“Fuori dal ring tutto è così noioso”. Intervista a The Boxing Analyst
23 Gen 2015

“Fuori dal ring tutto è così noioso”. Intervista a The Boxing Analyst

“Shakespeare? Che peso è?” Se anche voi, come il pugile statunitense Harry Greb, vedete il mondo con gli occhi della boxe, non potete non conoscere The Boxing Analyst. Ebbene sì, in Italia non è affatto semplice poter seguire questo sport, le riviste specializzate sono poche, in tv è piuttosto snobbato, e mancano approfondimenti di qualità per gli appassionati della “noble art”.

Un rimedio a tutto ciò, però, è rappresentato da The Boxing Analyst, la pagina facebook rivolta a tutti quelli che non riescono a star lontani dal ring e che vogliono saperne di più su questo sport. Anche noi di Bolognina Basement, allora, abbiamo pensato di volerci capire qualcosa in più e siamo andati ad intervistare Machete, il gestore della pagina, nonché redattore di boxenews.com .

Allora Machete, cominciamo con una domanda di riscaldamento. Sulla tua pagina ami spesso raccontare la storia dei pugili, intrecciando la narrazione delle loro vite con quella della loro carriera sportiva. Perché per te è importante la loro storia personale? C’è n’è una che ti ha colpito particolarmente e che ti andrebbe di raccontare ai lettori di Bolognina Basement?

La storia personale e ancora di più l’inquadramento psicologico di un pugile sono fondamentali per capire come combatte. Ad ogni pugile vengono insegnati i fondamentali ma poi ognuno dà alla boxe la propria impronta, che dipende dalla personalità e che rivela la personalità. Detto questo, dietro ai pugili si nascondono spesso delle grandi storie. Mi viene in mente Matthew Saad Muhammad, abbandonato a 5 anni in mezzo a una strada, salvato da una suora e diventato un eccellente campione dei mediomassimi, più leggera è quella di Muhammad Ali, che per la prima volta in palestra c’è entrato per caso: dopo aver subito il furto della sua bicicletta voleva imparare a boxare per vendicarsi dei ladri.  Da lì in poi è divenuto un campione e un’icona mondiale. Pensate se non gli avessero rubato la bici…

matthew saad muhammad

Matthew Saad Muhammad sul ring con Yaqui Lopez. Photo by The Ring Magazine/Getty Images.

Oltre alla narrazione e alle storie dei pugili, un’altra caratteristica di The Boxing Analyst è quella di proporre le analisi dei match più importanti, di spiegare i gesti tecnici di un incontro, e di svelare le principali strategie dei pugili. Ma la boxe è davvero così complicata?

Assolutamente sì. È decisamente più complessa di quanto si veda da fuori. Sul ring, niente è casuale, e piccoli dettagli a cui un occhio poco allenato possono sfuggire spesso fanno la differenza. Oltre al confronto fisico c’è sempre un confronto mentale e strategico. Questo è per me l’aspetto più affascinante del pugilato: vedere chi riesce ad imporre la propria boxe e la propria volontà.

Puoi analizzare per noi una ripresa di un incontro per farci capire qualcosa in più?

Forse un solo round sarebbe riduttivo. Vi propongo un tributo alla boxe difensiva, la così detta “scienza” del pugilato. In questo video si possono vedere le schivate e le abilità di alcuni grandi specialisti della difesa. È spettacolare e credo possa aiutare molte persone a capire che la boxe prima ancora che scambiare pugni è imparare ad evitarli. Una buona difesa è la chiave per una carriera vincente.  

Machete, sei soddisfatto del seguito che state ricevendo? La boxe, in Italia, ha ancora un pubblico? Perché, secondo te, nel corso degli anni ha perso seguito?

Sono soddisfatto del seguito ma ovviamente non mi accontento. L’obiettivo è continuare a crescere mantenendo alta la qualità dei contenuti. In Italia la boxe ha ancora discreto seguito anche se chiaramente meno rispetto al passato. Questo dipende da tanti fattori: in molti hanno perso la passione per la boxe quando è sparita dalla televisione. La diffusione dei media è importantissima perché uno sport sia apprezzato: in Italia il pugilato non riceve il rispetto che merita da questo punto di vista, inoltre è una disciplina sulla quale non si investe a dovere anche a livello di strutture. Pensate che oggi anche i migliori pugili professionisti in Italia non guadagnano abbastanza da vivere del nostro sport e oltre a boxare devono fare un secondo lavoro…

Quali sono i 5 pugili più forti della storia e perché? Quali incontri consiglieresti di andare a rivedere?

I miei personali 5 più forti di ogni tempo sono Sugar Ray Robinson, Harry Greb, Henry Armstrong, Joe Louis e Willie Pep. Sono tutti pugili della vecchia scuola, quando la boxe era in bianco e nero ed era uno sport più genuino e ricco di talento, ma anche più duro e più pericoloso rispetto ad oggi.

Dovessi consigliare qualche incontro a chi si avvicina alla boxe direi: Muhammad Ali vs George Foreman, un confronto di stili e uno dei match più famosi della storia del pugilato; Gatti vs Ward I, una vera e propria battaglia tra due combattenti di grande valore umano e immenso coraggio e infine Corrales vs Castillo I: una delle rimonte più incredibili di sempre, la dimostrazione che non bisogna mai arrendersi, nella boxe e soprattutto nella vita.

The brown Bomber Joe Louis

Joe Louis, The Brown Bomber (The Big Little Book), di Gene Kessler, 1936.

Chi sono attualmente i pugili da seguire? Perché sembra che i pesi massimi non facciano più la Storia della boxe?

In Italia sicuramente Leonard Bundu, Emiliano Marsili, Emanuele Blandamura, Michele di Rocco e Orlando Fiordigiglio. Della boxe mondiale Floyd Mayweather e Manny Pacquiao sono i due top fighters attuali, agli amanti della tecnica consiglio il formidabile cubano Guillermo Rigondeaux, per chi ama le battaglie e i KO faccio due nomi: Lucas Matthysse e Gennady Golovkin. Dei nomi che ho fatto, nessuno è un peso massimo. Oggi la categoria è in declino perché manca il talento e di conseguenza l’unico vero campione dei massimi, Wladimir Klitschko, si trova senza degni avversari. E va detto che lo stesso Klitschko non ha uno stile particolarmente spettacolare e coinvolgente.

Al di là del fascino di seguire uno sport come la boxe, cosa significa, invece, praticarlo nel concreto? Perché consiglieresti di praticare questa disciplina?

Lo consiglio perché a tutti i suoi livelli il pugilato permette una crescita personale, prima di tutto. In palestra c’è spazio per uomini, donne e anche ragazzini e non è mai troppo tardi per iniziare. Inoltre, è uno sport molto completo in cui ogni singolo muscolo lavora. All’apparenza, uno sport dove ci si colpisce solo con i pugni non fa lavorare le gambe: niente di più sbagliato! Nella boxe le gambe sono la tua prima guardia, danno stabilità, mobilità e potenza. Lavorano più delle braccia e si stancano anche prima..

Cosa ci riserva The Boxing Analyst per il 2015? Ci saranno delle sorprese?

La pagina continuerà a crescere cercando di dare il meglio a chi la segue. I giornali alla boxe dedicano molto poco spazio e spesso ne mostrano solo il lato peggiore: pugili che si mettono nei guai con la legge, ecc. In realtà, ci sono tanti pugili che fanno beneficenza, che offrono modelli positivi, e che grazie al pugilato hanno trovato riscatto sociale e una via d’uscita dai guai e dalla povertà. Uno degli obiettivi della pagina è proprio quello di mostrare questo lato positivo del nostro sport.


Marco Pignatiello

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