Frammenti di Emilia. Un’intervista a Fabio Bonetti
02 Mag 2015

Frammenti di Emilia. Un’intervista a Fabio Bonetti

Fabio Bonetti vive e lavora a Santarcangelo di Romagna. Autore di fumetti, illustratore, e organizzatore di concerti, l’8 Maggio sarà presente al festival Baum, nella ridente bolognina, per presentare il suo primo libro a fumetti Emilia (2014), edito da MaleEdizioni. Abbiamo approfittato dell’occasione per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Tanto per cominciare, allora, parliamo di Emilia. Come è nata l’idea di questo lavoro?

In realtà è nata un po’ per caso, o meglio, per una serie di coincidenze. Stavo appuntando alcune piccole storie raccolte dai miei nonni, poi un concorso mi ha portato a realizzarne una a fumetti e li mi sono accorto che potevano funzionare insieme come un racconto unico (anche se frammentato) al di là delle mie esperienze personali, che potevano insomma essere in qualche modo comuni. E’ stato poi l’incontro con Luigi Filippelli di MalEdizioni a un workshop presso il Centro Fumetto Andrea Pazienza e dare il via ad un vero e proprio progetto editoriale.

In molti casi, nelle microstorie che compongono il libro, a parlare sono delle immagini silenziose o dei brevi dialoghi che raccontano la quotidianità dei gesti e del rapporto nipote/nonna. Sono storie vere, riprese dal tuo rapporto con la nonna?

La maggior parte delle storie presenti in Emilia hanno un legame forte con la realtà, nel senso che alcune mi sono capitate direttamente, altre mi sono state raccontate dai miei nonni in svariate situazioni. Io le ho raccolte insieme andando a cercare un filo comune che piano piano disegnando si è poi rivelato da solo. Poi ovviamente il disegno è stato il mio setaccio e anche un modo per non riportare le cose così come le avevo raccolte, ma riorganizzarle, trovarne il nocciolo e camuffarle.

Un tratto caratteristico dei tuoi fumetti e delle tue illustrazioni è l’uso dei colori, l’impiego di poche tonalità e l’assenza di sfumature. In Emilia, ad esempio, utilizzi il solo il bianco, l’ottanio e il rosso, e in alcuni casi il grigio. Come mai questa scelta?

Mi è sempre piaciuto pensare alle immagini per sottrazione, ridurre il colore al minimo essenziale e utilizzarlo per creare delle scene estranianti, che possano portare il racconto su altri piani non direttamente legati alla leggibilità del reale.

@Fabio Bonetti

@Fabio Bonetti

Quando è nata la tua passione per il fumetto e il disegno? Ci sono opere che ti hanno influenzato particolarmente nel tuo percorso?

La passione per il fumetto è abbastanza recente ed è nata in modo molto naturale nei ritagli di tempo. Non sono mai stato un gran lettore di fumetti nel passato, ma ho trovato nel fumetto un luogo nel quale sento di riuscire a muovermi liberamente, dove il disegno può coesistere con la parola, il colore e il racconto sequenziale del cinema. Mi ha sempre affascinato l’idea del racconto sequenziale, come certe formelle nell’arte medievale o le scene multiple in alcune pale d’altare. Diversi anni fa mi affascinava molto il lavoro di Valerio Adami dal punto di vista puramente estetico, ora invece gli autori a cui guardo maggiormente sono scrittori come Ermanno Cavazzoni, Paolo Nori e Raffaello Baldini, penso che ci sia più disegno lì che in molti fumetti e opere d’arte. Poi ovviamente ho i miei amori folli nel fumetto, ma essendo svariati non vorrei essere tacciato di poligamia.

Come è nata la collaborazione con la casa editrice MalEdizioni? Perché hai scelto di pubblicare con loro?

Come ti accennavo prima ho conosciuto Luigi di Maledizioni ad un workshop del Cfapaz all’interno del progetto Reality Draws del Komikazen e c’è stata da subito sintonia. Luigi e Nadia sono editori molto attenti, curiosi e che hanno seguito Emilia passo a passo con molta cura, lasciandomi si carta bianca, ma con un confronto costante sul lavoro. Poi sono editori indipendenti, una piccola officina, e questo non poteva che piacermi.

Stai lavorando a nuovi progetti? Puoi dare qualche anticipazione ai lettori di Bolognina Basement?

Ora sta lavorando ad un fumetto a quattro mani con Lisa Lazzaretti, un lavoro che è ancora all’inizio ma che ci sta appassionando molto. Alcuni disegni iniziali del progetto ed una prima storia a fumetti sono in mostra proprio in questi giorni a Bologna da Fiorile+De Diseño per chi fosse curioso.

L’8 maggio presenterai Emilia al festival Baum, nella ridente bolognina, quartiere popolato da numerosi anziani. Sei felice di questa cornice?

La vita di quartiere mi è sempre piaciuta, è densa e rarefatta allo stesso tempo, e sempre più rara. Per questo sarebbe bellissimo poter incontrare e parlare con delle nuove Emilia.

Immagine di copertina di Fabio Bonetti, tratta da Emilia.


Marco Pignatiello

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