Un romantico tramonto sulle serre, a 5 minuti dal mare
04 Apr 2014

Braccia ridate all’agricoltura, il contadino laureato al dams

“Vai a zappare”, “ti manderei in miniera”, “datti all’ippica”, “sei un pastore”, “caciottaro”, “boscaiolo”. Piccolo elenco di modi di dire ed espressioni spesso usate per degradare l’interlocutore che nascondono delle insidie ideologiche non da poco. Tranquilli, non sta partendo nessun editoriale sociopolitico di quelli che certe volte passi a leggere l’etichetta del Cif per amor proprio. Però non negherete che dare del pastore o del minatore a qualcuno sia poco rispettoso per i pastori e i minatori stessi. Quasi fosse una colpa.

Retaggi borghesi o da morti di fame arricchiti, fate voi, professorini gnè gnè che non siete altro.

Anche perché Francesco Cannata, aka Ciccio Cannone, ha 33 anni e fa il contadino laureato al Dams. Ha vissuto infatti un po’ a Bologna, il tempo sufficiente per l’Alma Mater. Dopo la laurea ha preso e se n’è tornato in Sicilia e ha cominciato a lavorare nell’azienda agricola di famiglia. Andiamo con lui a Ragusa Ibla città patrimonio Unesco dal 2002.

Ciccio ora coltiva melanzane, tante melanzane. E anche per questo è stato intervistato da el Pais.

E per questo lo intervistiamo anche noi, chiacchierando amabilmente davanti a un pc. Lui fa il contadino in una città meravigliosa di una splendida regione. Noi annaspiamo tra libri (i più fortunati) e curriculum inviati nel nulla e spesso per nulla (quelli “normali”) in capitali decadute della cultura italiana.

Fate poco gli svelti quindi, che qua piove per tutti.

Ciccio Cannone e la melanzana ragusana

Ciccio Cannone e la melanzana ragusana

Partiamo con la nostra chiacchierata caro Ciccio. Il titolo dell’intervista sarà “braccia ridate all’agricoltura”, come ti pare?

Quando venni a Bologna per studiare da subito cercai un lavoretto. Nel primo ristorante in cui entrai mi presentai dicendo : “le mie braccia strappate all’agricoltura sono”. Mi presero subito… Cazzo se il titolo è giusto!

Nell’intervista a El Pais hai detto che tornare in Sicilia è stata “una scelta romantica”. Ora, va bene il far credere agli spagnoli che possiamo ancora permetterci il romanticismo, ma non è che in realtà hai solo fiutato la crisi prima degli altri? 

Ci hai preso in pieno ! Lavorando per 5 anni (2001-06) nei ristoranti bolognesi non ho solo fiutato la crisi, l’ho proprio vista con i miei occhi. I titolari consumavano meno cocaina e non aprivano più bocce di champagne dopo i blitz della Guardia di Finanza. Si cominciò ad aprire pure a pranzo e le buste paga erano sempre più simili a scadente carta da culo.
Lasciamo perdere poi l’università, all’epoca da poco stuprata dalla riforma Moratti.

Giornata tipo?

Facciamo la settimana tipo; si inizia la raccolta alle 7 di mattina, io arrivo un po’ più tardi perché spesso disbrigo faccende burocratiche. In base ai quantitativi raccolti, poi, tra mezzogiorno e le 4 del pomeriggio la merce è già in viaggio sul camion. Grazie al mestiere che ho imparato negli anni universitari nei fine settimana faccio extra in un ristorante ragusano come aiuto-cuoco. Sono docente di batteria in un’accademia, ho 3 allievi (di cui 1 il mio nipotino).

La tua attività sta andando bene? C’è vita al sud? E’ possibile coltivare il futuro oltre che le melanzane?

In realtà andava bene ai tempi dell’intervista a El paìs, ho meno debiti ma siamo ancora in alto mare purtroppo.

Ascolta, parliamoci chiaro, ma se i tuoi non avessero avuto la terra?

Avrei trovato il coraggio di affrontare l’ignoto anziché una realtà che conoscevo bene e credimi, ce ne è voluto di “coraggio” per ritornare.

Non rimpiangi mai di aver preso altre strade, aver provato a rimanere “fuori”?

Sono un isolano, ero sicuro di rimpiangere la mia isola. Se potessi semplicemente viaggerei più spesso.

Ti manca qualcosa di Bologna?

Beh compà diciamolo a tutti, noi ci conosciamo bene e credo che abbiamo condiviso i nostri migliori anni. Mi manca tutto e niente di Bologna, è come dire che mi manca la giovinezza, le opinioni nei nostri “salotti per bene”, dove anche una partita di Champions era un seminario di estetica-semiotica e una pizza fasulla con della salsiccia ancora più fasulla era una prelibatezza. Momenti irripetibili.

Nell’articolo de El Pais mi pare che tu dica che “le piante parlano”. Per questo molti ragusani, come te, sono tornati a casa dopo l’università o un po’ di tempo in giro; c’è della ganja incredibile a Ragusa!

Beh, come saprai recentemente in Sicilia è stata approvata la marijuana a scopo terapeutico. Mi sa che cambio coltura ora che mi ci fai pensare…

Ultima domanda. Ci sarà qualcosa che hai imparato e ti giochi con le tipe? Una cosa tipo trucchi del mestiere, aneddoti contadini, saggezze d’altri tempi. 

Eh beh compà quando una ragazza ti chiede quando le farai assaggiare la tua parmigiana so’ soddisfazioni. Ti ricordo che cultura vuol dire coltivare. Si coltivano i campi come la mente, le amicizie e i rapporti, poiché l’uomo non è cacciatore e nemmeno pescatore, è agricoltore.
FC

Francesco Conte