Eduard Streltsov con la nazionale Urss
11 Apr 2014

Eduard Streltsov: il “Best” sovietico che fu mandato in miniera

Nelle menti dei più o meno giovani riecheggiano pochi nomi, pochissimi, che da semplici personaggi sono capaci di trasfigurarsi in mito. Il più comune è quello di George Best, per i nostalgici di casa nostra magari Gigi Meroni, per altri il mito potrebbe esssere Robin Friday.

Di sicuro per nessuno o comunque per pochi Eduard Streltsov potrebbe rientrare nell’Olimpo dello sport; del calcio, nello specifico.

Eduard Streltsov: il Teddy boy sovietico, spedito nel gulag dal premier dell’epoca, Kruscev e scongelato poi da Breznev.

Un talento straordinario che nelle menti del regime sovietico degli anni ’50 sarebbe dovuto servire solo a dare lustro alla Grande Madre: a diventare il simbolo dello sport comunista.

Una vita, quella del calciatore, distrutta per gioco dalle alte sfere di chi , diceva, di voler governare “in nome del popolo”.

Così decisero, fu necessaria solo una “scusa”,  perché delle prove non c’è bisogno.

E la trovarono.

Eduard Streltsov festeggia il titolo nazionale con la Torpedo Mosca

Eduard Streltsov festeggia il titolo nazionale con la Torpedo Mosca

La trovarono in una frase pronunciata da Eduard alla persona sbagliata nel posto sbagliato.

Il 25 maggio del 1958 lascia il ritiro premondiale per andare a una festa alla dacia di Eduard Karakhanov: un militare appena tornato dall’Estremo Oriente. Il giorno dopo lo arrestano con un’accusa tremenda: stupro.

Durante la festa, Streltsov avrebbe abusato di una giovane:  Marina Lebedeva. Quelli del KGB lo interrogano nel carcere della Butirka,  gli fanno credere che se confessa andrà alla Coppa del Mondo in Svezia.

Il KGB non era solito fare complimenti e chiedere cortesemente, probabilmente in quell’occasione fece uno strappo alla regola.

Fatto sta che il pollo abboccò.

Eduard confessa e finisce in un Gulag,  dove lavorerà in una miniera che gli risulterà fatale.

Lavorerà in una miniera per 7 anni.  La sua pena era di 12.

L’Unione Sovietica,  senza il suo attaccante più pericoloso,  con il solo Jascin,  ai mondiali di Svezia esce miseramente ai quarti perdendo 2-0 proprio con la squadra di casa che,  con Eduard Streltsov in campo,  in una gara precedente era stata liquidata con un rotondo 6-0.

A questo punto potrebbe spuntare dal cilindro un Carlo Lucarelli qualsiasi, mani giunte, polpastrelli tonanti, avanti e indietro, avanti e indetro: “Cosa è successo davvero nella dacia moscovita quella sera di maggio?”

Ecco, come ogni mito che si rispetti, anche per Eduard le versioni sono innumerevoli, quasi tutte tese a scagionare il calciatore.

La corrente che va per la maggiore parla di uno Streltsov che rivolge un insulto alla figlia di Yekaterina Furtseva: l’unica donna del Politkburo di quegli anni.

La giovane ha sedici anni ed è infatuata del giocatore. “Sposerebbe mia figlia?” gli chiede la donna.

“Ho già una fidanzata, non la sposerò” taglia corto la Star Sovietica.

Pare che poi qualcuno lo abbia ascoltato mentre rivolgendosi ad un amico sussurrava: “Non sposerei mai quella scimmia”.

L’offesa, nell’URSS di quegli anni, è grande e può valere il carcere.

Altra ipotesi riguarda la sfera sportiva: Streltsov viene incastrato perché rifiuta l’ingaggio nella squadra del KGB (la Dinamo) o in quella dell’esercito (il CSKA). Non è dato sapere quel che è accaduto realmente: Streltsov scrive alla madre che sta pagando per colpe altrui. Il suo coach cerca di fare carte false per averlo ai mondiali ma gli viene detto che il caso è giunto sino a Kruscev e non c’è nulla da fare.

Torna al calcio giocato nel 1965: la tecnica è ancora eccellente ma il passo non è quello dei vent’anni.

È ancora tesserato per la Torpedo, che vince il suo primo titolo proprio nel 1965: viene eletto miglior giocatore sovietico nel 1967 e 1968.

Chiude la carriera nel 1970.

il “Best russo”, così viene soprannominato, gioca 222 partite con i bianconeri di Mosca, segnando 99 reti. In nazionale invece il bottino è di ben 25 gol in 38 partite: quarto nella classifica all time dei marcatori sovietici dietro Blokhin, Protasov e il compagno di squadra Ivanov.

Colpito da un tumore alla gola, causato sicuramente dagli anni trascorsi in miniera, Eduard Streltsov muore a Mosca il 20 luglio del 1990.

Se sia stato davvero incastrato non lo sapremo mai ma come leggenda vuole spunta sempre qualcuno che “giura di aver visto che…”

Qualcuno – appunto – giura di avere avvistato davanti alla sua tomba Marina Lebedeva: la vittima del presunto stupro di cui fu accusato.

Era il 1997: da allora la Lebedeva sembra svanita. Come svanì velocemente il talento di Eduard Streltsov: soppresso dalla follia politica di un regime che in quegli anni era più forte anche degli Dei del Calcio.

La Bestia

Monumento a Eduard Streltsov davanti lo stadio della Torpedo Mosca

Monumento a Eduard Streltsov davanti lo stadio della Torpedo Mosca


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