Io sto con la sposa. Attraverso il filo spinato, con camera a spalla
09 Ott 2014

Io sto con la sposa. Attraverso il filo spinato, con camera a spalla

Mercoledì 8 ottobre a Bologna è cominciata l’ottava edizione del Terra di Tutti Film Festival, che porta sul grande schermo storie dimenticate dai media. Il 1 ottobre al Cinema Lumière è andata in scena un’anteprima fuori programma del Festival, con la proiezione del film fuori concorso a Venezia Io sto con la sposa in presenza dei tre registi Antonio Agugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry; il film sarà nelle sale dal 9 ottobre. Anche Bolognina Basement – e potevate dubitarne? – c’ era, dalla parte della sposa.

10409043_632745866818259_875389928894585886_n “Dove si prende il treno per Stoccolma?” Questo è ciò che ha chiesto un immigrato clandestino – uno fra tanti – a Gabriele Del Grande, giornalista e fondatore di Fortress Europe, classe ’82, che si trovava alla stazione centrale di Milano. Il primo, sbarcato a Lampedusa e arrivato fino al capoluogo lombardo, vuole andare in Svezia, l’unico paese nell’Unione Europea a fornire asilo ai rifugiati siriani. Il secondo è lì per raccogliere storie, per raccontare, per informare.

Cosa succede? Un film? No, e neanche un documentario, davvero si tratta di qualcosa di più. Del Grande, che vediamo protagonista davanti alla macchina da presa insieme a Khaled Soliman-Al Nassiry (scrittore e poeta siriano di origini palestinesi residente in Italia dal 2009) e Antonio Agugliaro (regista a cui vanno i dovuti complimenti anche per l’eccellente montaggio), si fa una domanda: come aiutare cinque persone palestinesi e siriane ad attraversare l’Europa senza essere fermati? Così comincia il viaggio: un’amica palestinese si traveste da sposa, gli altri, siriani e italiani faranno gli invitati. “E chi lo ferma un corteo nuziale?” Nessuno infatti, anzi, c’è pure un poliziotto a Copenaghen che fa gli auguri e la cosa più sorprendente è che è tutto vero. Si attraversano i confini, alcuni costituiti ormai solo da una vecchia rete arrugginita, si viaggia a lungo e di notte, si sfidano le leggi.

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Questo lavoro oltre che estremamente interessante e attuale è anche cosparso di scene che tra composizione dei quadri, fotografia e montaggio sono un vero piacere per gli occhi; e questo non è un dettaglio considerata la situazione che imponeva la massima velocità di spostamento a ovvio discapito dei ciak. Questo lavoro ci riporta come raramente capita a guardare ai migranti, a parlarne e a sentirli parlare come persone, con storie alle spalle fatte di famiglie, di sogni, di paure, di desideri, di affetti. Alcuni lasciati, altri morti, altri ancora salvati che sono in viaggio non per piacere o per rubare il lavoro agli italiani – come vorrebbe certa retorica “celodurista” made in Italy – ma per restare vivi. Questo lavoro ci toglie dal freddo elenco numerico statistico al quale si è spesso abituati dagli annunci di telegiornali e affini.

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Chi andrà in sala non vedrà solo un film giocato su un fortunato stratagemma o un documentario con la giusta dose di poesia, ma prima di tutto assisterà ad un atto politico magistralmente organizzato, messo in scena e portato a termine non per gusto della trasgressione ma per raccontare un’Europa diversa e possibile (parola dei registi). Per fare questo, ed è importante dirlo, tutti hanno rischiato, molto: chi di essere espulso, deportato, rimpatriato, chi la cittadinanza da poco ottenuta, chi il processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con la promozione ora attiva che dà accesso a 15 anni di carcere per chi aiuta dai 5 immigrati in su. Sì, i registi a un anno dalla produzione del film rischiano ancora il processo ma consapevoli di questo hanno comunque deciso di schierarsi, hanno scelto da che parte stare. Con loro ci sono anche i 2617 produttori dal basso che grazie al crowdfunding hanno reso possibile la realizzazione del progetto. Dalla parte dei registi, dalla parte della sposa. Viva la sposa!

Fonte immagini: Facebook Io sto con la sposa

Gabriele Santi


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.