5 dicembre 1976, el dia del el ikurrina
11 Giu 2014

El dia de la ikurriña

“Sono stato nazionalista, nella mia terra nazionalismo significa da sempre autonomia, indipendenza, significa radicalismo, socialismo, marxismo. La izquierda. La politica mi interessava perché mi interessava la vita. La mia e quella di chi verrà dopo di me. E se davanti alla politica gli altri alzano le spalle, be’, peggio per loro. Portando quella bandiera in campo, diventai un mito per il popolo basco.”

José Ángel Iribar

Il nome non è né Atletico né Athletic Bilbao, ma Athletic Club (de Bilbao), Los Leones.

Dall’anno della fondazione, 1898, vi giocano solo calciatori di origine basca o cresciuti calcisticamente in una delle sette province storiche di Euskal Herria.

Fino a pochi anni fa la camiseta rojiblanca (biancorossa) non era mai stata infangata da alcun sponsor (ora è una compagnia petrolifera basca) ed è tutt’ora una delle tre squadre mai retrocesse in segunda division.

Quest’anno ha ottenuto la qualificazione ai preliminari di Champions League, sedici anni dopo l’ultima partecipazione.

Alla faccia degli sceicchi, dei miliardi di euro spesi, del finto fair play finanziario e della perdita d’identità, calcistica e non, che il radicamento territoriale del calcio, e dello sport in generale, ha sempre portato.

tifo athletic

Perché se si parla di Paesi Baschi, non si parla solo di un territorio, ma di un popolo autodeterminato, che tale si sente.

L’Athletic Club è uno dei motivi d’orgoglio per questa gente.

E se i Paesi Baschi possono rivendicare una loro cultura ed hanno un Governo autonomo, lo si deve anche ad un episodio legato al calcio, accaduto 36 anni fa.

È il 5 dicembre 1976, si gioca il derby basco tra Real Sociedad e Athletic Club nello stadio di Atocha di San Sebastián.

Francisco Franco è morto da un anno ed il processo di democratizzazione è appena iniziato, fra molte difficoltà.

Sono gli anni in cui l’ETA (acronimo di Euskadi Ta Askatasuna) inizia a farsi conoscere, con attentati e omicidi, il cui apice è l’assassinio di Luis Carrero Blanco, capo del governo e successore di Franco, fatto saltare letteralmente in aria con l’automobile da una bomba posta sotto il livello della strada.

 L'attentato a Carrero Blanco

L’attentato a Carrero Blanco

Molti esponenti dell’organizzazione sono arrestati e condannati a morte.

I simboli baschi, secondo l’ancora vigente legge franchista, sono fuorilegge, la bandiera basca, la ikurriña, vietata in pubblico, così come l’utilizzo dell’euskera, la lingua basca. Ogni riferimento culturale che venga ricondotto alla cultura basca proibito.

Negli spogliatoi, Josean de la Hoz Uranga, giocatore della Real Sociedad, detto Trotsky, fa entrare di nascosto una ikurriña, cucita dalla sorella.

Si decide d’accordo con i due capitani, Kortabarria della Real Sociedad e Iribar dell’Athletic Club, di mostrare la bandiera basca all’entrata delle squadre in campo, sorretta proprio dai due calciatori.

Detto fatto: la ikurriña viene nascosta nella borsa dell’acqua e portata in panchina. I poliziotti che presidiano lo stadio dal fosso che divide spalti e campo, non si accorgono di nulla.

Entrano i capitani.

Le squadre entrano in campo con la bandiera basca

Le squadre entrano in campo con la bandiera basca

Per la prima volta dopo decenni, la bandiera basca viene vista in un luogo pubblico, e in tutta la Spagna, da milioni di persone.

I calciatori delle due squadre, sebbene consci del rischio che possono correre, rivendicano con orgoglio il diritto di mostrare un simbolo della loro cultura, per troppi anni clandestino.

Circa un mese dopo, la ikurriña fu legalizzata.

Nel gennaio 1978 fu creato il Consejo General Vasco, prodromo di quello che nel 1980 diventò il Governo Basco.

Iribar, il “capitano coraggioso” dell’Athletic Club (e recordman di presenza con la rojiblanca), si è sempre considerato “nazionalista basco” (sebbene il nazionalismo basco sia storicamente più riconducibile ai democristiani e al PNV, ai tempi primo partito d’Europa) ed era impegnato attivamente con la sinistra patriottica, emersa dall’ETA. Di lì a poco, infatti, si sarebbe presentato alle elezioni con Herri Batasuna, partito ora disciolto che puntava a creare uno Stato socialista indipendente dalla Spagna.

Anni dopo dichiarò:

“…Noi due, i due capitani delle squadre basche, facemmo quel gesto. Fu la prima apparizione pubblica della bandiera. Pur di averne i colori nei nostri stadi, a volte i tifosi portavano dentro quella italiana. Verde, bianca, rossa. Non ci arrestarono, quel giorno, non ci processarono. Francisco Franco, durante gli anni del regime, aveva pure fatto cambiare nome alla squadra, con lui eravamo diventati l’Atlético. Ci spagnolizzò. Perdemmo 5-0, ma sono stati i cinque gol più belli ch’io abbia mai preso. Al processo di legalizzazione della ikurriña sento di aver contribuito anch’io. Eravamo affamati di libertà. La dittatura era finita…”

AUPA ATHLETIC!

Tibe

Fonti:

http://carotenuto.blogautore.repubblica.it/2014/03/20/iribar-la-bandiera-dei-baschi/ http://trappoladelfuorigioco.it/1976-real-sociedad-athletic-bilbao-quando-il-calcio-basco-scelse-da-che-parte-stare/

http://thebegbieinside.tumblr.com/post/55552109793/con-cantera-y-aficion-no-hace-falta-importacion-il

 


Tibberio