Zyed e Bouna, morti per niente (e uccisi da nessuno)
22 Mag 2015

Zyed e Bouna, morti per niente (e uccisi da nessuno)

27 ottobre 2005, periferia est di Parigi. Un gruppo di ragazzi cammina verso casa dopo una partita di calcetto. Sulla strada del ritorno una volante della polizia li avvicina e loro, di istinto, corrono via. Alcuni di loro scavalcano una recinzione e si rifugiano in una centralina elettrica. Una voce alla ricetrasmittente dice “sono entrati in una centrale, peggio per loro non gli do molte possibilità”. Dopo poco le macchine della polizia ripartono e se ne vanno.

Bouna Traoré, 15 anni, e Zyed Benna, 17, muoiono sul colpo per una scossa elettrica. Muhittin Altun, 17 anni, rimane gravemente ferito per le ustioni ricevute.

Dalla loro morte scoppierà la più grossa rivolta delle periferie che la Francia ricordi. Quaranta giorni consecutivi di auto incendiate, commissariati ed edifici pubblici assaltati, e confronti, notte e giorno, con le forze dell’ordine. In ogni città. La Repubblica dichiarerà lo stato d’emergenza: leggi rispolverate direttamente dal 1961, quando a morire erano gli algerini nella Senna.

L’ultima volta che si era visto un coprifuoco in Francia era stato infatti durante la Guerra d’Algeria, quando ormai l’esercito francese stava perdendo la guerra, ma non voleva ammetterlo. Nell’ottobre del 1962 un corteo promosso dall’FLN algerino sfila per le strade di Parigi, sfidando il coprifuoco imposto dal prefetto Maurice Papon (già collaboratore del regime nazista…era quello che organizzava i treni diretti ai campi di concentramento, tanto per intenderci). Il corteo è pacifico ma Papon ne ordina la repressione: in 15 mila vengono rinchiusi in centri di detenzione più o meno improvvisati (come Il Palais de Sport) che diventano macellerie e lungo le strade la polizia massacra chiunque, gettando i feriti nella Senna. Il prefetto negherà l’esistenza di morti per mano della polizia, peccato che decine e decine di cadaveri di algerini riaffioreranno dal fiume nei giorni successivi.

algeria

18 maggio 2015, tribunale di Bobigny, dieci anni dopo. I due poliziotti che se la ridevano e alzavano i tacchi andandosene con la consapevolezza di lasciare dei ragazzini in un posto da cui non sarebbero usciti vivi, vengono assolti dall’accusa di omissione di soccorso.

Tranquilli, nessuna sorpresa.

In Francia si muore di polizia, e molto. Dal 2005 a oggi i casi denunciati di morte dopo un “incontro” con le forze dell’ordine sono 106.[1] Centosei, è un’epidemia. Un’epidemia che però colpisce quasi solo esclusivamente chi ha il colore della pelle non bianco, quindi non osate nemmeno chiedervelo perché quei ragazzini se la siano data a gambe levate quando hanno incrociato delle divise…

Ma i morti ammazzati dalla “Repubblica dei diritti umani” vengono fatti scomparire. Ieri nella Senna, oggi nel silenzio. Perché il meccanismo è sempre lo stesso: cancellarne l’esistenza. Metterli sotto al tappeto, come un mucchietto di polvere.

Lo Stato francese viaggia su due binari, separati tra loro dalla linea del colore, solo che questa cosa non si può dire. La parola “colonia” non si può nominare. Rimossa. Cancellata. Non è mai esistita. Quindi se qualcuno osa ricordarla con il colore della sua pelle, con il cognome che porta, con il velo che indossa sui capelli, diventa, automaticamente, una minaccia per tutta la Repubblica. E come ogni minaccia che si rispetti, va nascosta, resa invisibile, neutralizzata. Perciò se vivi nella banlieue, se hai anche solo un nonno che sessanta anni fa è venuto in Francia per cercare lavoro, se non hai le lentiggini e il naso all’insù, per il semplice fatto di essere te stesso, sei un pericolo.

Perché vivendo in un quartiere popolare ricordi a tutta la Francia che la povertà esiste anche nel paese della protezione sociale. Perché con il colore della tua pelle ricordi che esiste un’altra storia, quella che è nascosta sotto al tappeto, che è la storia della colonia. Fatta di violenza, fisica, economica e culturale di una nazione che si è costruita (e costituita) sfruttando e subordinandone altre. Che mentre proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, nella lontana isola di Haiti massacrava degli ex schiavi che rivendicavano il loro diritto all’umanità[2]. Che ha fatto di Algeri un laboratorio a cielo aperto di tattiche di guerra e di pratiche di tortura[3]. Che aveva fino a qualche anno fa due differenti codici giuridici: quello Costituzionale Repubblicano per i cittadini francesi e il Codice dell’Indigenato per chi era nato nella colonia (inutile dirvi chi aveva diritti e chi no, vero?).

police

Per questo qualche giorno fa nessuno si aspettava da quel tribunale nulla di diverso da quello che ha proclamato: l’innocenza di due poliziotti che hanno lasciato morire Zyed e Bouna. Francesi sì, ma di origini tunisine e maliane, e che in più vivevano in una periferia popolare. Non hanno fatto nulla di strano rispetto a quello che la Repubblica chiede loro di fare. Il Tribunale di Bobigny non si è sbagliato, ha continuato a scrivere sulla stessa pagina la storia che scrive da secoli.

Ma quindi cosa rimane oggi dei quaranta giorni di fuoco e fiamme di dieci anni fa? Non rimane niente, e allo stesso tempo rimane tutto. Non rimane niente perché nulla è cambiato dal 2005 ad oggi, se non un aumento del numero di commissariati costruiti nei “quartieri sensibili” e una gran quantità di persone che si sono inguaiate con la legge durante le rivolte. Mentre rimangono tutte intatte le contraddizioni che sono la logica conseguenza del costruire una storia, nascondendone delle altre. Quello che credo sia importante fare ora, è lasciare che tutti questi archivi dimenticati, quelli resi muti dalla Repubblica, quelli affogati nella Senna o cancellati dalle aule di un Tribunale, riprendano la loro parola.

Quella voce di dieci anni fa è la stessa che è scesa nelle strade di Tottenham, ed è quella che prima a Ferguson e poi a Baltimora grida a gran voce la violenza della linea del colore.

A noi sta il saperla ascoltare.

Emma Edera

[1] Qui trovate le liste di morti e feriti, con tutte le atroci specificità dei casi:

http://www.urgence-notre-police-assassine.fr/123663553

http://atouteslesvictimes.samizdat.net/?page_id=692

[2] Nel 1791 nell’isola di , allora colonia francese, maroons (mulatti) e neri si ribellano alla schiavitù esigendo il riconoscimento della propria libertà e l’accesso ai diritti della cittadinanza. Nel 1802 Napoleone invade l’isola ristabilendo il governo coloniale francese e la schiavitù dopo aver catturato e ucciso il simbolo della rivolta, Tuissaint Louverture.

[3] Guardatevi La battaglia di Algeri, film del 1966 di Gillo Pontecorvo, per farvi un’idea.

 

 


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *