Sport popolare e palestre (ri)aperte. Intervista a Il Grinta Asd
07 Apr 2016

Sport popolare e palestre (ri)aperte. Intervista a Il Grinta Asd

Creare collegamenti, abbattere barriere, contribuire a tracciare nuovi percorsi: sono queste le pratiche ostinate che ci piace raccontare. Al di là del Ponte Stalingrado, in via Gandusio, c’è un posto che si chiama Arci Guernelli, fondato nel 1945 e da allora punto di riferimento per l’area circostante. Il Guernelli è un posto accessibile, che favorisce l’osservazione, un crocevia di storie e di persone, di tempo passato in chiacchiere, in giochi di biliardi e biliardini, in bianchi frizzanti bevuti al bancone; uno spazio in cui dedicare tempo alle idee raccontate e praticate. Il Guernelli è un centro di comunità che – insieme alla Biblioteca Meridiana che è proprio lì dentro – può dare moltissimo a un territorio complesso come quello che lo circonda. Negli ultimi anni poi, si è creata una sinergia tra il Circolo e Il Grinta ASD, un’associazione che si occupa di promuovere lo sport popolare. Questo incontro – come spesso accade – ha messo in moto le energie che servono per realizzare i progetti importanti, e che proprio per questo sembrano più difficili, perché possono prendere forma solo grazie al supporto collettivo. Queste due realtà hanno deciso di riaprire la palestra chiusa ormai da dieci anni: uno spazio da dedicato al quartiere, che parli e agisca lo sport attraverso l’antirazzismo, l’antifascismo e l’antisessismo. Un posto con le porte aperte, orizzontale e attraversabile, soprattutto dai più giovani, da chi vuole fare, ma troppo spesso – in questa Bologna dai troppi muri – fatica a trovare un luogo in cui stare bene, in cui sentirsi a casa.

Abbiamo quindi incontrato Marcello Marano dell’Associazione Il Grinta per farci raccontare la loro storia, i loro progetti e i modi in cui si può sostenere il progetto della palestra.

Ci puoi raccontare qual è la filosofia che sta dietro allo sport popolare?

Posso dirti qual è la nostra idea di sport popolare, quella che abbiamo vissuto finora e che è in continua fase di elaborazione. Direi che è un concetto che cambia per ciascuno di noi, perché è diverso come lo vivo io, che da piccolo alla scuola calcio venivo tenuto in panchina perché ero scarso e chi invece ha giocato così tanto, ed era così bravo, che non ne può più delle modalità machiste e elitarie dello sport tradizionale.

Sport popolare per noi vuol dire prima di tutto gioco, cioè una delle forme più importanti di socializzazione. Gioco vuol dire che lo sport popolare non lo puoi standardizzare, non lo irrigidisci in categorie, spazi, costi. Chi mi dice che maschi e femmine non possono giocare in una stessa squadra di calcio? O che se non ho un permesso di soggiorno non posso praticare lo sport in maniera organizzata? Il pallone si colpisce coi piedi, mica con altro e di piedi ne abbiamo tutti due.

Troppo spesso la dimensione ludica viene tagliata fuori, anche nel gioco subentra la logica del raggiungimento degli obiettivi, in qualche modo del profitto. E non parlo della serie A, dello sport da palcoscenico, parlo anche delle squadre di quartiere, di quelle giovanili. Per non parlare delle palestre piene di tapirulan e cyclette. Ci han detto che è sempre sport, che adesso si dice sportpertutti, sia pallavolo o sala pesi. Ci hanno convinto dell’importanza di chiamare quello che facciamo noi sport popolare.

Per noi è un modo di mettere in pratica dei principi. E’ un esercizio di coerenza. Ed è una riappropriazione di tempo libero, impegnato nell’esercizio di quei principi di solidarietà e antifascismo in cui crediamo. E’ davvero un motore di esperienze colletive.

Avete anche fondato un’associazione che si occupa proprio di promuovere lo sport popolare, Il Grinta ASD. Ci puoi raccontare la vostra storia e che tipo di attività portate avanti?

Il Grinta nasce, come tutte le cose serie, per scherzo. Abbiamo partecipato per alcuni anni ai mondiali antirazzisti come gruppo informale di amici, unito sì dalla militanza di anni nei collettivi universitari e nei centri sociali, ma interessati ai concerti e agli stinchi al forno più che ai 20 minuti di partita del torneo UISP. Poi un’edizione dopo l’altra ci siam resi conto del piacere di giocare con determinate modalità, della grande forza di comunicare i valori che da sempre han fatto parte delle nostre lotte. E ci siam resi conto che lo sport come l’avevamo sempre vissuto, da quando eravamo piccoli era distante anni luce. Una tre giorni ai Mondiali Antirazzisti non ci bastava più. Troppe idee da sperimentare, troppe cose da conoscere, altre esperienze da vivere, un mondo da incontrare.

Così abbiamo deciso di fare del nostro gruppo informale che girava intorno al portiere, decano Peppe Grinta, un’associazione: Il Grinta. Ricordo che l’idea venne al nostro secondo portiere “Il Gatto di Manhattam”. Per noi i portieri sono sempre stati giocatori chiave, sciamanici.

Di lì a poco decidemmo di chiedere al Guernelli di fare la nostra sede sociale al circolo, che molti di noi conoscevano già, con la leggenda del suo presidente storico Gino Milli. Stefano Bonora, presidente del Guernelli, ci ha dato l’ok e ci ha informato rispetto alla storia della defunta polisportiva Guernelli, che era una vera e propria potenza dello sport popolare, quando non c’era ancora bisogno di chiarire con un aggettivo il ruolo dello sport nei quartieri e tra i compagni. Anzi una delle primissime attività del circolo, ben prima della nascita dell’Arci, era lo sport. Abbiamo trovato una foto del 1949 della squadra di calcio del Guernelli o cortei partecipati in divisa e scarpini da calcio e bandiere delle varie brigate partigiane.

Palestra Guernelli

Da allora Il Grinta si è sviluppato sul piano sportivo con due squadre di calcio a 5 (una delle quali per chi non ha mai toccato un pallone), una squadra di pallacanestro, un gruppo pesca (che si trova a grigliar carne e di pesce ne vede poco), una sezione cicloturismo. Tutti i gruppi sono misti.  Poi ci sono le iniziative sociali fatte insieme al Guernelli come il baratto dei vestiti, i tornei di biliardino (partecipatissimi), cineforum, dibattiti. E ancora i macro-eventi del Grinta, come la Festa dello Sport Popolare fatta nel parco tra via Gandusio e lo Zonarelli a giugno, il torneo Dimondi in cui si trovano squadre provenienti dagli ambienti più disparati. Abbiamo in cantiere anche una giornata di calcio gaelico, una suggestione che ci è venuta durante la partecipazione all’Antiracist World cup di Belfast.

E poi la scommessona, la riapertura della palestra del Guernelli…

Il Guernelli è un posto storico, così come la sua palestra, che però non è più attiva da diverso tempo. Cosa può significare la sua riapertura per il Quartiere e per la zona in cui lavorate?

Secondo noi è importante sotto diversi punti di vista. Il territorio intorno al circolo vede la presenza di tanti ragazzi e ragazze. Come dicevo all’inizio lo sport popolare ha la forza di creare storie collettive. Fa un po’ schifo detto così, ma sudare insieme è un collante veramente forte. In un contesto come questo in cui i gruppi e i riferimenti sociali sono esplosi in soggettività allo sbaraglio, la pratica dello sport popolare è uno strumento molto potente.

Inoltre abbiamo in mente una palestra in cui i corsi sono gestiti in maniera orizzontale e partecipata da allenati e allenatori. E’ una palestra in cui ci si allena all’organizzazione dal basso, non solo una palestra per muscoli e artrite. I momenti assembleari saranno fondamentali per i bambini e le bambine del minibasket e per gli anziani della ginnastica dolce, per le arti marziali come per i tessuti aerei, per la danza e per la pallavolo. Non so se mi spiego? Può diventare molto di più di quello che era la palestra quando ha chiuso.

Questo pezzo di San Donato può diventare un luogo importante di sperimentazione dello Sport Popolare, vista la presenza del campetto da calcio vicino lo Zonarelli, che tra poco diventerà la nostra base per gli allenamenti settimanali e lo è già per le iniziative sportive.

Sogno un “Distretto dello Sport Popolare” in San Donato che sia un riferimento per la pratica sportiva popolare e antifascista!

Ci puoi raccontare qualcosa della compagna di finanziamento della palestra? Che attività avete in calendario?

Abbiamo parlato dei sogni e di quello che vogliamo fare, ma la strada è in salita. Quando la porta della palestra è stata riaperta dal gruppo guidato da Stefano Bonora, le attrezzature erano marce, gli impianti andati, il tetto perdeva…

Dopo una gara ad ostacoli, grazie alla mediazione del Comitato Arci provinciale è arrivato un finanziamento dalla Fondazione Del Monte. Grazie a quei soldi e a tanto lavoro volontario dei militanti del circolo, molte opere sono state fatte. Ma ci mancano ancora pezzi importanti come la pavimentazione nuova e le attrezzature. E quindi un tot di soldi…

Abbiamo previsto perciò vari canali di raccolta fondi, in particolare cene, concerti e un crowfunding online su Produzioni Dal Basso che partirà a breve. Credo che lo lanceremo al nostro primo appuntamento: il 12 aprile. Una cena, ospitati dal Circolo Arci San Lazzaro, che ha colto l’appello del compagno in difficoltà. I tortellini sono fatti a mano dalle “zdore” del Guernelli. Tanta roba. Il contributo è di 16€. E la prenotazione va fatta entro venerdì con SMS al 3404600948 o con mail a palestra.guernelli@gmail.com

Foto @ Archivio Circolo Arci Guernelli


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