Ampollino Rap. Alle origini di un genere musicale
02 Feb 2016

Ampollino Rap. Alle origini di un genere musicale

È sempre molto difficile parlare delle origini ed evoluzioni del rap in Italia. I discorsi predominanti, più che a un suo racconto, mirano molto spesso alla catalogazione dei suoi interpreti, a una categorizzazione per stili e sotto-generi, per poi ricavare una formula per stabilire quello che è il “vero rap”. Le numerose ricostruzioni, però, concordano su un punto: il rap in Italia nasce dalle Posse, le formazioni che si svilupparono a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta e che erano fortemente legate ai centri sociali e al movimento della Pantera. Le posse, insomma, si contraddistinguevano per una forte connotazione di tipo politico, il rap era visto come uno strumento per veicolare dei messaggi.

È questa l’immagine che ritroviamo in parte nel film Ampollino Rap, un documentario del 1994 realizzato da Bernardo Iovene, e recentemente rilanciato dalla piattaforma Distribuzioni Dal Basso, dove è possibile guardarlo gratuitamente. Il film racconta la seconda edizione del Festival Ampollino Rap, il raduno dei centri sociali e delle radio libere tenutosi in Calabria nell’agosto del ’94, da molti considerato la culla della musica underground italiana di quegli anni. I protagonisti sono musicisti e rapper provenienti dalle posse e dal circuito dei centri sociali: Africa Unite, 99 Posse, Sangue Misto, Frankie Hi Nrg, South Posse, sono solo alcuni dei nomi che solcano il palco del festival di Ampollino.

Eppure, a discapito delle ricostruzioni sulle origini del rap e sulla natura delle posse, dal film emerge un’immagine più complessa del fenomeno. Le voci dei protagonisti, infatti, non sono immediatamente riducibili all’idea dell’impegno politico e militante. Il rapporto tra produzione creativa e impegno viene piuttosto messo in tensione, elaborato in modi diversi dagli artisti che si raccontano di fronte alla telecamera. Non siamo ancora, però, alla contrapposizione netta e sterile tra rap-militant e non, tra impegno e disimpegno, che avrebbe contraddistinto gli sviluppi del genere e le narrazioni del fenomeno negli anni successivi. Il film di Iovene fotografa invece una fase precedente a questo passaggio, un momento di transizione in cui i confini sono ancora sfumati, dove la ricerca di stili e contenuti è un processo in divenire che si sviluppa ancora nella cornice dei movimenti. Per i 99 Posse, per esempio, l’obiettivo è uscire dai circuiti dell’underground, “diventare overground senza diventare monnezza”, mantenendo una coerenza in ciò che si dice, continuando a suonare nei centri sociali ma sapendo “che sono solo una delle realtà esistenti”. Per i Sangue Misto, invece, la cosa importante è parlare di “cose che sentiamo” e farlo attraverso l’hip hop, perché “il rap in Italia non lo fa nessuno, lo fanno solo dei malati”. Le parole di Frankie Hi Nrg sono invece le più emblematiche della mutazione in atto. Per lui la cosa fondamentale è fare cose belle, tanto dentro quanto fuori dai centri sociali, ma lasciando alle spalle “un periodo in cui ogni canzone che dicesse ‘governo ladro!’ veniva esaltata come la forma d’espressione più genuina”.

Ampollino Rap ci offre quindi uno sguardo privilegiato sulle origini del rap in Italia, facendoci ascoltare le musiche e le voci dei suoi principali interpreti, e lasciandoci forse riflettere sulla necessità di ascoltare il rap per quello che è capace di raccontare e trasmettere, al di là di ogni discorso sulle origini basato sulla ricerca del rap più puro. 


Marco Pignatiello

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