Zrinjski – Velez|il derby di Mostar è odio allo stadio puro
21 Mar 2014

Zrinjski – Velez|il derby di Mostar è odio allo stadio puro

Ho sempre pensato che un uomo non può considerarsi tale se nel corso della propria vita decide di cambiare squadra del cuore.
Ai miei occhi improvvisamente questi diventerebbe una persona senza valori e senza emozioni, da evitare come la birra analcolica.
Chiunque nella propria esistenza può cambiare qualsiasi cosa: fede politica, fidanzata, moglie, credo religioso, scuole, università, macchina, moto, mutande (scelta consigliata) e via andare…

La squadra di calcio no.
Per nessun motivo.
Mai.
Si sceglie una squadra di calcio nella vita.

Bene o male non importa.

Vittorie o sconfitte non interessa.

Quella squadra si sposa e quella ci accompagna fino alla morte.
Punto.

Nel prologo di “Febbre a 90°” Nick Horby scrive: “Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”

Qualcuno però la pensa diversamente da me

Mostar, sud ovest della Bosnia Erzegovina.

Tra le rive del fiume Narenta vivono due etnie che hanno una sola grande, immensa ed angosciante preoccupazione: che una delle due prevarichi sull’altra.
Il ricordo della guerra qui è ancora vivo.
Ed inevitabilmente il tutto si riflette, ad oggi, anche sul calcio.

Velez Mostar

Cattolici e Musulmani vivono schiena contro schiena, con la tensione che aumenta in maniera esponenziale con il passar dei giorni.
A tutto il resto ci pensano Zrinjski e Velez.
Le due squadre di Mostar dividono cuori e anime, paure e deliri.
Non si ricorda derby tra queste due squadre che non sia finito con schizzi di sangue e grida di vittoria e terrore, scene isteriche e spranghe a mezz’aria: feriti, lame e auto danneggiate.

Se fosse stato rugby forse i terzi tempi sarebbero finiti a tarallucci e vino fuori lo stadio.
A Mostar no.
A Mostar volano pugni e mazze da baseball.
Le due tifoserie si affrontano come se non ci fosse un domani, sospinte da un odio che supera fin troppo il rispetto per la vita e gli altri esseri umani.

Il derby Zrinjski – Velez con il calcio ha molto poco.
Anche se si tratta della prima divisione bosniaca, il football e la sua qualità qua sono pari ad un nostro campionato di eccellenza, senza manfrine, colpi di tacco e simulatori.
Ma non è forse questo il vero calcio?
Lo spettacolo a Mostar, come in tutti i paesi dell’Est Europa, lo si fa sugli spalti.
Dalla parte croata fumogeni e svastiche come piovesse, dalla parte mussulmana sfottó e tanta rabbia per essere in poco tempo retrocessi da élite del calcio bosniaco a semplice comprimaria di un derby che lo Zrinjski vince per numero di tifosi.

Ultras Zrinjski

Ultras nazionalisti dello Zrinjski

Eppure non è sempre stato così: prima della guerra lo Zrinjski non esisteva.
O meglio, non esisteva più.
Fu ‘distrutto’ dal regime socialista perché durante la seconda guerra mondiale decise di partecipare ai campionati dell’Ustascia, ovvero la fazione formata da Italia e Germania nazista che si contrapponeva al regime slavo.
Ecco che allora il Velez era l’unica squadra di Mostar.

Poi nel 1992 lo Zrinjski risorge.
Risorge improvvisamente.
In poco tempo diventa la squadra più importante della città e confina il Velez ai margini.

Non solo.

Essendo dalla parte ovest della città, lo Zrinjski si impossessa anche dello stadio che era del Velez, li sulla Collina Bianca.

Tutto a Mostar trasuda passione.
Paura e tensione..
È odio puro.

.
Il 28 settembre 2011 va in scena l’ennesimo derby
Tanta tensione.
Troppa.

Tutti cercano di calmare le acque ben prima che il tutto si accenda anche solo minimamente.
Un fuocherello a Mostar è veramente pericoloso.
Tutti ci provano.
Tutto sembra esser riuscito.

Tutto fila per il verso giusto.

Finché il Velez segna.

 A pochi minuti dalla fine.

La risposta dello Zrinjski  non arriva sul campo ma dai tifosi che invadono il campo e danno vita ad una vera e propria caccia all’uomo: un assalto agli odiati calciatori con la maglia rossa e la banda bianca.
Non un’altra squadra.
Il nemico.
Il maledetto mussulmano da eliminare.

Così appena i sostenitori dello Zrinjski invadono il campo, i giocatori del Velez riescono scappare e rifugiarsi negli spogliatoi, mentre la polizia affronta i croati sul campo che una volta neanche era loro me dell’odiato nemico.
Dopo ore, la calma ritorna allo Bijeli Brijeg, e la polizia riesce a scortare il Velez nella parte est di Mostar dove i sostenitori della stella rossa aspettano i loro beniamini per festeggiare la vittoria della stracittadina.
Quella partita che paralizza tutta la Bosnia.
Ogni santissimo anno, due volte a stagione.

Una partita che fino a venti anni fa non esisteva.

Lo Zrinjski non esisteva più.

Zrinjski Mostar

Poi la caduta del regime ha fatto si che i ‘nostalgici’ ritornassero dagli inferi, e la squadra dalle forti, fortissime spinte ultranazionaliste rivide la luce.
I musulmani, che fino a quel momento erano la maggioranza della città, si videro schiacciati ad est e costretti a vivere in un fazzoletto di terra, mentre i croati, arrivati chissà da dove, si impadronirono della città.
Il Velez ha perso gran parte dei suoi tifosi a discapito del più giovane Zrinjski che meglio simboleggiava e rappresentava i nuovi impulsi che si stavano impadronendo della Bosnia.
Alcuni croati, comunque, forse convinti come me, dalla teoria che la squadra di calcio non si cambia a nessun dannato costo, ancora sostengono per il Velez, ma se ne vedono bene di sventolarlo tanto in giro, per paura di repressioni e chissà quali rappresaglie.
Perché a Mostar si vive così.
In completa assenza di ossigeno per trecentosessantacinque giorni l’anno.

Perché la città non solo vive il calcio in questa maniera così caotica, ma anche la sua scena politica è un intricato percorso ad ostacoli, che forse si rispecchia poi nello sport creando una simile confusione e tensione.
Qua, infatti, mentre nelle altre città si vota per le amministrative il comune decide di non farlo.
Anzi.
Senza senso ne religione ha deciso di auto-prolungarsi il mandato.
Città particolare Mostar.
Dove le due fazioni hanno paura che l’altra prenda il potere e comandi gli altri.
Democrazia a Mostar significherebbe una sorta di ‘pulizia etnica’.
Ma alla fine, la divisione della città in una sorta di Berlino dei Balcani è anche business ed affari: doppie scuole, doppie centrali elettriche, doppie compagnie telefoniche.
Inevitabilmente questa situazione si riflette anche nei campi da gioco delle due squadre: il Velez fa da altalena tra la prima e la seconda serie, dimostrandosi un po’ la parte ‘debole’ della città, sottolineando anche forse il fatto che la Mostar est, quella mussulmana, altro non è che un vero e proprio ghetto.
Lo Zrinjski, invece, veleggia dignitosamente nelle parti nobili del campionato bosniaco, in una zona medio – alta. E non a caso la ricchezza a Mostar sta proprio nella parte croata, quella ovest, patria del nazionalismo e dello Bijeli Brijeg, la Collina Bianca, che fu letteralmente strappata dalle mani del Velez, all’epoca orgoglio nazionale jugoslavo, per consegnarlo allo Zrinjski.
Ma alla fine la parabola di Mostar altro non è che la storia di quello che fu la Jugoslavia e quello che oggi sono decine di stati con continui conflitti esterni tra loro.
Zrinjski – Velez è solo una partita di calcio che la guerra ha consegnato direttamente nelle mani dell’odio.
Un odio che qua si cova tutto l’anno e poi sfocia per ben due volte in un isteria collettiva che giura di non ripetersi mai più.
Fino al prossimo derby, quando sarà.


La Bestia