Ostalgie e Anti-Ostalgie, un viaggio nel cinema post-DDR – parte prima
10 Nov 2014

Ostalgie e Anti-Ostalgie, un viaggio nel cinema post-DDR – parte prima

Il neologismo Ostalgie è entrato ufficialmente nella lingua tedesca nel 1993 per designare quella serie di comportamenti e vissuti, tra loro anche molto differenziati, che rimandano a una nostalgia per la vita quotidiana della Repubblica Democratica Tedesca divenuta, dopo la caduta del Muro di Berlino, un lontano ricordo.

La DDR «non è mai il paese che fu, quanto quello che si sarebbe voluto che fosse: come tale, un rifugio dalle aggressioni della storia, uno spazio di ‘resistenza alla cancellazione del passato, la rivendicazione di una differenza».
Un paese che si sarebbe voluto che fosse: un po’ come Topolinia.

A due decenni dalla caduta del Muro di Berlino, il fenomeno si manifesta in diverse forme: revival delle vecchie marche, soprattutto alimentari, dell’Est (ora viste come sinonimo di genuinità), DDR-Partys, Ostalgie-Shows televisivi e Gadget di vario tipo, basta fare un giro a qualche mercatino frikkettone e qualcosa lo si raccatta (io stesso ho una targa con la falce ed il martello della Repubblica Democratica Tedesca, comprata da ubriaco ma ubriaco per davvero all’Oktoberfest che te svegli e pensi maccheccazzoèstamerda?).

E nel cinema, visto che ho deciso che parlo de cinema? Beh, nel cinema ci sono tre film-emblema della Ostalgie canaglia.

SONNENALLEE, GOODBYE LENIN E LA OSTALGIE RIFLESSIVA

“C’era una volta un Paese, dove io ho vissuto. Quando mi chiedono com’era posso solo dire: è stato il momento più bello della mia vita. Ero giovane, e innamorato”.
(Sonnenallee, L. Haußmann, 1999)

 

sonnenallee

 

Sonnenallee è un film tedesco del 1999 diretto da Leander Haußmann.
La Sonnenallee è una via di Berlino (nel quartiere di Neukölln) che dal 1961 al 1989 era divisa in parti disuguali dal famigerato Muro; la sua estremità più breve era territorio della Repubblica Democratica Tedesca.

Qui, in queste quattro mura (e scusatemi il calzante gioco di parole ma non ho resistito), sono ambientati le vicissitudini giovanili dei protagonisti del film, un gruppo di amici all’ultimo anno di superiori.
Il protagonista, Michael, ci narra di un Paese in cui:

“Si mormora di un ufficio nel quale i funzionari passano le giornate ad ascoltare tutti i dischi che scottano, solo per poi proibirceli. Ché qui proibiscono volentieri, e molto”.

Il tutto, come si può ben capire, è raccontato in maniera scanzonata e irriverente, il giovane Micha è innamorato e vuole invitare la sua bella a ballare. Poi al posto degli Stones c’è un gruppo folk della Germania Est e gli ardori giovanili vanno a farsi benedire (un po’ come dire, in dolce compagnia, “ora ci vediamo un bel film” e poi metti su Panarea).

Ogni personaggio è un tassello dell’adolescenza ai tempi della DDR: musica occidentale bandita, l’unica possibilità di vera istruzione è arruolarsi nell’esercito per tre anni, libertà d’espressione ed intellettuale fortemente limitate, così come la vita privata, da un, per usare un eufemismo, invadente (cacante il cazzo sarebbe la parola giusta) sistema istituzional/burocratico.

Di base, il film rispecchia le aspirazioni e le insicurezze giovanili universali, sebbene la commedia sia incentrata soprattutto sulla divisione fra Est e Ovest e sulla situazione politica tedesca degli anni ’70.

Good bye, Lenin!, invece. narra la vicenda, ambientata nel 1989, di Christiane, madre di Alex. Fedelmente iscritta al partito da buona socialista, viene colta da un infarto durante alcuni tumulti che vedono coinvolto, picchiato ed arrestato il figlio. Oltre la tragedia personale, un piccolo ed insignificante evento stravolge la vita del ragazzo: il Muro è caduto, la Germania è unita e la guerra fredda è oramai alla fine.
Ok, mamma tutt’apposto! Ora siamo uniti, un unico Popol… Ma quel cattivone del medico al grido di Alex sei un minchione, consiglia al giovane di non avvisare la madre dell’accaduto. Tra idee ingegnose, alla ricerca di quei simboli e prodotti unici della Germania Est, Alexander, per paura che la madre sbrocchi come Martellone, ricostruirà intorno a Christine, svegliatasi dopo otto mesi di coma, un mondo, un socialismo puro che oramai non c’è più, ma che paradossalmente non è mai stato cosi perfetto.

“La Germania Est ar cazzo se deve attaccà! AR CAZZO!!!”

“La Germania Est ar cazzo se deve attaccà! AR CAZZO!!!”

I due film, anche se diversi per trama e argomenti, portano in loro i valori dell’Ostalgie riflessiva.
Essa si basa sul tempo storico e individuale, sull’irrevocabilità del passato e la finitudine umana, sui frammenti del ricordo e sulla temporalizzazione dello spazio.
Tutto trattato attraverso una certa ironia che rivela che questo senso di nostalgia e la critica del regime della DDR non sono in antitesi, dal momento che le emozioni personali non cancellano il giudizio critico. Inoltre come sostiene Alex, il protagonista di Good bye! Lenin:
“Il futuro era lì, ai nostri piedi, incerto, ma carico di promesse”;
l’Ostalgie porta con sé una melancolia, una sorta di lutto che elabora il dolore guardando al futuro e bilanciando la sofferenza patita per anni.
Ma anche all’interno di questa Ostalgie riflessiva, sono presenti differenze sostanziali, seppur minime.
LA OSTALGIE RIFLESSIVA “INTERNA” ED “ESTERNA”
Sonnenallee, parte da una premessa diversa rispetto a Good bye, Lenin!: l’ambientazione è contemporanea al regime comunista, non c’è elaborazione del dolore passato, i ragazzi vivono la DDR.
Alex la crea a tavolino. Il tutto si svolge nell’immediato dopo-caduta del muro, i primi anni di libertà e di Germania unita.
Si può dunque affermare che in Sonnenallee l’Ostalgie riflessiva è INTERNA.
Secondo uno dei due co-produttori, Katrin Schlösser della “ö”-Filmproduktion, uno degli intenti del film era quello di mostrare che anche gli adolescenti cresciuti all’est si sono divertiti. La maggior parte della troupe, compreso il regista e il produttore, sono cresciuti là.
Il film non si dipana attraverso gag degne del miglior (o peggior) American Pie, non ci sono tappi in bocca e scuregge, semplicemente è una richiesta di riconoscimento dell’Est verso l’Ovest che anche l’adolescenza nelle Repubblica Democratica aveva i suoi lati positivi.
Se si vuole un’idea di cosa sia stato crescere a Berlino Est, questo film, seppur sommariamente, è l’ideale.
In Sonnenallee la memoria privata supera quella pubblica della dittatura, così come si prende gioco dell’arroganza culturale dell’establishment del tempo.

(Continua…)

Tibbé


Tibberio

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