Appunti familiari sul 7 luglio 1960, Reggio Emilia.
02 Nov 2015

Appunti familiari sul 7 luglio 1960, Reggio Emilia.

Prima di tutto una questione privata

Avevo 16-17 anni, stavo mettendo a posto la cantina dei miei genitori e trovai uno scatolone stretto e lungo con dentro un portatabacco di metallo, il tabacco secco al suo interno, un accendino con incisa una svastica al contrario, due scatole vuote da 100 detonatori all’azotidrato di piombo della Montecatini Società Mineraria e una fotografia. Era tutta l’eredità lasciata da mio nonno a mio padre.

(Piccola postilla personale: mio nonno è stato un genitore orribile, un marito infedele, un giocatore d’azzardo e un alcolista violento. Questo ha decretato la sua esclusione dalla famiglia. L’ho visto una sola volta quando avevo 10 anni al parco davanti a casa. Poco dopo morì.)

La sua storia l’ho conosciuta però sui libri e, negli ultimi due anni, direttamente dalla voce di chi l’ha conosciuto. Solo adesso capisco il perché di così tanta sofferenza.

Del ritrovamento in cantina mi rimase impressa la foto: Bruno sdraiato sul letto, ferito alla mano, con accanto Togliatti*. Di quella foto mi interessava solamente conoscere l’azione che aveva generato quella situazione. La situazione di quell’immagine, infatti, era il frutto degli scontri tra polizia e manifestanti avvenuti in piazza a Reggio Emilia il 7 luglio 1960.

In virtù di quello scritto poco sopra, in famiglia non se ne poteva parlare, così iniziai a leggere libri di storia, ma non trovai nulla. Poco dopo lessi un libro di storia locale in cui si parlava di un certo Pioppi Bruno, partigiano, sabotatore di ponti. Appena internet venne reso fruibile ai più, riuscii a far risalire il suo nome ai Fatti di Reggio e, da lì, alla foto trovata in cantina.

Come molte delle idee che ho, restano segrete per tanti anni, finché non esplodono e si dimenano per uscire. L’idea di portare avanti un discorso sul 7 luglio, per me, ha sempre voluto dire affrontare e condividere, prima di tutto, una questione privata.

"Il sole contro", libro.

“Il sole contro”, libro.

Ho covato l’idea fino a due anni fa quando, tramite un’iniziativa di crowdfunding, abbiamo trovato i fondi necessari per produrre una documentazione (libro + dvd) sul 7 luglio. I finanziamenti sono arrivati facendo serate di presentazione del progetto in centri sociali e circoli ARCI. Proprio in uno di quest’ultimi, conobbi un signore, suo padre era nella stessa brigata partigiana di mio nonno. Mi disse che non si fermarono nella primavera del 1945, ma continuarono la loro personale lotta di liberazione. Ad un certo punto il PCI disse basta, li richiamò all’ordine. Bruno non accettò nessuna condizione ma, messo alle strette ed isolato, fu costretto alla resa. Questo signore mi raccontò che iniziò per Bruno un periodo nero, dovuto a quella che lui vedeva come la sconfitta della Rivoluzione, poi mi disse: “sai certe cose che fai in montagna quando sei partigiano ti lasciano qualcosa dentro che dopo non sei più tanto sereno”.

Tra un lavoro come minatore in Belgio e qualche lavoro saltuario in Italia, riusciva a ritagliarsi lo spazio per la sua militanza politica. Uno di questi spazi fu il 7 luglio 1960: andò a manifestare in piazza ed alcuni proiettili di rimbalzo gli ferirono la mano destra (rendendolo invalido) e la coscia destra. La delusione per l’ennesima sconfitta politica lo portò a bere e per lui iniziarono solo problemi.

Ci sono molte storie simili a questa, ma è di questi sconfitti dalla Storia, dei dimenticati, che a me interessa raccontare.

In tutto questo io mi sento in un qualche modo in dovere di farmi carico di una storia, per piccola e insignificante che sia se vista nel continuum della Storia che lega la Resistenza, passa il Novecento e arriva ad oggi. Le tragedie purtroppo non si esauriscono mai nel giro di un secolo, qualcosa le sopravvive, e riescono ad essere rielaborate dalle generazioni successive quando queste hanno il coraggio di farsi carico del dolore, della responsabilità e della spietatezza della Storia stessa.

Bisogna agire per non perdere la memoria

Il 7 luglio 1960 la polizia del governo Tambroni (DC-MSI) spara sulla manifestazione indetta dalla Camera del lavoro a Reggio Emilia, uccide 5 manifestanti (Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli) e ne ferisce un’ottantina. A 55 anni di distanza, la strage rimane impunita.

Come casa editrice abbiamo optato per pubblicare un libro con in allegato un DVD. Si tratta di un progetto durato due anni, molto faticoso, lungo e logorante. Il libro, che spiega nel dettaglio il processo farsa, è stato scritto dal magistrato veneziano Giancarlo Scarpari, mentre il DOC, che ricostruisce la dinamica di piazza e porta alla luce importanti considerazioni politiche, è stato girato da Giuliano Bugani.

Il 6 luglio di quest’anno l’abbiamo presentato all’Arena Stalloni (cinema all’aperto) di Reggio davanti a 550 persone: un applauso lunghissimo, gli occhi lucidi di tutti, i familiari delle vittime che ci dicono “ragazzi complimenti, 110 e lode. Speriamo con questo di riaprire il processo”. Ecco sono cose, queste, che non posso essere spiegate. Queste cose non si comprano, non sono in vendita. Sono il sangue del nostro sangue, i nervi dei nostri nervi, e basta uno sguardo per capirsi.

Siamo riusciti a fare tutto ciò senza l’aiuto né di partiti né di sindacati, ma solamente mettendoci la faccia, contando su di noi e sull’aiuto di chi, in noi, ha creduto.

Manteniamo viva la memoria, non dimentichiamo i morti, ma soprattutto non dimentichiamo la Storia, che è ciclica e ritorna. Dobbiamo fare in modo, in futuro, di farci trovare pronti.

Matteo Pioppi

*immagine di copertina


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *