La strage di Bologna. Un fumetto per rimettere in fila i fatti
02 Ago 2015

La strage di Bologna. Un fumetto per rimettere in fila i fatti

A distanza di 35 anni dall’accaduto, la ricorrenza della strage di Bologna avvenuta nella sala d’attesa della stazione ferroviaria, alle ore 10.25 del 2 agosto 1980, porta ancora con sé la paradossale condizione di sentir parlare di “depistaggi”, di “silenzi forzati”, di “segreti di stato”.

Forse 35 anni sono troppo pochi, forse bisogna superare i quaranta per parità di diritti con la strage di Piazza Loggia, la cui matrice ordinovista è stata istituzionalmente riconosciuta poco più di una settimana fa, con la condanna all’ergastolo di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Sta di fatto che in relazione agli 85 morti della strage, ai feriti e a tutto quello che non solo ne consegue, ma anche ne precede resta un dovere di tutti avere coscienza dei fatti, essere consapevoli del significato di questo pezzo di storia, evidentemente non ancora digerita e sulla quale è necessario riflettere al di là della retorica.

Per far questo, oggi vi consigliamo di dedicare un po’ del vostro tempo leggendo La strage di Bologna, sceneggiata da Alex Boschetti e illustrata da Anna Ciammiti, nella nuova edizione a colori che BeccoGiallo Editore ha ristampato in occasione dell’anniversario.

Tavola da "La strage di Bologna"

In primis, la scelta di scrivere un fumetto su un argomento così delicato[1] si presenta interessante per la forza comunicativa della narrazione per immagini, capace di arrivare più facilmente ai lettori più giovani che non sempre s’imbattono nello studio di questo periodo nero della storia repubblicana.

Ma non solo. Ricorrendo alle parole di Carlo Lucarelli nella prefazione al volume, la narrazione ha il pregio di “far rivivere le emozioni e mettere in fila i fatti” iniziati ancor prima dell’esplosione della bomba, quando nel carcere di Padova Rinani, detto “l’Ammiraglio”, parla con il neofascista Presilio di un attentato di “enormi potenzialità distruttive” (ecco il primo scheletro nell’armadio: un piano eversivo di cui molti erano a conoscenza). Da qui, la trama si sviluppa mostrando da una parte la ferita apertasi in seguito alla strage, dall’altra il susseguirsi dei depistaggi (nomi mai sentiti, tra i quali: Francesco Pazienza, Pietro Mesumeci, Giuseppe Belmonte, Giuseppe Santovito, Licio Gelli) fino all’individuazione dei due esecutori materiali, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (si aggiungerà a loro Luigi Ciavardini). L’intento storiografico viene portato avanti con una meticolosa attenzione verso gli atti processuali, facendo emergere la complessità di vicende già di per sé intricate e in continuazione manomesse, travisate, piene di lacune. La storia stessa, come sappiamo, termina con uno spazio bianco: ancora senza mandanti.

La graphic novel riesce così ad essere un’efficace testimonianza in cui il valore storico-scientifico si mischia alla ricostruzione memoriale di chi è stato toccato in prima persona da quei fatti, dei sopravvissuti, dei familiari, ma anche della collettività intera- quella di allora e quella di oggi.

Nella Nota dello sceneggiatore Boschetti scrive che: “la giustizia può sbagliare, può archiviare le indagini, può mettere la parola fine e alleggerire le pene. La coscienza no, non concede sconti”. Avendo tra le mani un quanto mai precario concetto di “verità”, non resta che continuare ad interrogarsi sul senso della parola “giustizia” e, in attesa di ottenerla, a coltivare con cura il lavoro sulla memoria.

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N.B.: Il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, ha lanciato una raccolta firme per chiedere che il governo rispetti gli impegni presi riguardo a: risarcimento e indennizzo, l’introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e la reale declassificazione delle carte sulle stragi da parte di ministeri e servizi segreti (http://www.radiocittadelcapo.it/archives/strage-di-bologna-basta-vetrine-il-governo-mantenga-le-promesse-163913/).

Qui il link per firmare la petizione.

Qui gli eventi commemorativi segnalati da Bandiera Gialla.

[1] Più in generale è questa la sfida lanciata da BeccoGiallo, la cui linea editoriale segue con coerenza l’idea di fumetti d’impegno civile.


(senza fonte)

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