Recensioni di film che non ho visto – Puntata tre
07 Dic 2015

Recensioni di film che non ho visto – Puntata tre

L’autunno. Periodo di castagne e vino novello, di foglie che cadono e alberi spogli, di camini, tappeti di pelle d’orso e susseguenti combo vestaglia di raso+pipa da spompazzare, di esuli pensieri e stormi d’uccelli neri nel vespero migrare (a casa loro, uccelli immigrati clandestini che non siete altro), ma soprattutto periodo di limoni duri in ultima fila, al buio, nei cinemi di tutta Italia.
A chi piace nei multicinemi, col risucchio (zozzoni, non è quello che pensate voi) di cochetta in sottofondo e quella salse-ddi-ne di pop corn che vi solletica le labbra, a chi piace nei cinemi d’essè, mezzi vuoti, se siete feticisti della noia, a chi piace nei cinema porno ma lì siete proprio pervertiti, eccheccazz, e a chi piace, giustamente, a la casa sua, a letto che c’è intimità e ci si fa li cazzi propri.
Il ciuccione al cinema è un must, l’importante è la mossa propedeutica finto sbadiglio, finta stirata di braccia e oppelà abbraccio avvolgente e via de lingua a cavatappi.
Ma quali film ci riserva questa nebbiosa e umida settimana d’autunno? Quali trame faranno risvegliare i nostri sensi, intorpiditi dal freddo e dalla mise pigiama di paille con orsacchiotti coccolosi+babbucce di Winnie The Pooh della vostra tipa?
Scopriamolo amanti del cinema pre-sispera-sennòcolcazzotipagavoilbiglietto-coito!
(solito spiegone di rito, i voti sono delle mini-icone vincenzi mollica, che per comprimerle è stato un casino, e vanno da uno a cinque)

Dio esiste e vive a Bruxelles, Jaco Van Dormael

Ma rimane tappato in casa.

No vabbè, continuo a scrivere.
Dio, che a quanto pare ha un tempismo di merda, vive a Bruxelles e, mentre progetta per ovvi motivi il suo trasloco in un posto che l’Isis non s’incula de pezza, fa gli scherzoni agli uomini dal suo pc scrauso.
Ti fai il bagno? Suona il telefono. Fai la fila al supermercato? La fila di fianco va più veloce. Hai finito le cartine? Gli amici paki avranno solo rose. Vuoi rosa? Gli amici paki avranno solo cartine: “Buon San Valentino! Oddio grazie amò ma non so che farci de ‘sto mazzo de rizla”. Fai una fermata del bus senza biglietto? Passerà il controllore e, a meno che tu non sia Ajeje Brazorf, sei fottuto. E via dicendo.
Poi un giorno sua figlia, che lo chiama “bastardo spregevole”, sbrocca e, tramite la wind, manda un sms a tutti con su scritto il giorno della propria morte. Ma con 2Gb in più per internet.
Non solo: “scende” a Bruxelles (uscendo da una lavatrice a gettoni, la San Whirpool) per farsi la svelta con gli amichetti mortali (“ciao so’ la fija de mazinga”) ma non trova nessuno per strada perché ci stanno i terroristi in giro. E quindi Dio scende e la prende a pizze e a letto senza cena.
Ah, nota di colore: marchetta della Deneuve che, sfruttando un buco di sceneggiatura, si fa trovare a letto col gorilla del Crodino che è rimasto disoccupato perché Owen Wilson affetta le arance meglio di lui.
Il titolo originale del film è Le tout nouveau testament. Franco, colui che lo ha tradotto per il mercato italiano, è ora anche lui disoccupato e condivide una doppia in nero col gorilla del crodino.

MollicaMollicaMollica

 

 

Il viaggio di ‘Arlo, Peter Sohn

Finalmente un bel cartone originale, sui dinosauri che fanno un viaggio con degli umani e ne diventano amicici.
Carlo, dinosauro verde di Firenze, dopo uno tsunami di fiume, perde il papà ma trova un piccolo umano Tarzanesco che non parla e compie solo azione animalesche, tipo usare il cucchiaio per attorcigliare gli spaghetti.
Essì, perché la premessa è che il meteorite che ha sterminato i dinosauri non è mai caduto.
Gli stessi dinosauri convivono pacificamente con ‘sti trogloditi umani, che non si sanno esprimere, urlano a cazzo de cane e non capiscono una sega perché, porelli, non hanno un intelletto sviluppato, ovvero gli homo borghezius.
Dall’unione di Alla ricerca di Nemo e Bingo Bongo con Adriano Celentano, arriva questa piccola grande cacata di film d’animazione, una sorta di Era glaciale pezzente, senza humour, senza scoiattoli, senza ghiande, senza cortesia, senza convenienza, senza ampio parcheggio.
E, aspettate ‘spettate non me lo dite, il dinosaurino incontrerà personaggi saggi e simpa (in questo caso, ribaltando il topos narrativo classico, tirannosauri, gli stronzi per antonomasia della cinematografia giurassica), crescerà nell’animo suo e, alla fine del suo bildungsroman, tiè sentite che vocabolario forbito, ritroverà il padre.
Che, nel frattempo, ha combinato un casino della madonna in un’isola del Costa Rica, non per storie di ddroga, ma perché ha sfasciato il Jurassic Park con altri dinosauri debosciati.

MollicaMollica

 

The visit, M. Night Shyamayalaaaaan

“Mamma ci mandi una settimana in vacanza dai nonni, quelli che non abbiamo mai conosciuto, quelli con cui tu non parli da quindici anni perché avete litigato a colpi di calci e pugni e non avete mai fatto pacina paciotta, quelli di cui non parli mai perché mantieni un oscuro segreto sul loro conto, quelli che vivono in una landa desolata e nevosa che in confronto l’Overlook Hotel è la Tiburtina all’ora di punta, quelli che abitano vicino ad un ospedale psichiatrico, quelli che si trasformano in mostri psicopatici dopo le 21,30, quelli che ci vorranno far impazzire e poi ammazzare?”
“Mmm, sì, perché no! Io nel frattempo vado una settimana in crociera col mio ganzo.”

Mollica

 

 

 

Il sapore del successo, John Wells

In questo film Bradley Cooper fa un cuoco di successo che una volta era stronzo, trombaiolo e si drogava agli addii al celibato a Las Vegas per poi non ricordarsi nulla. Perde tutto, ma così tutto che nemmeno la Clerici lo vuole a cantare le tagliatelle di Nonna Pina, si redime e decide che deve ridiventare il migliore, senza passare da Masterchef.
Il suo obiettivo è aprire un ristorante e Londra e conquistare sul campo la terza stella. Non quella della Juventus, la Michelin.
Decide dunque di chiamare i migliori chef ad aiutarlo: una ex-turbofregna ancora mediamente fregna di cui inevitabilmente s’innamorerà e con cui divorzierà perché cucinano in due e nessuno fa i piatti, quello di Quasi amici, che da quando nun spigne carrozzine è caduto in depressione, Scamarcio che delizierà il pubblico a colpi di braciole, orecchiette con le cime di rapa e sguardi inespressivi e Beppe Bigazzi, ché il gatto in umido con le patate in Inghilterra va un casino quest’anno.
Pare però che nel film non si veda mai la preparazione del cibo, ma solo l’impiattamento.
Cioè sarebbe come vedere un porno e concentrarsi solo sui dialoghi: “aspè, rimetti, rimetti indietro a quando l’idraulico dice che je stura il buco”.

MollicaMezzo Mollica

 

A bigger splash, Luca Guadagnino

Isola di Pantelleria, villa con piscina, esterno giorno, ammucchiata.
Tilda Swinton è una rockstar che ha perso la voce e si ammucchia con un biondo palestrato che nel trailer fa la bella statuina. Durante il suo soggiorno nell’isola siciliana, tra uno sbarco di migranti e l’altro, riceve la visita del suo ex, un Ralph Fiennes che o balla o ha lo sguardo da psicopatico o vuole ammucchiarsi con Tildona, e della di colui figlia, una ragazza cicciona, brutta, brufolosa e con le vene varicose, ma con delle straordinerie virtù morali stranamente bella, languida e bagascia che vuole ammucchiarsi con il biondo muto e scemo, scemo in quanto biondo.
Tutto ingarbugliato, tutto fintamente zozzetto, tutto patinato, tutto bello, tutti belli.
Che du’ palle.
Tra una ammucchiata e l’altra, ogni tanto si nuota, si prende il sole, ci si prende l’aperitivo, si balla alle sagre di paese, si mangia in terrazza, si prendono per culo quelli sui barconi salutandoli con la manina Ciao poveri! come dei Baby George qualunque, si dicono frasi sconnesse come – Sei osceno. – Siamo tutti osceni, è la chiave del gioco e giù cinquina in faccia.
Insomma, se avessero voluto dare una seconda possibilità a Franco, il titolista del film su Bruxelles di sopra, ora disoccupato, la pellicola si sarebbe potuta chiamare La vita di Michelazzo: magna, beve e non fa un cazzo Michellazzo’s life: eat, drink and doesn’t make a cock.

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Natale all’improvviso, Jessie Nelson

Così all’improvviso che te lo fanno uscire a fine novembre.
Poi magari te lo vedi ‘sto film e te sale l’ansia dei regali da fare, del rivedere duemila parenti, della panza che ti crescerà smisuratamente e della visione dei panettoni con uvetta perché il panettone con l’uvetta fa schifo a tutti ma tutti lo comprano.
Ok, non esistono più le mezze stagioni, ok, si stava meglio quando si stava peggio, ok, Natale quando arriva arriva, ma di questo passo dove andremo a finire, eh? Manderanno in onda Una poltrona per due a ferragosto? Sanremo a ottobre? Miss Italia a Pasqua? Un jeans e una maglietta alla festa della lega nord a Pontida?
Ma poi, chi è che si va a vedere ora una commedia natalizia ammerrigana con la famiglia piena di problemi ma che alla fine, dopo un Natale che doveva essere perfetto e invece si rivelerà un fiasco, grazie a gag riprese da altri film natalizi, ritroverà l’armonia perduta?
Che vi ha fatto la Pasqua? Perché a Pasqua devi stare con chi vuoi? Perché non fanno i film di Pasqua?
Che so, Vacanze di Pasqua, Pasqua a Rio, Pasqua all’Isola di Pasqua, Indovina chi viene a Pasqua, Pasqua and the furios, cioè basta con sti cinepanettoni, perché non virare sui cineuovadicioccolato, ‘nnamo su.

Mollica

Mezzo Mollica

 

La felicità è un sistema complesso, Gianni Zanasi

Valerio Mastandrea fa un lavoro che non esiste: “convinco dirigenti irresponsabili a mollare (l’azienda), gente che al massimo può organizzare tornei di playstation, ingolfano Maserati questi qui, sono le cavallette.”
Si deduce, dunque, che in Italia abbia tantissimo lavoro.
Io difatti me lo immagino mentre cerca di convincere Lapo Elkann fatto di bamba: “Daje venni Lapo. Sì ma poi tutta la notte coca e mignotte? No a trans no Lapo ché poi è un casino con la stampa. Allora no. Va bene dai dopo tutti dal trans Umberto. Ok, vendo.”
Fa tutto ciò per un’azienda che con esiste che ha conti che non esistono in paradisi fiscali che però esistono.
Fino a quando incontra sulla sua strada due regazzini che devono ereditare, per colpa dei genitori, l’azienda di famiglia ma sono troppo piccoli per essere in grado di farlo. Lui avrà i rimorsi di coscienza, scoprirà l’affetto paterno e ne diventerà, per l’appunto, padre. Quindi l’azienda sarà sua, i fiordolozzi dell’azienda saranno suoi e tanti saluti a tutti.
Mica scemo.
Inoltre, anche un tocco di fantasy nella storia. Battiston pare non parli per tutto il film con l’accento veneto.
Scherzi a parte, il trinomio Zanasi-Mastandrea-Battiston ha già funzionato in Non Pensarci (che hanno così tirato per le lunghe da farci una serie).
Ma soprattutto è il binomio Mastandrea- Battiston che per me funziona perché mi stanno simpatici, quindi il film è bello.

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Uno per tutti, Mimmo Calopresti

Voglio fare un noir ambientato al nord con dei calabresi, dei costruttori arricchitisi in modo illegale e un sbirro tutto d’un pezzo. Chi chiamo? Toni Servillo? Filippo Timi? Fabrizio Bentivoglio? Elio Germano? No, Giorgio Panariello, nota maschera drammatica. Nei panni dello sbirro. Ché quello che faceva Franco o Franco! di Zelig non poteva.
La trama si dipana su tre sociopatici, Gil, Vinz e Saro, amici da bimbi, che, oltre ai nomi da pirla, si ritrovano dopo tanto tempo perché il figlio di uno dei protagonisti ha accoltellato il regista: “madò che schifezza di film Mimmo!”.
A salvargli il culo ci pensa ovviamente il ruvido poliziotto Panariello che trova l’alibi perfetto al giuovine: era in una discoteca e chiedeva alle tipe se si vedeva il marsupio.

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Club life, Fabrizio Conte

Johnny Dì, autista di limousine con nome d’arte incorporato, incontra il sosia di Fabrizio Corona che lo introduce alle serate in mega-discoteche piene di turbofregne un po’, uhm, per così dire, peripatetiche: “tutte le cene gratis, tutti i drink gratis”. Senza buoni pasto e senza conoscere i baristi. I due prendono in gestione una serata, quella del martedì, in una di queste discoteche coatte. L’unico modo di svultare, che c’è la Champions e il mercoledì le persone normali lavorano, è organizzare una serata erasmus a New York, anche se a New York non si fa l’erasmus, con consumazione obbligatoria, cocktail a 8 euro e musica trash col Dj Topo.
Poi il simil-corona e Johnny Dì, già sotto pressione perché il comitato No al degrado di Manhattan scassa la minchia, litigano per i soldi: “noi abbiamo chiuso! Ora non conti più niente!” E addio suogno del tuop del suogno per Gionniddì.
Ma il nostro eroe non demorde e, al grido di non mi hai fatto niente faccia di serpente, riorganizza un’altra serata in un altro quartiere newyorkese, dove può fare tutto il bordello che gli pare, i pakistani intorno possono pure vendere birra dopo le 10 e i residenti non chiamano i vigili urbani, anch pecché i vigili urbani in America non esistono.
Gionni fa il culo a tutti, diventa il re delle serate mondane che neanche Bobolone Vieri, Flavio Briatore e Paolo Brosio ai tempi d’oro e diventa anche filosofo: “comportati come se avessi il potere anche se non ce l’hai, quando s’accorgeranno che non era vero sarai già potente”.
Quando bastava semplicemente un sucate tutti.

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Tibberio

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