“COMPLIMENTI PER LA FESTA”: IL FILM SUI MARLENE KUNTZ E I VENT’ANNI DI CATARTICA
21 Dic 2014

“COMPLIMENTI PER LA FESTA”: IL FILM SUI MARLENE KUNTZ E I VENT’ANNI DI CATARTICA

Nel 1989 nascono i Marlene Kuntz e nel 1994 esce Catartica, l’album che ha segnato una svolta nella loro carriera e anche nel panorama musicale italiano. Oggi, vent’anni dopo, l’anniversario viene celebrato con un tour che sta attraversando l’Italia riscuotendo un grandissimo successo. Ma c’è di più – molto di più – la casa di produzione Jump Cut di Trento sta lavorando su “Complimenti per la Festa”, un documentario che parla dei Marlene di ieri e di oggi. Il film ricostruisce le origini del gruppo attraverso materiali inediti e racconta la grande festa di questo Catartica tour 994/014 in cui i Marlene propongono anche altri inediti degli anni ’90, contenuti in Pansonica. E allora noi di Bolognina Basement abbiamo pensato di intervistare il regista, Sebastiano Luca Insinga, per farci raccontare un po’ come è nata l’idea del film, un lavoro che sta già creando una grande attesa e che non vediamo l’ora di vedere.

Questa settimana è anche partita la campagna di crowdfunding su Music Raiser che permetterà ai finanziatori di ricevere il documentario in anteprima. Sul sito dei Marlene si legge «[I ragazzi della Jump Cut] ci hanno seguito infatti per molto più di metà delle tante date che abbiamo fatto in giro per l’Italia (32), e gli abbiamo permesso di riprenderci e registrarci quasi ovunque e quantunque: sono tipi che ci piacciono molto e di cui ci fidiamo». E allora cliccate qui per sostenere il progetto. SUPPORT!

Innanzitutto ti chiedo di raccontarci un po’ il contesto in cui si è sviluppato il progetto, come è nata la casa di produzione Jump Cut, quali sono le menti che stanno dietro a questa idea?

La Jump Cut esiste ormai da qualche anno, però da agosto di quest’anno ha assunto una veste diversa. Nel senso che prima era una ditta individuale di Luigi Pepe, adesso invece – da quando ci siamo ufficialmente uniti anche io e Simone Cargnoni – siamo diventati una società, anche se già da prima lavoravamo insieme. Non è cambiato molto: Luigi si occupa più di produzione, io di regia e fotografia, Simone invece è il fotografo del gruppo e tiene insieme le idee.

Come è nata l’idea di questo documentario e da quanto tempo è in cantiere?

Il documentario sui Marlene Kuntz è nato proprio da un’idea di Simone, che aveva già curato il booklet di “Nella tua luce”, insieme avevamo diretto anche il videoclip di “Solstizio”, primo singolo tratto dall’album. E poi discutendo insieme abbiamo pensato che erano 25 anni di carriera dei Marlene Kuntz, 20 anni dall’uscita di Catartica e che sarebbe stato molto bello fare qualcosa in merito. Contestualmente, sempre intorno a fine agosto, abbiamo scoperto che stavano partendo per un tour proprio per celebrare il ventennale. Il documentario era quindi anche un modo per raccontare il momento presente attraverso il passato.

Quale sarà la struttura narrativa che adotterete?

Saranno due linee che si intersecano, una è quella del tour di Catartica: concerti, backstage, spostamenti, cene, incontri con i fan e momenti di riposo. E poi c’è una parte che racconta il passato remoto, cioè i primi sei anni di carriera, la nascita dei Marlene Kuntz, fino all’uscita di Catartica e ai primi tour. Questa parte è ricostruita attraverso materiali di archivio inediti, attraverso il racconto dei protagonisti stessi e anche di quei personaggi che gravitavano intorno alla scena di quel periodo.

Giustamente, vista la ricorrenza, c’è il rischio che ci si faccia prendere dallo struggimento e dalla nostalgia. Quindi come conciliate il portato emotivo di questo anniversario (a Bologna al Locomotiv Club sono state fatte due date perché la prima è andata sold out praticamente subito) con il taglio che volete dare al film?

Io direi che più che di nostalgia da parte nostra si possa parlare di occasione, nel senso che noi volevamo raccontare un pezzo di storia del rock italiano e il tour di Catartica ci ha dato la possibilità di raccontarlo non solo attraverso il passato, ma anche attraverso il presente. Poi in quello che stanno facendo i Marlene non c’è niente di nostalgico, anzi. Lo dice anche il titolo del film – che infatti abbiamo trovato insieme  – stiamo raccontando una Festa. Il documetario racconta anche del loro desiderio di mettersi alla prova riprovando a suonare quei pezzi di vent’anni fa. E il tour è veramente una bomba, i contesti e i luoghi in cui suonano sono anche molto diversi l’uno dall’altro, la scaletta spacca e loro non sono invecchiati per niente.

ph. Simone Cargnoni/ Jump Cut

ph. Simone Cargnoni/ Jump Cut

Volevo farti una domanda personale, anche perché ci conosciamo da tanto tempo e mi ricordo ancora il Luca di dieci anni fa. Adesso sei un regista, ma prima di tutto sei stato un fan, un ragazzino che ascoltava i Marlene Kuntz… Come ti vivi quindi questa esperienza?

Diciamo che se dieci anni fa – quando ascoltavo i Marlene e quando suonavamo ispirandoci ai loro suoni – mi avessero detto che ci avrei passato così tanto tempo insieme e che avrei fatto addirittura un lavoro sulla loro carriera, non ci avrei creduto. Durante i concerti vivo in questa doppia dimensione perché sono rimasto un fan e allo stesso tempo devo cercare di avere il distacco che mi permette di realizzare un film, con uno sguardo registico che deve essere necessariamente diverso. Sicuramente però ci sono dei momenti in cui non riesco a non pensare che è un flash incredibile.

Quando avete parlato con i Marlene di questo progetto, come è andata? E in che modo loro partecipano a quello che state facendo?

Allora, è stata un’idea nostra come casa di produzione. C’è molta libertà espressiva, anche perché c’è fiducia da parte loro nei nostri confronti e questo per noi è veramente importante. Io parlo molto con loro di quello che vogliamo fare, delle idee che nascono e i Marlene sono molto aperti, ovviamente hanno anche dei consigli, ma comunque c’è assoluta autonomia. Proprio perché c’è molta stima reciproca si lavora veramente bene.

Parliamo invece del finanziamento, è partita una campagna di crowdfunding da pochissimo.

Il crowdfunding ci permetterà di assorbire almeno una parte delle spese che abbiamo sostenuto fino adesso, perché noi il film lo dobbiamo assolutamente finire. E i finanziatori saranno i primi a ricevere le copie del documentario e a vederlo. Abbiamo voluto unire due cose: la necessità di trovare finanziamenti e sopperire al fatto che la distribuzione dei documentari in Italia è un disastro. E il crowdfunding ci permette di non avere intermediari e di poterci occupare direttamente della distribuzione: a chi finanzia arriverà il film direttamente a casa. Questa è la vera figata di questo sistema, c’è un passaggio diretto fra l’artista e il “consumatore”. Per ora siamo molto contenti perché sentiamo che c’è molto interesse intorno al progetto, poi per il futuro si vedrà quali prospettive si apriranno.

CAST TECNICO

regia: Sebastiano Luca Insinga

fotografia: Sebastiano Luca Insinga e Simone Cargnoni

suono in presa diretta: Elisa Piria, Francesco Pea

montaggio: Andrea Andreotti

produttore: Luigi Pepe


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