2 + 2 non fa 5, pirla
09 Feb 2015

2 + 2 non fa 5, pirla

Ognuno si svaga come può, c’è chi va al parco a fare il voyeur, c’è chi passa ore a leggere le risposte di Gianni Morandi ai suoi stati su facebook e c’è chi si “diverte” a stanare i peggiori slogan pubblicitari disseminati nell’habitat cittadino, armandosi di tanta buona volontà di spaccare i maroni a qualcuno/qualcosa (ovviamente, c’è anche chi fa tutte e tre le cose, o chi ha una vita molto più esaltante e ne fa a meno). In ogni caso, notare quanto il linguaggio pubblicitario continui ad essere straordinariamente inopportuno e criticabile, in modalità “Pasolini de’ noi artri”, non è certo una gran novità, ma rimane per questi ultimi soggetti un sollazzo gradito e un modo per sfogare le proprie rabbie represse.

Così, qualche giorno fa – io che di solito prediligo il voyeurismo per Gianni – mi trovavo a vagare e a imbattermi in una succulenta preda, uno di quei grandi manifesti catalizzatori di sguardi bramosi d’acquisti, spalmato invece davanti al mio cipiglio ostile. Questa è la situazione: mettiamo che una nota azienda automobilistica progetti una nuova macchina con quattro portiere (non s’è mai visto eh?). Mettiamo anche che decida di fare una campagna pubblicitaria, che però debba avere estro: bisogna pensare ad uno slogan che unisca sintesi ed efficacia. Ed ecco che arriva l’illuminazione: “2+2=5”. Geniale! 2 portiere a destra e 2 a sinistra, ma senza dimenticare la presenza della (tengo a ricordare, INCREDIBILISSIMA) porta del bagagliaio: 2+2=5. Fila tutto, no? No, amici di Morandi, ed è proprio qui che, come direbbe il mio vecchio professore di filosofia del liceo, “muore l’asino” (probabilmente il saggio professore dava per scontato che la caduta dal ponte fosse letale alla povera bestia).

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Cosa significa allora quell’errore? Perché dare tanta importanza a un’addizione che è pure sbagliata? Il significato del 2+2=5 consiste nella confutazione di una verità assoluta, di un’evidenza, diventa così una formula emblematica del controllo delle masse, come è stata spesso utilizzata da molti autori. Volendo ribaltare la questione, come meta-pubblicità, lo slogan diventa un’arma a doppio taglio: mostra il meccanismo attraverso il quale il linguaggio pubblicitario vorrebbe funzionare, come se dicesse “ehi tu, sprovveduto e potenziale lettore, prendi per buono quello che leggi, è un’immensa minchiata, ma ci devi credere!”.

Ma il punto è un altro e riguarda l’esplicito riferimento che quell’addizione sbagliata implica, chiamando in causa uno dei romanzi distopici più noti sulla faccia della terra: 1984. L’addizione rientra nell’opera orwelliana proprio nell’accezione precedentemente detta: il Grande Fratello la propina come suo dogma, insieme ad altre simpatiche massime, tra le quali “LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’ ” e “L’IGNORANZA E’ FORZA” . In più, il povero Winston (attenzione spoiler, se non hai letto 1984 – dai su, leggilo – avanza al paragrafo successivo), alla fine del libro, viene torturato in ogni modo possibile e immaginabile per far sì che creda nel risultato sbagliato:

O’Brien: «Sei lento nell’apprendere, Winston» disse O’Brien con dolcezza. 
Winston «Ma come posso fare a meno…» piagnucolò «come posso fare a meno di vedere quello che ho davanti agli occhi? Due più due fa quattro.» 
O’Brien «A  volte,  Winston.  A  volte  fa  cinque,  a  volte  tre.  A  volte  fa  cinque, quattro e tre contemporaneamente. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare sani di mente.»  bigbrother

Pensiamo in generale a come sia pregnante l’uso del linguaggio in 1984, in cui non solo si ipotizza la creazione di una “Neolingua”, ma è proprio attraverso questa che viene modificato e ridotto il pensiero. Al contrario, Orwell continua a ricordarci come il linguaggio debba essere uno strumento d’espressione complesso e libero, che non perda mai di vista il suo significato, rifuggendo sempre la piattezza.

Non meno importante, il linguaggio nella sua dimensione pubblica è sempre linguaggio politico (come, tra l’altro, ci dimostrava anche Totò), per cui il rischio che questo distorca la realtà non andrebbe poi tanto sottovalutato, neanche e soprattutto nelle pubblicità. Così, anch’io faccio una scelta precisa quando decido di definire questa trovata pubblicitaria con l’eufemismo “di cattivo gusto”, invece di optare per la parola “merda” (che, nonostante tutto, sarebbe altrettanto accettabile). Scrivere, al pari del pensare e del leggere, è un modo per acquisire e accrescere la propria consapevolezza, come accade a Winston che seguendo lo stimolo alla scrittura, inizia a farsi qualche domandina sul Grande Fratello e compagnia bella. Il romanzo in fondo nasce da qui, da un responsabilizzarsi che prende forma da una penna e un diario, sfidando il sistema in nome di una maggiore comprensione del reale.

Per questo, la lezione di 1984, purtroppo mai inattuale, non dovrebbe essere dimenticata o/e storpiata in modo becero, altrimenti come dice bene una canzone dei Radiohead, si rimane fottuti:

There is no way out
You can scream and you can shout
It is too late now
Because you’re not there
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention

 


(senza fonte)

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