Whena |L’autrice di “Punto di fuga” si racconta
10 Dic 2014

Whena |L’autrice di “Punto di fuga” si racconta

Curiosando per il BilBolBul Festival di quest’anno mi sono imbattuta nella presentazione di “Punto di fuga” un’opera di Lucia Biagi, in arte Whena, pisana d’origine trapiantata a Torino dal 2010 dove gestisce insieme al suo compagno la fumetteria Bellville Comics. Fumettista, illustratrice e sarta di piccole creazioni all’uncinetto e ricamate. Laureata in Ingegneria Informatica nel 2009 con una tesi sull’elaborazione di immagini, molto interessante ma assolutamente di nessuna utilità al Dipartimento. Nel 2004 frequenta il corso di fumetto “Humpty Dumpty” della Kappa edizioni a Bologna. La sua prima graphic novel è “Pets” uscito nel 2010.

Abbiamo voluto intervistarla sul suo ultimo e bellissimo fumetto per scoprire da dove nasce l’idea di affrontare il tema dell’aborto e dell’irrequietezza post adolescenziale tipica del nostro tempo e per curiosare nella sua vita…insomma, al solito, per farci un po’ i cazzacci altrui.

Vuoi dirci qualcosa di te attraverso una tua vignetta? Se proprio devi usa pure le parole…

Lucia:“ Ciao a tutti! Sono Lucia” primo piano sorridente del mio faccione scemo.“ Vivo in un palazzo fatto di fumetti e disegno quasi tutto il tempo, è molto bello ma…” piano americano, sfondo di parete fatta di fumetti impilati.“ … quando voglio leggere qualcosa rischio grosso” figura accucciata che cerca di estrarre un fumetto senza far crollare la parete.

Furbo escamotage… te la do buona. Partiamo dal titolo: “Punto di fuga”, qual è il punto e quale la fuga?  

Il punto è l’orizzonte, lontano e impossibile da mettere a fuoco, problema che credo colpisca molte persone fra i venti e i trent’anni. La fuga è la soluzione per sfuggire ai problemi, per evitare di crescere e prendersi responsabilità.

La protagonista del libro, Sabrina, però si assume una responsabilità molto chiaramente. Da dove è nata l’idea di “Punto di fuga”, dove si racconta di un aborto? Che ricerche hai fatto per definire al meglio la storia?

L’idea è nata perché mi sono sempre chiesta come mi sarei comportata nell’eventualità di una gravidanza, che per me sarebbe stata non voluta, almeno fino ad oggi. Le mie ricerche sono state di due generi, una più generica sul web per capire le procedure burocratiche e una più personale raccogliendo le testimonianze delle persone che conosco che ci sono passate.

La protagonista del libro Sabrina ha infatti le idee chiare rispetto alla scelta di abortire. Un tema scomodo da trattare che rischia di cadere nella retorica. Perché hai preferito raccontarla così? Paraculaggine o scelta accurata?

Partiamo dal presupposto che ho cercato in tutti i modi di non cadere nel retorico, ci ho provato davvero con tutte le mie forze! Ho cercato di raccontare la storia da un punto di vista molto intimo, senza calcare la mano sulla mia opinione politica al riguardo. Non volevo che chi legge questo fumetto si ponesse immediatamente il problema del giusto o sbagliato ma avesse la possibilità di capire le scelte di una persona in particolare. E, essendo questa persona una ragazza media come tante, forse questo può aiutare a trasmettere il messaggio che è giusto che tutte le donne possano decidere per loro stesse in libertà perché ognuna di loro avrà i propri motivi e mezzi per farlo. E’ un po’ contorto come ragionamento?

Assolutamente no… la soggettività della scelta emerge nel libro attraverso i pensieri, attenti ed accoglienti del compagno di Sabrina, che funge quindi da voce narrante. Mentre non emergono mai i ragionamenti diretti di Sabrina. La doppia voce è fondamentale per una definizione completa della protagonista: aggressiva e cinica apparentemente, ma vulnerabile e irrequieta internamente…E’ un timido tentativo di vendere il libro anche agli aggressivi compulsivi o che?

E’ un’analisi molto azzeccata del carattere di Sabrina che ha effettivamente dei seri problemi comunicativi. Quindi spero di venderlo anche a quelli che hanno compagni aggressivi compulsivi così magari ci trovano dentro qualche dritta per arginare i danni.

Alcune tavole rappresentano lo smontaggio di oggetti. Credo sia una metafora molto interessante dell’introspezione umana, ma ce la spieghi meglio?

Per capire come funzionano le cose si prova a smontarle e ad analizzarne le parti. Osservi i singoli pezzi e poi li rimetti insieme sperando che tutto torni. Quindi se hai un problema, lo giri, lo rigiri e lo analizzi fino a che non ne vieni a capo. Se devi trovare una metafora per un fumetto pensi, ripensi ed analizzi quello di cui hai bisogno fino a che non ti viene in mente quella più adatta.puntodifuga_16

Mmm…non mi è chiaro però…perché parti da una sorpresa di un ovetto e arrivi al corpo?

Sono partita dai piccoli oggetti di tutti i giorni, dalla normalità diciamo, e mi sono spostata piano piano verso strutture più complesse, oggetti che lei non smonta davvero, ma immagina di smontare, come l’elettrocardiogramma o il suo corpo, per seguire il suo percorso verso quello che non capisce e vuole analizzare.puntodifuga_94-95

La migliore amica di Sabrina ad un certo punto le regala un puppet autoprodotto. Direi che questa è una nota autobiografica visto che anche tu produci puppet. Da quanto e soprattutto perché lo fai?

Credo che i miei primi pupazzi stiano frequentando le scuole elementari. Ho iniziato perché volevo toccare con mano i miei personaggi disegnati, tutti prima o poi cadono nel trip dei gadgets, io volevo i miei! Vorrei sottolineare che il signor Baffuto di Punto di Fuga è qui con me e vi saluta.puppet

Adesso basta parlare di Punto di fuga…sennò sveliamo troppo. Andiamo sul personale. Quando hai cominciato a disegnare? Fra i dieci e i dodici anni ho disegnato i miei primi fumetti perché era anche il momento in cui iniziavo a leggerne di più. Ho trovato dei reperti storici, grandi capolavori colorati a matita che narrano rigorosamente di ragazze che scappano di casa. E quali fumetti leggevi a dieci anni? Quali sono stati i tuoi maestri?

A dieci anni volevo solo diventare un cavaliere dello zodiaco, ho iniziato a leggere i primi manga che arrivavano in Italia, ero innamorata di Ranma, Ushio e Tora e di Devilman. Dopo mi sono anche espansa oltre i manga, verso i Cinque allegri ragazzi morti di Davide Toffolo e tutti i fumetti di Vanna Vinci. Un percorso quasi obbligato!

E poi perché ti sei laureata in ingegneria? Di la verità…non ti hanno ammessa all’Accademia?

Perché sono figlia di scienziati e anche nipote di scienziati. Io e la mia gatta ci siamo trovate un po’ in difficoltà per questa cosa negli anni addietro e abbiamo deciso di allinearci al trend. E poi ero brava in matematica!

Passiamo alla tecnica. I disegni sono in bianco, azzurro e giallo. Perché se i colori sono 3 si chiama tecnicamente bicromia?

La risposta vera è che il bianco è la carta e non si stampa. Ma questo già lo sai. No, non lo so… Posso aggiungere che se avessi sommato blu e giallo sarebbe venuto fuori un altro colore orribile e avremmo avuto una bicromia in addirittura 4 colori!

In alcune tavole usi i retini. Ma che diavolo sono?

In Giappone i retini sono il mezzo per risparmiare tempo e non dover disegnare gli sfondi piazzando tante roselline e linee cinetiche al loro posto. In Italia erano usati dagli architetti per fare delle belle texture precise nei progetti. Poi sono arrivati i fumettisti in Italia…

E hanno rubato l’idea? 

Figurati, scherzavo, li hanno sempre usati tutti. Mi sa che per ultima sono arrivata io!

Sinceramente, quando hai realizzato che stavi concretizzando l’opera, cosa hai pensato?

Speriamo mi rimangano energie per farne un altro dopo… E soprattutto speriamo che qualcuno me ne voglia stampare un altro!

Sei appassionata di manga e di fumetti americani. Cosa ci consigli?

Vado con una bella lista! I miei punti di riferimento giapponesi sono Inio Asano (Solanin, Buonanotte Pun Pun), Mitsuru Adachi (Rough, touch), Shigeru Mizuki (Kitaro dei cimiteri, Nonnonba) e Atsushi Kaneko (Bambi, Soil) e ne vorrei aggiungere altri mille… I grandi classici americani che amo di più sono Daniel Clowes, Adrian Tomine, i fratelli Hernandez, le cugine Tamaki e probabilmente le loro famiglie. Nel 2013 mi sono innamorata del “Nao di Brown”, ieri ho letto “In real Life” che mi è piaciuto tantissimo e non esiste ancora in italiano, quindi lancio un messaggio per invogliare qualcuno a tradurlo!

Punto di fuga è stato edito da Diàbolo Edizioni. Tanto non ci legge nessuno…dicci qualche cosa che proprio non sopporti di questo editore.

Ok, visto che il mio editor è sempre stato sin troppo bravo e buono, scriverò una cosa che non gli ho ancora detto e vediamo se la legge: fai troppi sconti sui libri alla gente. Io sono contraria agli sconti.

Gestisci con il tuo compagno una fumetteria a Torino. Quanta sbatta c’è dietro? 

Moltissima e se la accolla tutta lui quindi io mi occupo soprattutto di infondere entusiasmo urlando inni d’incoraggiamento ogni volta che sta per mandare in culo qualcuno che pone domande improbabili.

Domande del tipo?

Giusto stamattina è entrato un bel anziano che ha farfugliato: “Cercavo un libro, non è proprio un fumetto, cioè ha le illustrazioni… Ma è fuori catalogo, ma magari voi ce lo avete…” “Si, ma insomma, come si chiama?” “Il manuale del Playboy” . Ecco, no, non ce l’abbiamo.

Rispetto al tuo primo fumetto, Pets, del 2009, senti di essere cresciuta artisticamente? In che cosa?

Mi sento molto cresciuta da tutti i punti di vista, con la fumetteria ho trovato molti nuovi spunti visivi e narrativi, continuando con l’autoproduzione ho imparato nuovi accorgimenti nella cura della stampa, con i viaggi in Giappone mi si sono aperti nuovi orizzonti e l’aumentare delle mie amicizie con altri fumettisti mi ha permesso di scambiare idee. Però non sono cresciuta in altezza e questo un po’ mi rode, ero ottimista che almeno qualche centimetro…

Curiosando nel tuo sito web ho visto il reportage al MI AMI FESTIVAL. Hai poi scoperto perché avevi un occhio nero alla fine del festival?

Mi hanno picchiato per farmi dire solo cose belle. In realtà non è un occhio nero, ho scoperto poi che è un calazio che mi ha perseguitato per quasi sei mesi. E’ un capitolo molto brutto della mia vita ed è meglio per voi non conoscerlo…miami20

Prossimi progetti in cantiere?

Sto scrivendo una storia gialla, nel senso di genere giallo, non so ancora se ci metterò del giallo, nel senso del colore.

So che stai scrivendo una guida a fumetti sul Giappone. Trovo geniale l’idea dell’uso del fumetto in questo caso. Come ti è venuta fuori?

Ho iniziato le guide turistiche a fumetti un po’ per caso, nel2006 ero in vacanza in Danimarca e avevo un quaderno per disegnare… Così, invece del classico carnet di viaggio, ho pensato di aggiungere più info pratiche per chi volesse cercare il posto che avevamo scoperto.13868630443_d70eebc48e_n

Ci sveli qualche segreto in anteprima sul Giappone?

Un trucco di base ma importantissimo: non tentate di dimostrare affetto ad un giapponese, provare anche solo a dargli una pacca sulla spalla provoca l’istantanea pietrificazione del soggetto. Un altro segreto è che ieri lo Yen lo cambiavano quasi a 150. Cioè, con un euro prendete 150 yen! Questo è un momento di massima libidine per andare a spendere come matti. Il Giappone non è caro come tanti credono…

Un consiglio che daresti a chi da grande vuole diventare un fumettista…

Siate bestioline curiose.

Per curiosare meglio nel mondo di Whena:

http://www.whenaworld.com/

https://www.flickr.com/photos/whenaworld/


PI

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