movimento 5 stelle
29 Ott 2014

Neve al sole: il movimento 0,5 stelle

E’ che si sa, a Reggio Calabria fa ancora caldo.

Lì, alle elezioni comunali, il Marchio è passato dal 21% delle ultime Europee al 2, qualcosina. Parafrasando una vecchia battuta si potrebbe dire che si è passati dal Movimento 5 Stelle al movimento 0,5 stelle. La colpa della debacle? Di chi non è andato a votare definito “assente ingiustificato” (affluenza al 64% circa), ma anche, naturalmente, di chi ha votato i soliti riciclati.. Ma anche un po’ di quelli di Roma che non hanno contribuito. Vatti a fidare della gggente. Sveglia!!!

Era un po’ che non ne parlavo, ma sta di fatto che ormai sono talmente tanto residuali e sopravviventi a loro stessi da rendere inutile ogni ironia, battuta o ragionamento. Io quello che volevo dire l’ho detto quando l’onda montava e la moda li vedeva sulla bocca (e sugli schermi) di tutti e mi prendevo le mie belle lezioncine di politica e visione del mondo dai più accaniti fedeli del Marchio. Da anni dicevo che il Marchio è come neve al sole, non lascia traccia duratura, al massimo un po’ di sporco dopo (un vecchio proverbio in realtà fa emergere dalla neve ben altri prodotti della natura).

Sta di fatto che non riuscire a conquistare nemmeno un consigliere comunale in una città commissariata per mafia da 2 anni è qualcosa che, un movimento tutto pancia e legalità, non potrebbe permettersi. Catalizzare quanto meno la protesta sarebbe dovuto essere il minimo indispensabile, ma a Reggio non c’è stato neanche questo. Neanche i disastri altrui sono più sufficienti per raccogliere consenso, cosa che aveva permesso di raggiungere un 25% alle politiche, tesoro di voti e speranze con cui è delittuoso non essere stati capaci di riuscire a dettare l’agenda politica o portare a casa il benchè minimo risultato tangibile.

Sarà in ogni caso un problema non riuscire vedere i filmati in streaming delle sedute del consiglio comunale, la democrazia reggina ne sentirà sicuramente la mancanza.

volantino m5s

volantino del Marchio

L’obbiettivo 51% comunque è ancora lì; basta continuare a fare l’ottima opposizione di questi mesi e continuare con la tradizionale arroganza a sentirsi i più puri, i più sani, i più giusti senza poi non concludere niente, non comunicare niente, non indicare niente, se non urla, schiamazzi, pagliacciate, continue giravolte e qualche battuta di un comico ormai in crisi creativa.

Il Marchio ha finito di svolgere il proprio ruolo da “tappo” delle istanze sociali e economiche di questo paese. Non serve più, ha vinto il sistema; hanno vinto i rapporti di forza che vedono il ggiovane e molto cool Renzi governare indisturbato facendo selfie, tweet, comparsate televisive e parlando con metafore tecnologico-merceologiche (il gettone e l’i-phone, lo statuto dei lavoratori e gli smart phones, il giradischi e l’usb) senza una reale opposizione parlamentare e senza una vera critica sociale e politica da sinistra (hic sunt leones).

Il Marchio ha fatto si che le piazze, quelle più pericolose e piene di fermento, si svuotassero di contenuti reali, che il conflitto si riducesse ad uno sterile scontro tra “onesti e caste”, sviando accuratamente l’attenzione dai veri motori del sistema: l’esistenza di divari economici indegni, un capitalismo oscurantista, guerrafondaio e all’attacco di diritti e tutele, la polarizzazione della società tra un noi e un loro che vede sempre più la linea di demarcazione segnata da elementi razziali, sessuali, in futuro economici.

Il nemico non lo si sceglie indicando categorie vaghe e tormentoni da bar. Il nemico, se di nemico si vuol parlare, pre-esiste e si trasforma, non lo si crea. E, se si sceglie deliberatamente di concentrare le energie e le proteste su obiettivi fittizi, si sta nei fatti dall’altra parte. I poteri forti si combattono non con post su facebook o campagne più o meno complottiste. E’ necessaria una base ideale forte, immaginando e indicando alternative che vadano oltre il sondaggio o il banner da inserire nel blog. Il potere è nella cultura e nella pratica quotidiana delle persone; si combatte solo vivendo culture dissonanti, sovvertendo i valori dominanti e proponendo nuovi modelli, nuove istanze e, ora dirò una parolaccia, seguendo un’ideologia, una visione del mondo alternativa. La rivoluzione non è la mera conquista del potere (tutti a Casaaa!!1!!) ma la ricerca di uno nuovo che capovolga le vecchie gerarchie, le vecchie dinamiche, i vecchi interessi. I rivoluzionari del marchio in realtà erano complici della conservazione, energia sprecata, carica a testa bassa contro obbiettivi volutamente sbagliati.

La leopolda, vignetta di Mauro Biani per il Manifesto

Vignetta di Mauro Biani per il Manifesto

Ora c’è chi va e governa dimostrando ideologicamente e nei fatti di non essere “nè di destra nè di sinistra”, frase fatta di chi tende a conservare nel profondo lo status quo proponendosi con la maschera del nuovo. La Leopolda, in questo, è stata l’atto fondativo di un non-partito, di una nuova classe dirigente post-politica, fintamente post-ideologica e fondamentalmente schierata sull’evoluzione del capitalismo iperliberista ai danni del welfare, dei diritti, della solidarietà e della giustizia sociale.

Fare una opposizione senza schierarsi nelle vecchie categorie novecentesche, senza dividere il mondo tra chi ha i mezzi per imporre un sistema di potere e chi sarà costretto a subirlo, è esercizio inutile e complice. Dire di essere contro ma nei fatti non toccare mai le vere linee di conflitto che da sempre stanno nelle cose è praticare falsa coscienza, distrazione di massa, perdita di tempo permettendo l’irreversibile. Ma viste le ultime mosse del Proprietario del Marchio il campo scelto pare sia chiaro, inseguendo la Lega sui temi dell’immigrazione e alleandosi in Europa col noto marxista Farage.

A Reggio, intanto, fa caldo. E la neve del Marchio si scioglie più rapidamente, molto rapidamente, lasciando cosa?

il futuro è solo l'inizio, slogan della leopolda

appunto…


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.