Sono un fan della Soul Music
29 Dic 2015

Sono un fan della Soul Music

Sono un fan della musica Soul, non è un segreto, un fan di quelli convinti, un vero e proprio soul boy.

Questa roba tocca le mie corde più sensibili, da sempre; nonostante io mi consideri un nerd musicale/intrippato/esperto di rap, il mio profondo si smuove solo con la Soul Music degli anni Sessanta e Settanta.

Da qualche anno, per gli appassionati come me, frequentatori di fiere del disco e collezionisti attenti e romantici è come se vivessimo una nuova epoca dove la musica Soul è in grado di rivivere proprio come in quegli anni.

Lo chiamano “SOUL REVIVAL”, quelli che danno i nomi ai generi musicali, è un filone di matrice Black caratterizzato da dischi di musica Soul al 100%, che suonano come i dischi di una volta ma che escono oggi – non ristampe, originali. Concepiti, realizzati, suonati al giorno d’oggi, negli anni 10 del 2000, beh insomma, ci siamo capiti dai.

Capirete che per me il Soul Revival è stato un po’ come un regalo di Natale portatomi in persona da Babbo Natale – anche se circa 30 anni dopo aver smesso di crederci. In realtà credo molto più a Santa Claus che a Dio… punti di vista alla fine.

Charles Bradley, Sharon Jones, Lee Fields e tantissimi altri mi hanno fatto re-innamorare di un genere che mi stava costringendo a spendere troppi soldi per continuare ad approfondire il nostro rapporto, una roba tipo “No soldi, No amore” – l’industria musicale d’altra parte è risaputo essere di facili costumi.

Nasce tutto dalla Daptone Records. Sono loro gli artefici di questo grande ritorno della musica soul che fa vendere casse infinite di dischi e gira per tour mondiali con date sold out. Sono loro che hanno rispolverato la vecchia metodologia di lavoro di questo genere musicale. Eh già, per fare della buona Soul Music, che suoni come quella degli anni Settanta, non basta semplicemente la “fotta” di farlo. Sarebbe un po’ come dire: voglio andare sulla luna, mi costruisco un missile in garage e parto, un po’ tipo quel film, come si chiamava… Explorers, con River Pheonix.

Eh no, Bosco Mann (co-fondatore della Daptone Records nonché bassista e produttore della band Sharon Jones & the Dap-Kings) e compagnia bella hanno deciso di vivere la musica Soul al 100%, con la testa dentro a questo genere tanto da produrre gente che dagli anni Settanta ci arriva veramente. Hai il cantante di 60 anni, con la voce più “struggle” del mondo, ma non basta, devi dargli anche un suono coerente, se vuoi fare il Soul devi viverlo, devi essere Soul, ce lo ha insegnato “The Commitments“.

Allora recupera tutti gli strumenti più vintage che hai, l’apparecchiatura più vintage che hai, spegni il computer e comincia ad imparare a tarare uno Studer a 24 piste, sappi che potrà davvero risultare un lavoro pesante, ma… alla fine, ne varrà la pena. Ah dimenticavo: niente overdub, si registra in diretta, perché gli appassionati sono fedeli a quel suono, fatto con quegli strumenti in quella determinata maniera – e quello vogliono sentire.

Ed eccoli qui i nuovi Soul Men che stanno dominando il mercato della musica indipendente mondiale da uno studio di Brooklyn che sembra la casa della nonna di Talib Kweli.  Che vantano una backing band di white men che suona come i Bar-Kays (purtroppo con tutte le loro sfortune annesse) e che il mondo ha imparato ad apprezzare anche a livello main stream, grazie ad Amy Winehouse e Mark Ronson. Eh si, il buon vecchio Mark l’aveva capita bene ed ha avuto pure la fortuna di trovare la band giusta per reinventare il suono e la figura di un artista che ha cambiato il mondo della musica per sempre, dando tra l’altro una mano al Revival della musica Soul.

Quindi la Daptone Records ci ha visto giusto, e come lei la cugina “Truth and Soul Records” e di conseguenza tante altre etichette più piccole (in Italia ci sono “Record Kicks” e “Tardam”) che utilizzano la stessa formula e cavalcano la stessa onda, anche se con risultati non proprio simili, ma che tuttavia consentono ai propri artisti di avere la visibilità di un musicista serio supportato da un meccanismo musicale che funziona. E allora evviva il Soul Revival!

Se poi queste perle vengono anche stampate su vinile, è proprio come vivere negli anni Settanta. Allora, via tutti con capelli cotonati e vestitini a fiori e quadretti a girare sulla 2 cavalli o sulla Vespa Special facendo finta che il futuro sia tutto ancora da costruire sui sani valori di una Repubblica nata dalle ceneri partigiane di un dopoguerra disastroso!!!

Purtroppo qui non siamo negli anni Settanta sul serio, qui ci sono altri problemi, anche nel mondo della discografia – e nel 2015 vendere i dischi è un mestieraccio, anche in questo periodo in cui il vinile è tornato di moda.

Le industrie stanno inventando l’ininventabile per vendere i dischi, cavalcando un’onda positiva proprio perché etichette indipendenti come la Daptone hanno dimostrato che è l’amore per la musica che muove l’economia musicale e non il contrario, re-introducendo un modus operandi simile alla Ricetta della Nonna: “Fai la musica come si faceva una volta, stampala come si faceva una volta”. Le cose genuine sono sempre le migliori in fondo. E fanno anche bene.

E così ora che tutti hanno riscoperto la musica soul il mondo è tornato ad accorgersi che il disco in vinile è un bell’oggetto da tenere in mano, da regalare, per fare bella figura con le tipe, che le copertine sono capolavori e che suona anche molto meglio degli mp3 – tutti vogliono un pezzetto di questa felicità.

Ma chi la produce questa felicità? Il laboratorio di Babbo Natale è stato sovraccarico di lavoro; nei periodi festivi molti vorrebbero regalare un LP per non fare la figura di quelli che ai propri cari comprano un maglione all’OVS o acquistano un libro in Autogrill.

Chi produce vinili da decenni sa bene che la moda è moda e prima o poi anche questa moda finirà, ma la musica rimane, il Soul rimane, potrà avere anche altri “Revivals” – ma ci sarà sempre, la passione per la buona musica ci sarà sempre, quindi mettiamoci comodi e godiamoci il momento appoggiando la puntina sul disco per ascoltare lo struggle di Charles Bradley o Lee Fields e perché no, il nuovo album di Sharon Jones and the Dap Kings.

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Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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