Letture sconsigliate bis: 3 classici da estate(vene)incittà
09 Ago 2014

Letture sconsigliate bis: 3 classici da estate(vene)incittà

Foto di copertina @ Giorgio De Chirico: Piazza Verdi in agosto, con il gasometro che spicca in lontananza

Lo sappiamo tutti, è dura rimanere in città d’estate.

Da soli, senza nulla da fare.

Il tempo che perde di significato.

I telegiornali che danno i nomi alle perturbazioni e si inventano improbabili affari di calciomercato.

Tant’è. C’è chi ci rimane perché glielo impone il contratto d’apprendistato, chi perché deve studiare per laurearsi a ottobre, chi perché non ha soldi, chi perché è stato mollato dalla fidanzata, chi perché non ha di meglio da fare…l’importante è non arrendersi, ragazzi miei, forza e coraggio, e ricordatevi tutte quelle storie sulla parola crisi che in giapponese letta al contrario su una gamba sola significa opportunità. Ma, banalmente, quale medicina migliore dell’arte come sollazzo all’angoscia canicolare delle strade vuote? Provate a vedere con occhi nuovi la città deserta che vi circonda: le piazze sono quadri di De Chirico, il caldo afoso e secco è quello del Meriggiare di montaliana memoria, ecc. ecc. Non vi sentite già meglio? No? Allora ecco al volo tre bei classiconi che vi faranno viaggiare in altrettanti luoghi lontano dalla noia agostana – o quantomeno non vi faranno rimpiangere la sdraio e l’ombrellone al bagno 75 di Gabicce mare.

Del resto, meglio la desolazione che un’insolazione.

1) Parigi/Bologna: GUSTAVE FLAUBERT, L’educazione sentimentale

Grazie a questo libro vi sembrerà, pur rimanendo appiccicati dal caldo alla vostra poltrona di cuoio (ma che scelta è?) di avere trascorso un piacevole week-end a Parigi. E tutto solo per scoprire che la ville lumiére non è poi così diversa dalla nostra amata Bologna. Sentite un po’: Frédéric Moreau è un giovane fuorisede trasferitosi nella capitale per studiare giurisprudenza – e fin qui nulla di strano (e tutto già sentito). Poi però anziché concentrarsi su Diritto Costituzionale comincia a frequentare circoli su circoli di sedicenti intellettuali e decide che vuole fare il pittore, anzi no, forse lo scultore, anzi, lo scrittore di romanzi, no, meglio i saggi filosofici, e perché non il teatro, e poi ci sarebbe sempre quel workshop di giocoleria…insomma non ha per nulla le idee chiare se non sul fatto che deve trovarsi un’amante, e il più in fretta possibile. Dopo aver frequentato diverse feste a tema in case di altri fuorisede decide dunque di sforzarsi ad ogni costo di invaghirsi di Madame Arnoux, una borghesotta lessa e bruttina, peraltro già sposata (con figlia) con un baffuto imprenditore che tra un’idea geniale e l’altra trova il tempo di frequentare varie prostitute d’alto bordo (spassandosela per inciso molto di più del nostro tormentato Frédéric). Questi, ormai studente fuoricorso, dopo aver fugacemente assaporato le gioie delle escort d’alta classe prima si ributta sul paesello natale dove potrebbe sposarsi e vivere felice e poi all’improvviso decide di fidanzarsi con la vedova di un ricco banchiere a cui però, ahimè, il marito non ha lasciato il becco d’un quattrino. Tutto questo per le strade di Parigi, in mezzo a bottiglie rotte che volano tra una rivolta e l’altra, tra hipster e buskers, poeti filosofi e giovani rivoluzionari che si riscoprono sbirri o, peggio, giovani del pd. A voi che non vi schiodate da Bologna da un secolo lascerà un po’ il sapore del déjà vu, questo capolavoro; e allora saltate pure le corse e le affannate giravolte del giocoliere Frederic da una casa all’altra di Parigi per racimolare qualcuno che lo caghi e puntate tutto sul meraviglioso finale in cui si scopre che in fondo si stava meglio quando si stava peggio.

foto di Benno Von Archimboldi

foto di Benno Von Archimboldi

2) Roma (quella dei Papi, non quella dei Cesari) – GABRIELE D’ANNUNZIO, Il piacere

Ecco un bel romanzo che mostra come anche rimanendo in città si possa vivere una supervita da superuomini. Cioè, sempre se siete dei gentiluomini aristocratici decadenti discendenti di artisti fichissimi piacioni e ultraricchi (troppi aggettivi? Riassumendo: dei bomber) come Andrea Sperelli. Il nostro eroe infatti è la dimostrazione vivente che non c’è motivo di angosciarsi se si rimane in città: per esempio, a Roma (quella dei Papi, non quella dei Cesari – D’Annunzio ci tiene a specificarlo) ci sono sempre le aste, dove potete accattare ricchi premi e cotillons oltre ad orologi di platino dedicati a una certa Ippolita con tanto di memento mori annesso…poi c’è la caccia alla volpe, ci sono le corse di cavalli, per non parlare delle donne! Dal vasto florilegio di bellezze capitoline Sperelli ne sceglie una chiaramente già accasata: Elena Muti, con cui ha deciso di intrattenere una relazione travagliata, un lascia e prendi infinito. Il problema è che tra le numerose attività che la città offre in estate ci sono anche i duelli a fil di spada con gli altri tombeurs de femme dell’aristocrazia romana e il nostro maschio alfa, uscitone un po’ malconcio, è costretto anche lui controvoglia a farsi una vacanzina in Abruzzo. Ma non temete, nulla può fermare il nostro übermensch preferito, che, pur preda di un delirio mistico-artistico che lo spinge a incidere poesie sulle statue, torna dalle vacanze aggiungendo un’altra tacca alla sua cintura di cacciatore: Maria Ferrer, sposata con un ambasciatore e madre di una bambina presente peraltro al momento della seduzione (béccati questa, Elena Muti!). Giunge così il tempo di rientrare in pista, e allora si torna a Roma tra nuove aste, nuove corse di cavalli e salotti aristocratici dove, pur senza ruttare e scoreggiare, si trangugiano alcolici e si fanno commenti spinti sulle signore e sulle loro usanze depilatorie (notevole la lungimiranza del D’Annunzio nel prevedere una moda che ha segnato profondamente gli anni Ottanta). Ma a Roma le figure di Elena e di Maria (epica prostituta e vergine evangelica) si sovrappongono e si confondono. Come ne uscirà il nostro bomber Sperelli? Con una gran figura di merda (leggere per credere, sempre che la scrittura del Vate non vi abbia fatto cascare i cotillons) che per fortuna fa sentire un po’ più über anche noi semplici mensch.

Andrea Sperelli colto in una sua tipica espressione edonista ad un party della Romabene dei Papi (non quella dei Cesari)

Andrea Sperelli colto in una sua tipica espressione edonista ad un party della Romabene dei Papi (non quella dei Cesari)

3) Cuba – ERNEST HEMINGWAY, Il vecchio e il mare

Questo libro vi piacerà moltissimo se come me amate passare il sabato pomeriggio a digerire spiaggiati sul divano, guardando Lineablù e sognando di potere anche voi scattarvi un selfie su una barchetta con quel mare blu dipinto di blu come sfondo. Immaginatevi la scena: Donatella Bianchi è a Cuba, ha appena intervistato il vicesindaco di un piccolo borghetto costiero che le ha fatto vedere i passi della danza tipica locale, una tarantella che a detta dei pescatori serve a favorire l’affluenza di grossi marlin nelle loro reti e a scacciare le meduse. Lo sfondo è una piazzetta a picco sul mare da cui si intravede il molo. Qui, due pescatori senza denti raccattati dalla proloco fanno finta di svuotare le reti già vuote, attendendo che scenda Donatella a intervistarli. Ecco che viene la conduttrice, fa le domande di rito e mentre i due in un accento incomprensibile le dicono verità indissolubili tipo che il pesce buono si riconosce dall’occhio e le raccontano che quest’anno c’è stata una grande moria di tartarughe, come voi certamente saprete, la sua attenzione è attirata da qualcosa fuori dal campo della telecamera. C’è infatti un canuto vecchietto smunto e rovinato dal sole che scioglie i nodi di una lenza seduto sul gradino del portone di una casa. A fianco un ragazzino gli legge ad alta voce i risultati del baseball da un numero della Gazzetta dello Sport talmente vecchio che da rosa è diventato gialliccio. Donatella interrompe i pescatori proprio mentre le stanno rivelando il segreto per un’ottima impepata di cozze alla cubana e chiede loro chi sia quel vecchio. “Quello?” sopraggiunge il vicesindaco, con una risatina dietro le lenti degli occhiali. “Quello è Santiago, un vecchio pescatore un po’ picchiatello. Sono ottanta giorni e passa che esce in mare all’alba e torna a mani vuote…è davvero un po’ suonato, sa? Pensate che parla da solo, anzi, peggio, parla coi pesci! Ma i pesci, signora mia, sono muti, lo sanno tutti…l’unico che gli dà corda è, poveretto, quel giovane obiettore di coscienza, quello che, vedete, adesso sta là a leggergli la gazzetta. Volete saperne una bella? L’altro giorno è uscito prima dell’alba, deciso a tornare vincitore con il pescado. Invece qué va! Solo una testa di marlin ha portato, che chissà dove l’ha rubata…dice ho sfidato e catturato un marlin gigante, talmente grande che non potevo issarlo a bordo e l’ho dovuto trascinare legato alla barca…me l’hanno mangiato tutto gli squali, dice, quei bastardi hanno lasciato solo la testa…sì certo come no!”.

Se volete sapere la vera storia di Santiago, leggete questo libro. L’unico problema? È lungo neanche un centinaio di pagine, e se volete che vi aiuti a far passare l’estate dovrete leggerlo più e più volte. Il che, fidatevi, non è necessariamente un male.

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Benno Von Archimboldi


Neb Minoja