I say ‘i sto cca’, ma non così vi prego
07 Gen 2015

I say ‘i sto cca’, ma non così vi prego

Ogni tanto mi voglio male e guardo Studio Aperto.

Ieri in un servizio a ora di pranzo raccontava la delusione e le proteste dei fans di Pino Daniele che non sono potuti entrare in camera ardente per la decisione della famiglia di chiuderla anticipatamente al pubblico. Nella mattinata, poi, un fan aveva fatto una foto alla salma per partecipare all’evento a modo suo e condividerlo in rete.

Ecco, quella gente lì fuori nell’ennesimo reality show, a mostrare un dolore di plastica e pixel, a praticare il rito dell’isterismo collettivo 2.0, fa schifo e preoccupa. Quella fuori che si incazza forse anche più del mentecatto che ha scattato la foto col cellulare.

camera ardente daniele

E’ lo stesso isterismo che vedemmo, nella preistoria social, con la morte del papa polacco o la stessa patetica esigenza di esserci del turismo di cronaca nera nei luoghi degli omicidi famosi con tanto di foto ricordo (sia al papa morto che al luogo del delitto). E’ la pornografia dell’immagine, dell’assenza di cultura e rispetto, dell’analfabetismo intellettuale che porta a sentirsi necessariamente e inevitabilmente depositari di non si sa quale eredità, diritto o voce in capitolo, andando addirittura a criticare la scelta di una famiglia, seppur divisa, di piangere il proprio caro in privato, anche solo per qualche ora.

dibattito online sui funerali di Pino Daniele

dibattito on line

Essere è esserci. Vivere è condividere. Se sei un personaggio pubblico sei e sarai sempre parte dello spettacolo, un oggetto, una scenografia, una colonna sonora dove inserirsi senza spazio per la profondità, il silenzio, la riflessione. Essere è esserci, ma in modo cialtrone, superficiale, urlato, talmente fintamente emozionale da essere senza sostanza.

belen rodriguez ricorda pino daniele

il cordoglio social

Il problema è che la stessa indegna pochezza ce la ritroviamo poi ovunque e comunque, nella normalità della vita italiana e non solo. E’ il tempo moderno del populismo, del “tutti” esibito come imperativo e ideologia, dell’appiattimento delle pratiche e delle espressioni. E’ tutto uguale: guardare una partita e parlare di pallone (anche se non si è mai dato un calcio nemmeno a una lattina), andare a un comizio e insegnare la politica a chi non c’era (anche se non si è mai sfogliato un giornale), guardare un reality, festeggiare una vittoria (di qualsiasi tipo essa sia), mettersi in coda per un cellulare ma della marca giusta, farsi i selfie di moda, fotografare piatti di pasta, andare a un funerale di uno famoso.

selfie ad auschwitz

il selfie rende liberi

Si è deciso che la massa debba essere così e ora è difficilissimo rompere il circolo vizioso. E quindi per fare “beneficenza” bisogna fare i pagliacci buttandosi acqua gelata in testa, per dibattere coi sindacati bisogna utilizzare incessantemente il linguaggio hi-tech/social, per raccogliere o consolidare consensi bisogna ovviamente offrire linguaggi e concetti più bassi possibile perché “siamo tutti uguali”, “stiamo dalla stessa parte”, “sono uno di voi” che parla come voi, vive come voi, dice parolacce come tutti voi, come al bar. E la dittatura della massa non si ferma neanche davanti alla morte, al lutto e al dolore.

E’ un mondo orribile, fotografarlo e metterci un filtro vintage non cambia le cose.

Quando andrete a pagare le prossime bollette e discuterete col vicino di quanto faccia schifo tutto e di quanto una volta le cose andassero meglio, ragionateci sopra, prendete un bel respiro e non fatevi prendere troppo dall’ansia. Quella persona con cui parlate con la voce di tutti per dire cose di senso comune potrebbe essere indignata perché non ha potuto vedere un morto famoso per dire che, sì, quel giorno dietro i cancelli dell’ospedale, c’era, o avrebbe voluto esserci, e ha sofferto tanto. Perché lì c’erano proprio tutti.

P.S.

M’ send’ a’ guerra il resto non lo so…


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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