No Rest For The Wicked: perché i Black Sabbath non vanno in pensione
17 Giu 2014

No Rest For The Wicked: perché i Black Sabbath non vanno in pensione

Il 18 Giugno Bologna ospiterà l’unica data italiana del concerto dei Black Sabbath nella loro formazione originale: Ozzy Osbourne, Tony Iommi e Geezer Butler si esibiranno accompagnati dal batterista Tommy Clufetos.

Per quanto i più giovani conoscano la band solo grazie al controverso successo della serie televisiva “The Osbournes” che nei primi anni del 2000 ha portato alla ribalta l’intera famiglia del cantante dei Black Sabbath, la storia del gruppo, annoverato tra i fondatori del genere Heavy Metal, vanta vicissitudini, trasgressioni e linguaggi che hanno profondamente influito sulla cultura e sul costume di intere generazioni.

Sono molte, inoltre, le leggende metropolitane che hanno corroborato la notorietà del gruppo alimentando il gusto estetico (molto in voga tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70) per l’occultismo e l’esoterismo: si narra di gatti fucilati, di colombe e pipistrelli dalle teste mozzate a morsi, di tracce di vinili che riportano messaggi subliminali, di suicidi istigati dai testi delle canzoni.

Ma andando oltre alla leggenda ed attenendoci ai fatti, la storia del gruppo mantiene comunque un fascino surreale: la prima formazione nasce grazie a John Osbourne (detto Ozzy per via di una prepotente balbuzie che gli rendeva impossibile pronunciare per intero il proprio cognome) che decide di intentare la carriera musicale affiggendo un annuncio in cui si proponeva di formare una band, dopo aver provato a sbarcare il lunario come macellaio e successivamente come ladro, attività che lo porterà in carcere in giovanissima età poiché rimase intrappolato dal peso dello stesso televisore che si accingeva a rubare.

Ozzy Osbourne, Tony Iommi (chitarrista dal virtuosismo facile nonostante la mancanza dell’indice e dell’anulare della mano destra) e Bill Ward si incontrano proprio grazie all’annuncio nonostante i primi due si conoscessero già dai tempi della scuola poiché si detestavano tanto da essersi picchiati più volte. Poco dopo fu proprio Ozzy a coinvolgere nel complesso appena formato Geezer Butler.

Fu così che i Polka Tulk divenuti in seguito gli Earth cambiarono nome definitivamente in Black Sabbath rifacendosi al titolo inglese del film I tre volti della paura del regista Mario Bava.

La band, dopo circa quarant’anni di attività in cui la formazione è cambiata continuamente, si ritrova nell’assetto originale nel 2013 con l’album 13.

Black Sabbath

Appresa la notizia del concerto dunque, non ho esitato neanche un momento nel pensare che sarebbe stato necessario procurarsi un biglietto ed andare.

Attendevo l’evento con una buona dose di entusiasmo e ritenevo praticamente fisiologica, quantomeno per i consumatori ossessivo compulsivi di musica come me, la necessità di esserci, di ascoltare Children of the grave finché la potenza del suono non mi si insinuasse nelle budella come fa la forchetta con gli spaghetti.

Ebbene, con molto stupore ho riscontrato che non per tutti è così, ma non è una questione di gusti, bensì di età: il commento più comune riguardo all’imminenza del concerto infatti è: “Mai sei sicura che si reggano ancora in piedi?” e dopo questa frase si dipanava regolarmente una lunghissima filippica su come non valga assolutamente la pena di investire dei soldi (molti soldi) per andare ad ascoltare quella che veniva sintetizzata come la recita di fine stagione di una casa di riposo.

Dopo attente riflessioni e dopo avere messo in campo tutta la capacità critica in mio possesso mi sono resa conto che tuttavia gli scettici non hanno proprio torto, ma nessuno, in fondo, si aspetterebbe davvero di ripiombare magicamente nel ’70 per sentire Ozzy cantare “Paranoid” con la stessa potenza ammaliante delle sirene di Ulisse.

Ma…è davvero solo una questione di prestazioni?

Ecco, la mia risposta è no, e non è guidata dal solito pippone (oltretutto rispettabilissimo) che ci dice che i Black Sabbath hanno fatto la storia della musica; per me è una questione di qualità del sentimento, come quando da bambina mi procuravo appositamente e piacevolmente paura fissando per ore la copertina del vinile No Rest For The Wicked di Ozzy Osbourne per poi usarlo per spaventare le cugine sensibili: teschi e bambine dalle pupille bianche che fanno da cornice ad un Ozzy seduto su di uno scranno con uno sguardo eloquentissimo ed un aspetto primitivo.

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E’ dunque il senso del sublime che conta, lo stesso dell’estetica romantica, quella piacevole sensazione di smarrimento e stupore che proverò davanti alla potenza di una manciata di corpi che c’avranno pure 70 anni ma conoscono i segreti e la magnificenza della performance e posseggono tutto il vigore del metallo pesante, e lo si sa, il metallo regge allo scorrere del tempo molto più della carne.

Oltretutto, mi è stato sempre detto di avere molto rispetto per gli anziani.

Marilia


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.