Riflessione sulla violenza sessuale da Topazio a Repubblica.it
27 Set 2014

Riflessione sulla violenza sessuale da Topazio a Repubblica.it

 

Mi piacerebbe parlare della violenza sessuale. Per quanto l’argomento più generico, ovvero quello della violenza sulle donne, sia spesso sulla bocca di tutti, dai media più importanti alle discussioni sugli autobus, mi imbatto spesso in moltissime difficoltà quando tento di affrontare la questione in maniera completa e profonda, perché quando si è femministe e si imbastisce un dialogo con qualcuno o qualcuna si viene subito tacciate di parlare per slogan e ciò che è peggio, si viene accusate di odiare i maschi e di essere delle estremiste che non si rendono conto che siamo nel 2014, un’epoca cioè in cui le donne e gli uomini sono ufficialmente uguali, in tutti gli ambiti. Così la conversazione si chiude regolarmente in un rapido scambio di battute.

Da qui nasce questa riflessione perché io sono femminista e non voglio essere inquadrata in nessuno schema costruito su frasi fatte e stereotipi di frigidità.

Così ho deciso di ribaltare il racconto, di usare cioè un canovaccio ben noto ai più per tessere un discorso il più comprensibile e banale possibile per affrontare il tema della violenza sessuale, voglio riassumervi 187 maledettissime puntate di Topazio (le ho viste tutte e anche se non avessi voluto è attualmente in onda due volte al giorno su Rai Premium), una delle telenovelas più viste dagli italiani tra gli anni ’80 e gli anni ’90, ma questa storia per essere compresa ha bisogno di qualche precisazione.

Prima considerazione: il periodo di messa in onda della soap non deve essere sottovalutato, infatti dalla fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 i movimenti delle donne hanno lavorato sodo per spingere il legislatore a rivedere le leggi in materia di violenza sessuale e ci sono volute 5 legislature per arrivare a modificare di netto parte del codice Rocco (dal nome del guardasigilli di Mussolini, pensate quanto sia attuale il testo). Dopo una proposta di legge datata 1987 e rimasta nei meandri del parlamento per quasi 10 anni, finalmente nel 1996 viene stabilito che i reati di violenza sessuale non sono più “reati contro la moralità pubblica e il buon costume” ma finalmente divengono “reati contro la persona”. Quali implicazioni ha questo cambiamento? In due parole finalmente la donna ha un corpo che non è pubblico e definirne gli spazi implica che ne vengano definiti anche i limiti di “attraversamento”. Usare violenza sulla donna vuol dire commettere un atto di violenza contro una persona mentre fino a qualche tempo prima quando si compieva tale atto, il reato offendeva la buona condotta di una società, poiché da sempre la donna è stata il termometro su cui si misura quella che dal codice viene chiamata appunto moralità pubblica, e ciò non riguarda solo la violenza, ma argomenti più vasti come la sessualità che non è più dunque patrimonio di nessuna valutazione moralistica della società ma diviene finalmente scelta personale (ricordiamo sempre che il delitto d’onore fino al 1981 giustificava l’omicidio della donna qualora questa avesse leso la moralità inattaccabile dell’uomo, ma tale attenuante non prevedeva il rovesciamento delle parti). Infine la legge decreta che gli “atti di libidine violenta” e la “violenza carnale” vera e propria debbano essere accorpati sotto un’unica voce, quella della violenza sessuale perché non ci sono gradi differenti di offesa quando si viene stuprate, c’è l’orrore della violenza e basta. Tenete questo dato bene a mente.

Violenza sulle donne

Seconda considerazione: mentre tutto questo marasma di eventi politici e sociali prendeva corpo, 5 milioni di italiani stavano incollati al televisore per vedere “Topazio”, telenovela venezuelana che ha spopolato in un incredibile numero di paesi riscuotendo approvazione in tutto il mondo. Il successo in Italia fu tale da far vincere alla soap un telegatto nel 1990, occasione in cui Grecia Colmenares, la protagonista, promise solennemente che se mai avesse avuto una figlia femmina l’avrebbe chiamata Italia, bene, vi dico già che grazie al cielo ha avuto solo un figlio maschio.

Violenza sulle donne

Per questo ho deciso di parlare di violenza sessuale attraverso la favoletta di Topazio, perché ho pensato che se gli italiani le vogliono così tanto bene allora è la chiave giusta per affrontare il discorso.

Facciamo dunque un brevissimo riassunto della trama: Topazio si innamora di Gianluigi, i due si sposano ma il rivale di lui, Martino Buitriaco (per inciso buitre in spagnolo vuol dire avvoltoio) se la tiene una notte intera in casa e la donna, così piccola e fragile (per citare letteralmente il testo della canzone di Drupi che fa da sigla) svenendo per la paura crede di essere stata stuprata, il cattivo allora non le dice che in realtà non è successo nulla, perché si rende conto che così il marito l’abbandonerà per non ledere la sua dignità di uomo e Martino Buitriaco potrà finalmente sposarla. La trama si intreccia perché la donna è incinta (del marito visto che in realtà lo stupro non è avvenuto) e dato che Gianluigi è un uomo tutto d’un pezzo la lascia perché fondamentalmente non può vivere col dubbio della paternità. Se la riprenderà solo alla fine dopo avere sconfitto l’antagonista che gli svelerà di non avere mai toccato Topazio.

Morale della favola: nel corso delle puntate si sottolinea che le parti lese sono solo due: da un lato c’è Gianluigi, che  ha rinunciato all’amore della sua vita per l’onore e la dignità che non risentono mai del fatto che l’uomo ha abbandonato la sua compagna cieca ed incinta (non ve l’avevo detto ma lei è pure cieca oltre che piccola e fragile), l’onore e l’orgoglio maschile infatti rispondono solo alla questione “la mia donna è andata con un altro anche se non è colpa sua”. Dall’altro c’è Martino Buitriaco che per quanto rimanga il cattivo per eccellenza lungo tutta la narrazione, incarna anche lui qualche caratteristica della vittima; di base viene ribadito che tutto ciò che fa è agire spinto da un sentimento d’amore fortissimo verso la protagonista, un amore così tanto forte da farlo diventare pazzo, un amore così travolgente da negargli la capacità di intendere e di volere, un amore per il quale fine ogni mezzo è giustificato e, comunque sia andata, risulta che quell’uomo, poverino, era pazzo in quel momento e non l’ha fatto apposta. Questa è una delle affermazioni di Topazio stessa, ossia la vera vittima che non ha quasi mai voce in capitolo sulle cose che le accadono.

Che ce ne frega, direte voi.

E invece sì, perché noi donne trentenni (spettatrici passive di Topazio) è così che siamo cresciute, questi sono gli insegnamenti di un’intera repubblica fondata sull’onore, e se per sbaglio ci è successo di accendere un apparecchio televisivo, Topazio o non Topazio, era questo l’input: abituarci alla colpa e giustificare l’aggressore. Ma le leggi sono cambiate e il codice penale è diverso adesso che siamo tutti uguali, direte voi, ebbene no!

Un articolo apparso su Repubblica.it ci dice che non è così (articolo apparso il 26 settembre 2014, cioè in questa società). La Cassazione ha infatti emesso una sentenza che ci informa che in un particolare caso, la difesa di uno stupratore si è appellata a due giustificazioni: la prima è che bisogna sempre considerare che il carnefice potrebbe non essere del tutto in sé, per esempio potrebbe essere sotto l’effetto dell’alcol; in secondo luogo bisognerebbe comprendere a pieno che tipo di violenza ha subito la vittima (ritornando quindi agli albori del Codice Rocco), in questi due casi vanno ammesse delle attenuanti. Ebbene la Cassazione ha accolto le richieste della difesa. In particolare si sostiene che per valutare la pena per uno stupro debba“assumere rilevanza la qualità dell’atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata”. Nel suo caso, da parte dei giudici d’Appello sarebbe “mancata ogni valutazione globale”, in particolare “in relazione al fatto che le violenze sarebbero sempre state commesse sotto l’influenza dell’alcol”. (stralcio tratto dall’articolo)

In conclusione ripiombiamo negli anni peggiori, quelli in cui Franca Viola sarebbe stata costretta a sposare il suo stupratore, quelli in cui una donna si deve vergognare degli abusi subiti perché non solo li subisce, ma si ritrova ancora una volta violata nell’atto in cui la violenza deve essere misurata e attentamente calibrata da vicino da una corte, da un pubblico.

Questo ci ha insegnato Topazio, ad incassare il colpo, ad essere giudicate prima e dopo un abuso per una colpa che non esiste. E’ arrivato o no il momento di affrontare il tema della violenza sulle donne?

Le telenovelas sono solo fiction, smettila! Direte voi.

Ne siete proprio sicuri?

Marilia


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.