il mondo e che fortuna (o sfortuna) ci possa essere ad avere quella cosa chiamata cultura.

[1] Il primo lettore che indovina chi della redazione ha scritto il consiglio da ubriaco vince una cena romantica con Coelho, che cucinerà per il vincitore la gabbianella di Sepulveda al forno.

  • Letizia Battaglia, Diario, Castelvecchi, 2014

Letizia battaglia, classe 1935, è una famossissima fotografa palermitana. Attraverso i suoi scatti ha dato un volto vivido e concreto alla Palermo degli anni più oscuri, quelli che hanno segnato i percorsi politici di tutta la repubblica italiana (’70-’80), non soltanto attraverso i numerosissimi reportage di mafia che hanno segnato indelebilmente la sua carriera di giornalista  (sua è la foto che ritrae Nino Salvo, il ministro Ruffini, Piersanti Mattarella e Giulio Andreotti), ma anche attraverso la ritrattistica, che riesce a catturare l’umore di un’intera città attraverso un singolo sguardo. Tutto questo è raccontato in Diario: racconto autobiografico che ripercorre la carriera della fotografa attraverso un filo conduttore, ossia ottant’anni di lotta per la liberazione dalla morsa mafiosa.

@ Letizia Battaglia

@ Letizia Battaglia

  • Marco Grosoli e Michael Guarneri,Armonie contro il giorno. Il Cinema di Béla Tarr, Bebert Edizioni, 2014

Ecco uno dei saggi più completi e approfonditi sul regista e sceneggiatore ungherese Béla Tarr, ahinoi, ancora pressoché sconosciuto e/o ignorato in Italia. Lo studio è per questo un vero e proprio unicum editoriale, che copre tutta la produzione del regista e diventa uno strumento prezioso per capire la complessità della sua filmografia.

Altro che “Natale a Honolulu”, armatevi di copertina e cibo (in grandi quantità): è tempo di beccarvi tutte e sette le ore di Satantango e sostenere poi l’editoria indipendente, che come ben sappiamo vive e lotta insieme a noi.

  • Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi, 2001

Una volta mi hanno fatto notare che la neurologia è una scienza tutta particolare perché pretende di studiare il cervello utilizzando…il cervello. Cioè, un organo che indaga il suo stesso funzionamento…roba che a pensarci al mio, di cervello, viene un gran mal di testa. Chiacchiere da bar? Può darsi. Se è difficile conoscere se stessi, Socrate o non Socrate, c’è però una cosa che il cervello e i suoi dipendenti sanno fare benissimo da millenni: raccontarsi – e raccontarsela, anche. “Le fiabe classiche”, dice Oliver Sacks, “hanno figure archetipiche – eroi, vittime, martiri, guerrieri. I pazienti neurologici sono tutte queste figure”. Il neurologo può essere il loro Omero? Sacks ci prova, a narrarci di ire più o meno funeste e di multiformi ingegni strampalati. Tipo il signor P., che unavolta (per davvero) ha cercato di infilarsi sua moglie in testa come se fosse un cappello, nientedimeno.

  • Karl Marx, Il Capitale, UTET, 2013

Il Capitale, Karl Marx: “ehi tutto bene, ma sei raffreddato?” “no, no ho solo un attacco di materialismo storico” “ah, ehm, mmm….e come si cura?” “tocca lasciarlo sfogare”. 
Un vecchio libro da nostalgico veterocomunista? No, un viaggio accurato e complesso nei segreti laboratori della produzione e dei rapporti di lavoro in cui vengono smontati pezzo dopo i pilastri dell’ovvio e “del dobbiamo fare tutti dei sacrifici”. Ripartire dai fondamentali per uscire dal vicolo cieco dei sensi di colpa e dell’ansia, per cui siamo noi gli unici responsabili della nostra pessima precarietà: pagine complesse – ma attualissime – per ri/cominciare ad accarezzare desideri e pratiche di libertà. Dimentica le paranoie, a Natale leggi il Capitale.


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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