Sagnol, le banane, lo SWAG & gli addominali. Frammenti di un immaginario (post?)coloniale
07 Nov 2014

Sagnol, le banane, lo SWAG & gli addominali. Frammenti di un immaginario (post?)coloniale

“Il vantaggio del giocatore tipico africano è che costa poco e che in genere è pronto a battersi e che viene sempre definito potente in campo. Ma il calcio non è solo questo, è anche tecnica, intelligenza, disciplina”.

Lo ha detto Willy Sagnol, allenatore del Bordeaux ed ex giocatore della nazionale francese. Ora, il sottoscritto ha una cultura calcistica ridicola, e pur tuttavia non è difficile rendersi conto che un’affermazione del genere è palesemente stupida proprio dal punto di vista tecnico, soprattutto se pronunciata da uno che ha condiviso la maglietta bleu con gente come Thuram, Vieira, Makelele e, last but not least, Zinedine Zidane (giocatore di origine berbera e quindi-sì-africana, al quale non credo potesse essere imputato un difetto di tecnica, intelligenza, disciplina – eccetto forse che per quella calda, molto calda, serata di Berlino).

Sono affermazioni razziste? Sagnol deve essere sanzionato dagli enti che hanno in mano il calcio europeo e mondiale? Non è questo che ci interessa qui, come non ci interessa discutere dell’ipocrisia che spesso accompagna le reazioni ufficiali a dichiarazioni del genere. Ciò che salta agli occhi è una questione banale ma non sempre evidente: il mercato dei calciatori è un mercato del lavoro come un altro, e in quanto tale vi si applicano le medesime retoriche con cui ci hanno fatto traboccare i cabbasisi i vari Leghisti, Lepenisti, UKIPpisti e compagnia bella (e pentastellata). Se ci pensate, dire che i calciatori africani sono potenti ma difettano di tecnica è un po’ come dire che i nègher sono buoni a spostare i pallet e non a fare i ministri. 

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Foto Flickr @Luc De Leeuw

Ma la cosa più sconcertante è che tutte queste retoriche sono imperniate su immagini stantie, che sanno di muffa coloniale e difesa della “razza”. Ecco perché, dopo indignazioni e incazzature, quando sentiamo perle come quelle di Sagnol ci esce dal profondo del cuore un sentito “Eccheppalle”. Quando il caro Willy parla di calciatori africani “pronti a battersi” cos’ha in mente, i guerrieri Masai? Anche il buon vecchio Tavecchio, con la sua storica supercazzola su Optì Pobà e le banane, andava suo malgrado ad attingere ad un immaginario coloniale (nel senso proprio delle colonie nostrane e delle strane apparizioni sui “colli fatali di Roma” – altra supercazzola memorabile) fatto di vignette, stereotipi e canzonette popolari durante il ventennio – e non senza stralci nell’altro ventennio (Obama è nero, Obama è un uomo di potere ergo deve essere per forza abbronzato, ricordate?).

Il problema è che anche figure che potrebbero scardinare queste logiche e reinventare le immagini tirate fuori da Sagnol & Tavecchio vengono ingabbiate negli stereotipi. Parlo dei famosi Black Italians, che hanno il loro patrono mediatico in Balotelli. Gli addominali scolpiti mostrati dopo il secondo gol contro la Germania (un golazo, e lo capisce anche uno che in quanto a cultura calcistica giàssapete) sono rimbalzati da uno schermo all’altro, da una copertina a un’altra, e tutto perché quei muscoli lucidi e neri non facevano che ribadire la “ferinità” del giocatore, rimettendolo nella casella dei neri “potenti” e selvaggi. Così come la figura del bad boy, del calciatore potente ma carente di disciplina – a cui certo Balotelli non manca di contribuire con auto-supercazzole – lo rigetta nella parte della lavagna con scritto “cattivi”, manco fosse 50 Cent.

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Foto Flickr @Hot Gossip Italia

Fuori dal calcio, un’altra eminenza della blackitalianità è senza dubbio Bello Figo Gu, giovane sedicente rapper e star di YouTube. Nelle sue diecimila canzoni il ragazzo ripete ossessivamente che lui è pieno di soldi e di “figa”, come tanti; ma ci tiene a precisare che “le mie fighe sono tutte bianche”. Questo perché sta operando su sé stesso uno “sbiancamento”: ci sta dicendo sì io sono nero però ho la figa, ho il potere, come i bianchi – come (mah) Andrea Diprè, con cui il nostro ha da poco stabilito un fruttuoso sodalizio. Proprio come Balotelli, che secondo una nota leggenda metropolitana, fermato in macchina dai poliziotti inglesi che gli chiedono perché giri con una valigetta piena di un numero spropositato di denaro in contanti, risponde con semplicità, esibendo il suo status di potere tipicamente bianco: “Perché sono ricco”. Nel pantheon SWAG di Bello Figo del resto ci sono Berlusconi, Matteo Renzi, lo stesso Balotelli, Andrea Diprè, Raoul Bova, tutti bianchi o “sbiancati” promossi a miti di successo che i giovani blackitalians come lui dovrebbero seguire.

Invece, proprio a partire da queste nuove generazioni, è solo costruendo nuovi immaginari, promuovendo le differenze e inventando nuove parole e nuove mitologie, che potremo finalmente lasciare senza parole e immagini per le loro supercazzole tutti i Sagnol e i Tavecchio in circolazione. Ed è proprio questo il momento propizio per cominciare a gettare i semi di nuove narrazioni che sostituiscano i racconti ammuffiti che non sono altro che i rimasugli di un ciarpame coloniale duro a morire.

Benno Von Archimboldi


Neb Minoja