Nel grigio dipinto di Blu
12 Mar 2016

Nel grigio dipinto di Blu

Blu cancella tutte le sue opere a Bologna

La cancellazione di un’opera d’arte può essere un’opera ancora più grande…

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Una sonora sveglia oggi in Bolognina: opera di Blu.

Stamattina -aiutato dagli abitanti della città- lo street artist di fama mondiale il cui nome è da sempre associato a Bologna, ha provveduto a far sparire (ricoprire) tutte le sue opere. Mentre scriviamo viene imbiancato l’ultimo murale, quello che lanciava un appello tolkieniano alla città dalla fiancata del’XM24. Buongiorno: Bologna sta per perdere la sua più potente auto-narrazione (qui riletta da Wu Ming) in nome di una guerriglia urbana che si arma di pratiche artistiche e visioni alternative.

“After witnessing the changes happening in the surronding area during the last years, we felt it was time to erase both walls”

Dopo il blackout messo in atto a Berlino per sabotare la speculazione sugli immobili che ospitavano le sue opere, Blu torna a cancellare i suoi lavori. Cosa ci dice questa forma di protesta? Non può sorprenderci che un’arte come la sua non si senta più tanto a casa nella città che sgombera Atlantide o l’Ex Telecom… Ma stavolta la questione sembra coinvolgere più da vicino il ruolo sociale dell’arte.

Dal 18 Marzo Palazzo Pepoli ospiterà una mostra molto discussa: Street Art -Banksy&co. L’arte allo Stato urbano. Tra gli artisti esposti, suo malgrado, anche Blu. Il colmo per un artista che ha sempre schivato i media, mostrandosi più interessato a dipingere gratuitamente gli spazi occupati per evitarne lo sfratto (o l’abbattimento come nel caso dell’XM24) che a monetizzare il suo marchio à la Obey.

Gli strappi dei muri -nel caso specifico di Blu- perdono l’opera nel momento in cui l’afferrano, perché interrompono il suo dialogo col mondo reale, rompono i nessi della storia. 

In quello che era diventato un interessante dibattito tra curatori, giuristi e politici, Blu ha riportato sotto gli occhi di tutti le istanze dell’autore e della comunità, come i vettori di senso senza i quali un’opera d’arte urbana non potrebbe esistere nemmeno.

Contro logiche estrinseche di salvaguardia – recupero – riqualifica – speculazione – promozione – quotazione- vendita, Blu fa piazza pulita e ci costringe a riflettere sul senso di un’opera che si radica nel tessuto urbano, nelle sue dinamiche e aporie, maturando come una risposta endogena.

Anche coprire le opere è una reazione al qui e ora, che continua a parlare col mutismo. Quanto a Bologna, resta un campo di battaglia. Ma ora che non c’è più il muro della Terra di Mezzo a raccontarla, toccherà a noi scrivere un’altra storia, da “fuori porta”.

Blu durante la realizzazione del murale (archivio Bolognina Basement)

Blu durante la realizzazione del murale (archivio Bolognina Basement)

Se avete già nostalgia, potete esplorare il muro di Blu qui -a riprova del fatto che esistono modi di fruizione che non passano attraverso lo strappa-e-porta-nel-museo-di casa).

“L’epilogo rimane ancora da scrivere e lo vogliamo scrivere insieme”


Claire Mini-Paniers

Commenti

  1. stefano sonda Dice: marzo 12, 2016 at 12:25 pm

    ….”Non può sorprenderci che un’arte come la sua non si senta più tanto a casa nella città che sgombera Atlantide o l’Ex Telecom…”
    Bene allora a causa degli scazzi millenari tra CS e Comune togliamo tutte le ( poche oramai ) cose belle rimaste in città e come al solito fottiamocene di tutti quelli che non fanno parte del noioso gioco delle parti ( Comune/Università/Centri Sociali/POlizia ).
    Perchè oramai è chiaro che se questi non riescono a risolvere i loro cazzi di conflitti tutti gli altri rimarranno per sempre spettatori di un città che se ne fotte di chi “E’fuori dalla lotta”.
    Avvisateci quando avrete finito e sarete tornati agli anno 2000, magari sarà nostro il momento di scendere in piazza.

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