Letture sconsigliate: 3 classici da spiaggia-menti
04 Ago 2014

Letture sconsigliate: 3 classici da spiaggia-menti

Foto di copertina di Luigi Ghirri

Per molti la parola estate significa sole, cuore e amore. Per altri, significa spiaggiarsi da qualche parte e leggere libri indigeribili, possibilmente in un angolo buio, con uno sguardo arcigno e un osso di seppia tra i capelli. In ogni caso, pare che il sole non sia troppo disponibile e benevolo nei nostri confronti, quindi armiamoci tutti di libri e piatiamola di lamentarci del tempo.

Ecco a voi 3 classiconi sconsigliati per l’estate, ma pienamente conformi a tenervi occupati e a procacciarvi le migliori paranoie. Buon Disagio.

 1)     Lo Zibaldone di pensieri,  GIACOMO LEOPARDI

Siete tipi riflessivi, ma riflettere vi pesa troppo e preferite leggere le riflessioni di altri? Vi trovate spesso a ripensare alla vostra infanzia, quando fanciullini immaginavate guerre tra topi e rane? Siete gobbi e praticamente ciechi?

Allora le 1206 pagine del buon vecchio Giacomino sono ciò che più si addice alle vostre lunghe giornate di spiaggiamenti senza speranza. Lo Zibaldone è molto più che un diario privato, è una sconfinata fonte di sapere: si parla di natura e di ragione, di illusioni e fantasia, di antichi e d’infanzia, di noia e piacere, d’indefinito e d’infinito, di società sbagliate e disuguaglianze, di poesia e di quanto si vivrebbe felici se fossimo tutti uccellini canterini.

Tutto questo è trattato in modo vorticoso (per non dire caotico), abbracciando come unico principio il sacrosanto diritto di contraddizione. Per questo, gli argomenti vengono ripresi e analizzati da angolature differenti, arrivando difficilmente a conclusioni certe.

Per una visione più malandrina del Nostro, suscitano un curioso interesse le pagine in cui parla di quanto è mesta e trista la sorte umana, perennemente colma di pensieri (nel nostro caso: perché non sono al mare a sorseggiare centrifugati di carote? Chi mi ha messo questa roba tra i capelli?) e dei tre possibili modi con i quali sospendere momentaneamente la sofferenza: vino, oppio e sonno. La pace dei sensi non è solo nella regressione infantile e nella poVesia, insomma.

Il Leopardi soddisferà, così, qualsiasi vostra curiosità su ogni aspetto della vita, ricordandovi ad ogni passo che la mancanza di appagamento incombe non solo dietro di voi, ma anche davanti, a destra e a manca. Sì, anche al mare.

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2)      Il libro dell’inquietudine, FERNANDO PESSOA

 Se l’ambascia abita il vostro cuore pallido e assorto, niente di meglio che un libro con tale titolo- e questa profondissima considerazione dovrebbe già bastare per convincervi. Invece, ci sono altri svariati e validi motivi per cui leggere Fernando Pessoa, che per il club dell’inquietudine si veste nei panni di Bernardo Soares, uno dei suoi tanti amichetti immaginari.

Opera postuma e incompiuta, scritta in forma diaristica, ai critici piace parlarne come un classico esempio di antiromanzo. Non potrebbe essere diversamente, visto che siamo di fronte ad un altro zibaldone di paranoie, in cui emerge un protagonista presentato sin da subito come individuo inerte e completamente isolato dal mondo, l’emblema del borghese senzadio che raccoglie tutti gli insegnamenti di fine Ottocento e li porta alle estreme conseguenze primo-novecentesche.

Si viaggia, così, nel suo flusso torrenziale di pensieri, partecipiamo ad un movimento puramente mentale, che mischia contemporaneamente realtà e sogno, creando uno spazio-altro in cui perpetuare l’inazione.

Come Tabucchi ci insegna, il portoghese desassossego indica uno stato di privazione, che però non corrisponde soltanto alla mancanza di quiete, ma ancor di più alla perdita d’identità che caratterizza così fortemente il nostro antieroe: benvenuti nel regno della Noia e del Nulla (la Nausea no, quella lasciamola allo sguardo ballerino di Jean-Paul).

In mezzo a tanta desolazione e tra tutte queste pippe mentali, c’è solo una cosa che Soares riesce a “fare”: affacciarsi alla finestra e guardare, perfetta immagine del suo vivere sulla soglia, contemporaneamente dentro e fuori. Eppure proprio attraverso questo sguardo, gli inquieti lettori potranno scorgere i segnali di vita dell’unica anima pulsante del romanzo, una Lisbona vista per scorci, luogo in cui prende forma ogni immaginazione.

Il Pessoa in una illustrazione di Tullio Pericoli

Il Pessoa in una illustrazione di Tullio Pericoli

3)      Infinite Jest, DAVID FOSTER WALLACE

Siete per caso una di quelle persone che parlano, citano e postano articoli di da su con per tra e fra David Foster Wallace, come se fosse una vecchia e cara conoscenza, ma non vi è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di leggerne due righe? E’ giusto così: questo permette a tutti i dispensatori di consigli di invitare i gentili lettori ad approcciarsi ai suoi mallopponi.

Non c’è bisogno di dire quanto IJ si addica alle giornate di irriducibile malinconia, basta sapere che l’intento primario dell’opera era di scrivere qualcosa di profondamente triste (e americano). Allora, i temi centrali non possono che essere la solitudine e la dipendenza, in qualsiasi sua forma, dall’alcool, dalla droga, dall’intrattenimento privo di ogni senso e piacere.

Le pagine pullulano d’ironia, ma diffidate da chi vi dice che è una lettura piacevole. Trovare un filo nei continui flashback e flashforeward è impossibile per il primo quarto di libro, vi imbatterete in continue digressioni sui minimi particolari, dialoghi allucinati, complicate teorie matematiche applicate al tennis e, già che ci siamo, qualche nozione di fisica ottica. Se avevate problemi a ricordarvi l’albero genealogico della famiglia Buendìa, sappiate che qui la questione è molto più complicata: i personaggi minori sono innumerevoli, molti dei quali come stelle cadenti fanno la loro spettacolare e improbabile comparsa, per poi essere inglobati nella tortuosità narrativa.

Smarriti in questo turbine di dati, l’unica certezza è quella di essere finiti al centro di un malessere esistenziale e incomunicabile, ma comune da ogni essere, perciò straordinariamente empatico: non è che, paradossalmente, il malloppone si trasformerà in un antidoto contro la solitudine?

Siate temerari perché ne vale la pena, parola di lupetto.

N.B.: Le 388 note fanno parte del pacchetto, chi le salta si merita un vicino d’ombrellone logorroico e fan dei balli di gruppo.

N.B.2: Ogni riferimento al tema del suicidio è puramente casuale, ovviamente DFW è vivo e se la sta spassando con Elvis, Jimi e Alberto Castagna, su una bellissima isola a noi ignota.

1131 grammi da sfruttare anche per la prova costume

1131 grammi da sfruttare anche per la prova costume


(senza fonte)