I libri che i Marò non leggerebbero mai, neppure in India
23 Dic 2015

I libri che i Marò non leggerebbero mai, neppure in India

Ecco, è successo di nuovo. Anche quest’anno vi siete ridotti alla vigilia di natale per i regali, e siete nel panico. Certo, potreste fare una corsa da Taigher e prendere quell’ombrello a forma di fenicottero che avevate visto; oppure da Mesòn dumond c’era quel baule da 300 kg, finto etnico, talmente brutto che non vi sentireste di regalarlo neanche alla zia Muflonia, quella che vi chiama sempre col nome sbagliato e vi regala ogni anno lo stesso sacchetto di biscotti al cardamomo rinsecchiti… 

Ma non preoccupatevi! Tagliente come un rasoio di Ockham, arriva la vostra affezionatissima redazione di BB in soccorso contro tutti questi dubbi: ecco qua anche quest’annno la nostra amorevole lista di libri consigliati, il più classico dei regali, per ricordarvi che non c’è momento migliore del Natale per mettersi a scoprire cose nuove. E, nondimeno, ricordarvi che ogni volta che regalate un Fabio Volo, una renna di Babbo Natale muore. 

Enrico Palandri, Boccalone
C’è stato un periodo in cui Bologna era un grande Carnevale, un periodo in cui si usciva di casa per non fare cose ma per vedere molta gente. O almeno così sembrerebbe dalle parole del nostro Enrico, detto Boccalone. Peccato però che, lo ammette lui stesso, la sua “storia vera” non possa che essere “piena di bugie”. Ma in fondo cosa ce ne importa, se lui chiede soltanto di seguirlo nella sua odissea del desiderio, perso dietro un amore, una canzone, un’allucinazione? Magari gli perdonerete anche lo smielo e il damsismo; in fondo siamo stati tutti giovani. Da regalare a: zie ex-femministe e genitori ex-settantasettini. Ma anche all* sbarb* del vostro cuore: ché chissà che non sia capitato anche a voi, una volta, di pensare di esservi innamorati sui gradini di San Petronio.

John Berger, La tenda rossa di Bologna
Mi piace pensare a questo breve racconto dell’eclettico critico d’arte John Berger come ad un “memoir urbano”, la testimonianza di un connubio perfetto tra uno zio fricchettone e Bologna, città dal rosso irriproducibile che invade tutte le sue superfici. Capita così che il nipote torni nel capoluogo emiliano per dare forma al ricordo di Edgar, portandoselo a spasso nei luoghi che ben conosciamo e che, allo stesso tempo, si caricano di segreti volutamente taciuti, mischiandosi a vissuti altri e passati. La nuova edizione di Modo Infoshop, fresca fresca di stampa, è arricchita dalle suggestive illustrazioni di Guidi Volpi: potete apprezzare la cura del dettaglio nelle lunghe sospensioni che scandiscono la narrazione.

Joan Didion, The White Album
California 1968. I Doors, Charles Manson, il Black Panther Party. Hollywood, l’LSD, il femminismo. The White Album è del ’79, ma per una volta il ritardo dell’edizione italiana non si nota: questa raccolta di scritti sembra davvero uscita nel 2015, sta bene vicino a To Pimp a Butterfly. The White Album è tanto un reportage del suo tempo quanto un diario lirico. Una visione lucida ma immersa nella realtà che essa stessa contribuisce a creare (e mitizzare) attraverso la narrazione. Sulle pagine del suo album bianco, Joan compone un autoritratto ‘cult’, talmente vasto che dentro c’è il ritratto di un mondo intero -anche del nostro, che nell’autorappresentazione cerca un senso per tutto ciò che esiste. “Noi ci raccontiamo delle storie per vivere”.

Milingo Sutera, Storie Tossiche
In molti ci hanno raccontato l’eroina, lo ha fatto Venditti con “Lilly Lilly Lilly Lilly, quattro buchi nella pelle”, ce lo ha spiegato in modo elegante Battiato con “Per Elisa non puoi più distinguere che giorno è”, ci ha provato anche Carboni ad avvertire Silvia con scarsi risultati ed infine ci siamo anche dovuti accollare Masini, che con il suo caratteristico pensiero positivo ci dice che “domani diventa mai”.
Chiunque ha scritto o cantato l’eroina, quello che vi propongo oggi però è un punto di vista diverso, ovvero il punto di vista di Domenico Salamone, aka Milingo Sutera, che attraverso il libro “Storie tossiche”, edito da “Sabbiarossa Edizioni”, ci propone sette storie differenti, sette ritratti, sette punti di vista: i racconti ci restituiscono letteralmente le vite di molteplici personaggi che si trovano a percorrere la stessa strada dell’autore, la strada dell’eroina, la strada della scimmia. Anche se il leitmotiv è uno, le pagine scivolano via tracciando un percorso molto sofisticato che va ben oltre la roba, perché di persone si parla. E per questo ringrazio Milingo, per avere riportato alla luce, “spada dopo spada”, storie gentili d’amore e disperazione, storie crude di stenti e d’ironia spiazzante, per avere richiamato a gran voce quei nomi e per avere strappato dal vortice dell’oblio i volti fragili dei figli dell’eroina.

Lydie Salvaire, Contro
“Nella repubblica da dove vengo, gli uomini sostengono che l’anima sia distinta dal corpo e gli sia inferiore, avendo il corpo su di essa il vantaggio enorme si sostenere i vestiti, i quali sostengono le tasche, le quali sostengono i portafogli e talvolta un calibro 25 di cui nessuno quaggiù può negare l’utilità.”
Contro è un libro attuale. Scritto nel 2001, sembra preannunciare il disastro sociale francese. Un lucido e graffiante ritratto della Repubblica, un attacco frontale alle contraddizioni e alla falsità morale di un apparato che umilia, controlla e razionalizza, e quando concede, lo fa sempre con moderazione. Contro è un inno alla libertà, un grido di rabbia che responsabilizza ognuno di noi, perché è solamente colpa dell’uomo se il “mondo va a rotoli”. La scelta è solo nostra, tra restare a guardare o cercare di essere vivi. Per questo è urgente rileggerlo: perché dice la verità, senza sconti a nessuno, sul paese “più democratico del mondo”.

Auður Ava Ólafsdóttir, La donna è un’isola
“Soltanto tra molto tempo mi riuscirà di discernere un filo logico, nel caos di quello che sta succedendo”
A natale, si sa, solo propositi per il nuovo anno. Il mio è prendere tante volte l’aereo, partire, perdermi, ritrovarmi e poi ripartire di nuovo. Senza mai fermarmi. Le mete possono essere varie. Ce n’è una in cui vorrei arrivare, d’inverno, quando il freddo ti entra nelle ossa e la neve rallenta tutti i movimenti. “La donna è un’isola” racconta del freddo dell’Islanda, di una trentenne, traduttrice di professione, nel pieno di un divorzio con un uomo che le chiede più di quello che lei sa dargli. Lei, donna in carriera, bella, indipendente e colta, seppure con le parole ci lavori, è dannatamente incapace nello scegliere quelle giuste per esprimere le sue emozioni. Nel racconto solo pensieri, mai verbalizzati, ma forti, esistenziali, vitali. L’ avventura inizia quando alla protagonista(di cui non scopriremo mai il nome) viene affidato Timi, quattro anni, figlio della sua migliore amica ricoverata in ospedale. Attraverso un viaggio lungo la statale 1 islandese e dentro le emozioni, i pensieri e l’esistenza umana i due impareranno a comunicare. Timi è sordomuto e lei assolutamente incapace di prendersi cura di lui. Può una delle tredici lingue conosciute essere d’aiuto per comprendere, aiutare, proteggere un microscopico esserino dipendente da lei?
Per evitare lo spoiler ho lasciato il romanzo in aereo, per cui la conclusione non ve la so raccontare. Se vi capita di trovarlo scrivetemi come va a finire.

Internet Archive
Perché porre un limite ai collegamenti creativi? Ecco a voi un intero, mirabolante, fantasmagorico archivio digitale con libri, video e fotografie più disparati e introvabili. L’obiettivo di Internet Archive è preservare nel tempo i manufatti digitali e non solo, rendendoli accessibili a tutti. Grazie a questa miniera piena di tesori potrete passare interi pigri pomeriggi natalizi rimbalzando tra la sezione dedicata alla letteratura per l’infanzia (gustosissimi i libri dedicati all’educazione delle ragazze tra Ottocento e Novecento), la biblioteca della biodiversità e… rullo di tamburi: la categoria che raccoglie i videogiochi usciti tra gli anni ’70 e ’90, sì proprio quelli delle sale giuochi della vostra gioventù. Inoltre – per restare in tema – cogliamo l’occasione per presentarvi il top della classe che entrerà nel pubblico dominio nel 2016: Le Corbusier, Malcolm X, Winston Churchill, Paul Valéry, Béla Bartók, T. S. Eliot e Otto Neurath. Nel caso in cui, presi dall’entusiasmo, vi sentiate soverchiati da cotanta offerta, vi consigliamo un’ottima guida e selezione delle chicche più raffinate: http://publicdomainreview.org/.


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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