Gli hipster ci hanno arrubbato le barbe
24 Giu 2014

Gli hipster ci hanno arrubbato le barbe

Ve li ricordate i gabber? Sono uno di quei fenomeni di cui periodicamente dimentico l’esistenza, tipo Paolo Limiti, le fornarina e una mia fugace ma fermissima fissazione per Eminem. Poi mi vengono in mente dal nulla, magari parlando con un amico, e mi dico “mado’, i gabber!” o “mado’, le fornarina!” e sorge quell’indefinita sensazione di anzianità ma questa è un’altra faccenda.

Ecco, da quello che mi risulta i gabber si sono praticamente estinti, ogni tanto è possibile avvistarne uno sparuto esemplare isolato ma la questione finisce lì. Là dov’era tutto un pullulare di Lonsdale e cappellini adesso è il deserto.

Arriverà il giorno in cui diremo “mado’, gli hipster!” (a meno che gli hipster del futuro abbiano preso il potere e ci ritroveremo tutti a vivere in una dittatura di mocassini, ovviamente). Sia chiaro, io non ho niente di particolare contro gli hipster, riassumerei l’atteggiamento generale che ho avuto fino ad ora verso questo genere di cose con un salutare “non me ne frega un cazzo”.

Poi, in una spensierata serata polacca, ho conosciuto questo tizio hipsterico che indossava una giacca da cuoco e pantaloni da donna il quale, lo giuro, mentre instagrammava la foto della sua bibita analcolica biologica mi ha detto che non capiva tutta questa passione per il calcio. “Non sarebbe meglio” mi ha detto “se anziché cantare allo stadio le persone unissero le loro voci davanti ad un fuoco e cantassero alla natura?” Poi mi ha spiegato in dettaglio quanto guadagna in un mese –tanto- grazie alla sua ditta che è un qualcosa tipo Uccido I Bambini Spa.

L’ho odiato con tutto il mio cuore, lui, la sua boria, la sua bibita biostocazzo, il suo Iphone e la sua giacca da cuoco.

La notte dopo ho sognato che scrivevo un articolo anti hipster. Ora, io questo non lo voglio fare. Davvero, non me ne voglia il popolo hipster. Ma riflettendo riflettendo è vero che a me, gli hipster, qualcosa di male l’hanno fatto: innanzitutto questo tizio mi ha rovinato la serata.

In secondo luogo di sono una serie di cose fiche che gli hipster ci hanno arrubbato.

I maglioni brutti. Sono cresciuta con I Robinson e Bill Cosby portava questi maglioni incredibili con classe e noncuranza. Tutti abbiamo avuto dei maglioni alla Cosby ma se adesso oso mettere piedi fuori casa con il mio informe pullover multicolore a quanto pare l’etichetta di hipsterica non me la toglie nessuno. E io che sono animo semplice, ci soffro.

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Barba e baffi. Se un tempo l’individuo barbuto era inevitabilmente investito da un’ondata di amore e simpatia a causa della sua aria sorniona e ruspante, adesso diviene soggetto di studio e sospetto. E ti ritrovi a chiederti e tu, cosa mi vuoi dire con tutti quei peli?

La camicia di flanella. Ah, quanto ho amato le camicie di flanella, feticcio di Kurt Cobain con retrogusto boscaiolo. Adieu.

Le foto di merda. Da quello che mi sembra di capire si spazia senza confini tecnologici da instagram alla polaroid. Io che ho sempre amato la fotografia analogica ho di tutto, da una Rolleixflex degli anni ‘30 a un amore spasmodico per le macchinette usa e getta. Prima mi perculavano per i miei pellegrinaggi a sviluppare i rullini, adesso mi perculano perché dicono sia hipster.

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Gli occhiali. Io sono cieca come una talpa ma questo non mi impedisce di dimenticarmi regolarmente gli occhiali a casa, vagare per la città con gli occhi socchiusi, non salutare persone conosciute e rovinarmi la vita sociale. Per quanto riguarda la questione lascio la parola ad un giovine quattrocchi che una sera mi ha fermato in locale e, indicando gli occhiali che miracolosamente indossavo, mi ha sussurrato “sono veri?”. Certo, gli dico io, sono miope. “Anche io, ma ultimamente c’è un casino di gente che gira con le lenti di vetro. Perché avere gli occhiali adesso fa figo.” Ci siamo guardati commossi per un secondo e ci siamo scambiati un abbraccio liberatorio di reciproca miope comprensione.

Le magliette con scritte ingegnose. La mia prima maglietta con una scritta a mio parere geniale me la sono autoprodotta ed era God hates you because you are ugly. Sparì nel giro di una settimana perché bollata come “inappropriata” dall’autorità materna, lasciandomi un’adolescente molto triste. La rimpiazzai con Odio il brodo, citazione che non dovrebbe aver bisogno di spiegazioni.

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“Questa è avanguardia, pubblico di merda!”

 Amare Philippe Daverio

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dai, non lo posso più guardare con gli stessi occhi.

E non nominerò le biciclette.

Ma è qui che scatta la crisi identitaria. Quel pensiero che ti sfiora.
Tutto questo C’eravamo tanto amati che si sta sgretolando, tutte queste barbe, tutti quei pantaloni strettissimi.
Tutti questi addii.

Forse sono io che sbaglio, forse sono io che non capisco. Che lotto invano per riappropriarmi di qualcosa che amavo e che adesso è trasformato in un vuoto stereotipo.

Forse dovrei lasciarmi andare, seguire la luce.

Forse sono così hipster da non sapere di essere hipster.

Claspita


clara claspita