Paolo Limiti e Floradora
16 Feb 2014

Sei di “xxyy” se…

Ve lo ricordate Paolo Limiti? Per un certo periodo fece fortuna proponendo al pubblico del primo pomeriggio Rai vagonate di “bei tempi andati”. Era una trasmissione che puntava a target ben definiti e individuabili: casalighe over 50 e pensionati. Si cantavano le canzoni di una volta, si intervistavano le bellezze di una volta e si parlava come una volta si parlava in televisione. Solo il botulino era al passo coi tempi.

Era un periodo quello in cui il richiamo al passato era continuamente presente in televisione. Anche Fabio Fazio riuscì a sfruttare quell’onda cercando di coinvolgere in prima serata gli allora 40-50 enni con figli e mutuo a carico nell’operazione “Anima mia”, totalmente dedicata al revival anni 60-70.

Poi c’era Mediaset, o forse ancora Fininvest, che lanciava, o raccoglieva, le Meteore guardando però al suo pubblico di riferimento, quello dei paninari o sedicenti tali. E quindi star e starlette di inizio anni 80 o delle prime serie tv, scongelati appositamente per la televisione.

Cosa avevano in comune queste trasmissioni e questo revivalismo? Il fatto che erano dedicate a un pubblico per lo più già abbastanza maturo che si guardava indietro per recuperare o ricordare la verginità del pre-matrimonio, pre-lavoro, pre-figli-a-carico. Si guardava al passato con una nostalgia solo ed esclusivamente dovuta al tempo che è passato, o alla giovinezza che ha avuto il suo tempo al fatto che il presente è diverso. Tutto è cambiato, i figli, i nipoti parlano una lingua nuova, diversa, incomprensibile. Le mode, poi, si susseguono con una rapidità prima inaspettata e arrivano continuamente prodotti nuovi che non si riescono ad usare: i computer, i telefonini. Il mondo si è fatto tutto una volta più piccolo ma è per i giovani, per i figli. In fondo però si sta bene oggi come si stava bene ieri, si leggeva nel sottotesto dei vari Fazio o Limiti o Meteore. Il presente non spaventa, il futuro è comunque roseo, il miracolo italiano può zoppicare, può non essere quello che ci si aspettava, costa sacrifici, ma va avanti.

Il richiamo al passato rimaneva un bel momento per ricordare da dove si era partiti, tutti insieme.

Passiamo ai giorni nostri. In queste settimane imperversano su Facebook i gruppi e le pagine “Sei di XXYY se…”. Normalmente ci si accorge di questi gruppi perchè amici più o meno sospettabili hanno tutto un tratto smesso di pubblicare foto di gattini, tramonti o foto antikasta per iniziare a scrivere cose in dialetto condite spesso da “ahahahah” finali. La moda, come ogni cosa su facebook, ha avuto uno sviluppo esponenziale e vedrà una sua caduta e scomparsa talmente rapida da doverla studiare all’istante, prima che un’atra moda social si sviluppi e decada.

Ora, facebook è l’habitat naturale di alcune fasce di età ben definite. C’è la fascia giovanissima (liceo), la fascia giovane (fino ai 30), i trentenni e i quarantenni. I gruppi “Sei di CACIORICOTTA se”  coinvolgono, come è giusto che sia, la popolazione social dai 24-25 anni in su; da quelli che, cioè, si sono allontanati da casa per studiare da un periodo ancora non così definitivo, a quelli che se ne sono andati dal paese o dalla cittadina da ormai ben più di 10 anni, per lavorare o studiare. O nessuno delle due. Cacioricotta è ovviamente un nome di fantasia, non lo cercate.

Questi gruppi rispondono a qualcosa di  totalmente diverso rispetto a Paolo Limiti o Fazio. Non si tratta, infatti, di operazioni di revivalismo ma di puro e semplice nostalgismo. Non si ricorda un’epoca passata in cui tutto era diverso, si era giovani e belli, si cantavano cose diverse ecc ecc.. Per lo più si ricorda la casa; la mancanza delle preoccupazioni e delle ansie tipiche dell’adolescenza col piatto a tavola, i personaggi, i luoghi, il vistuto e il periodo in cui si viveva a pieno il presente, senza pensare al passato e con in testa un futuro fatto di chissà dove e chissà cosa, ma sempre sorridente. La generazione dei 30enni di oggi era quella che 15 anni fa viveva il proprio apogeo nella predestinazione. Figli del benessere e degli anni ’80 doveva essere la vera consacrazione dello sviluppo italiano che in meno di 30 anni aveva portato tutti, e dico tutti, ad avere una casa di proprietà, gli elettrodomestici, l’istruzione, l’auto, la vacanza, gli sfizi, gli sprechi. E quei ragazzini cresciuti a Mulino Bianco e Super Santos sarebbero diventati tutti ingegnieri, medici, architetti, artisti, musicisti, professori universitari, imprenditori edili, ricchi tenutari, cardinali, granmaestri, direttori di banca. Tutti, nessuno escluso. Tutti laureati e ricchissimi, come nelle serie americane con le famiglie che fanno ridere.

Paolo LimitiOra si ricorda il paese, il dialetto, perchè si ha nostalgia di quel futuro e di quel presente lì. Si ricorda Racciona perchè oggi, a Paragonate o a Menaglio sul Pivo, c’è la nebbia, Milano è lontana, il lavoro al call center fa schifo e manco ci pago il treno per scendere a casa. E tanti saluti ai sogni di gloria. Racciona è un nome di fantasia, o almeno, penso che non esista un posto che si chiama Racciona.

Altro aspetto: il feeling nostalgico-generazionale viene accompagnato da una forma di identitarismo localistico tutto piegato anch’esso al passato. Con Limiti o Fazio non si ricordava quello che si era nel proprio luogo di origine. Si ricordava tutti insieme, coerentemente, da Bolzano a Ragusa. Era l’Italia di una volta, i bei tempi lo erano per tutti. Il futuro era collettivo.

Ora, invece, la nostalgia del passato, la mancanza di una prospettiva di vita certa che ci dica cosa e chi siamo finisce per trovare ancoraggio solo negli aspetti primari, basilari: il dialetto, il bar del paese, il piatto tipico, il monumento. Il presente era collettivo, il futuro è collettivo. Ma meglio non pensarci, meglio tornare alla tribù che è tanto rassicurante. Sentirsi sfigati non è così cool.

Sei di Bassaggio Retrivo se ti guardi indietro e… pensi di avere nostalgia del presente e del futuro che non hai più. E ti mancano le polpette al sugo di mamma. Ca p’ ggi addo gnaratt’v graziav balivi attut (dialetto di fantasia).

Ahahahahahaha

FC


Francesco Conte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *