Resistenze in Cirenaica. Un libro per ridisegnare la mappa di un quartiere
26 Gen 2016

Resistenze in Cirenaica. Un libro per ridisegnare la mappa di un quartiere

“Continuiamo a camminare, continuiamo a raccontarci storie”, ci eravamo detti raccontando la giornata del 27 settembre che aveva posto la prima pietra del cantiere culturale di Resistenze in Cirenaica. Continuare a camminare per mantenere dinamico il mito, per lasciare che il gomitolo delle storie che formano la memoria collettiva si dipani lasciando correre i fili; per rendere giustizia alla complessità delle storie, per lasciarsi prendere dall’affabulazione senza però cedere alla semplicità tranquillizzante delle lettere maiuscole e delle celebrazioni mortuarie; per mantenere viva la critica nei confronti dei miti che ci raccontano e che ci raccontiamo. Però, certo, quando si cammina bisogna anche fermarsi, guardarsi alle spalle e contemplare la strada percorsa. Viene il tempo di riunire di nuovo i fili in un unico gomitolo, per poi disfarlo ancora, lasciare che le narrazioni si riproducano. E così via.

È proprio questo il compito affidato al volumetto Resistenze in Cirenaica, primo della serie “I quaderni di Cirene”, che raccoglie i testi dell’evento di settembre. Nel libro, che inaugura la sezione editoriale di Distribuzioni dal Basso, sono raccolte storie che sembrano non c’entrare niente l’una con l’altra ma che in realtà sono generate l’una dall’altra. Storia e storie di Bologna, storie di esistenze e resistenze da una parte all’altra dell’Adriatico, da una parte all’altra del Mediterraneo, da una Cirenaica all’altra – da quella bolognese a quella africana.

I quaderni di Cirene

Foto di Michele Lapini

Eppure, a sfogliare le pagine di Resistenze in Cirenaica, ci si accorge che tutte queste storie tratteggiano il volto di un unico protagonista. Anzi, i mille volti di un unico protagonista che cambia continuamente nome, continuamente in lotta, apolide e sfuggente come i trickster delle mitologie. Un personaggio che può essere testimone dell’orrore, come il medico svedese Gunnar Lundström, ucciso dalle bombe all’iprite sganciate dalla Regia Aereonautica Italiana nel 1935 sull’ospedale da campo della croce rossa a Malca Dida, in Etiopia. Un personaggio che consacra la propria vita – e, attenzione, non la propria morte – a combattere l’ingiustizia, come il ferroviere anarchico Lorenzo Giusti o come Ilio Barontini, reduce della guerra civile spagnola che contro gli italiani in Etiopia si chiama Petrus, poi Giobbe contro i nazisti in Francia e Dario contro i nazifascisti a Porta Lame. Personaggi per i quali non contano i confini, come la partigiana croata Vinka Kitarovic, la quale decide che tra combattere i fascisti in Emilia o nel proprio paese non c’è poi tanta differenza. Difficile non pensare al protagonista multiforme del romanzo Q di Luther Blissett, con il quale esordì il collettivo di scrittori che ora si chiama Wu Ming; ma sono passati quasi vent’anni.

Non si tratta infatti di un catalogo di sconfitte (“i nomi sono nomi di morti”, diceva il protagonista di Q), non di una teicoscopia omerica, né di un sacrario dei caduti, nonostante le foto che accompagnano i racconti delle loro vite possano far pensare altrimenti. Quando si raccolgono e si manipolano questi materiali storici che diventano mitologici occorre fare attenzione: a non trasformare i testimoni in vittime, a non fondare l’azione futura su un trauma passato e fondante. Proprio per questo bisogna continuare a camminare e a sedersi intorno al fuoco ad ascoltare le storie, senza la coscienza messa a posto dalle lapidi o dalle riparazioni odonomastiche.

È questo il cortocircuito innescato dall’ultimo testo del volume, che riporta il verbale della seduta del consiglio comunale che cambiò l’odonomastica del rione Cirenaica. Rendendo evidenti tutte le resistenze e le diffidenze nei confronti dell’abbandono dei nomi coloniali, così come il carattere celebrativo funerario di questa ridenominazione, ci si accorge che davvero la ri-semantizzazione non basta se non è accompagnata da una critica continua e da un percorso fatto di storie. E, infatti, assicurano le realtà che hanno dato vita a Resistenze in Cirenaica, questo non è che un inizio.

Foto di Michele Lapini


Neb Minoja

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