Il Mercato di Mezzo di Bologna. Centro storico o centro commerciale zona tangenziale?
16 Apr 2014

Il mercato che fu, il mercato di mezzo

Quando qualcuno dice che le ideologie sono morte, che sono una rovina, che sono tutti uguali e che avere un atteggiamento ideologico è limitante sta facendo uno dei discorsi più ideologici e totalitari che si possano ascoltare in questi tempi. Il nuovo che avanza, da questo punto di vista, può avere un retrogusto conservatore, dannoso.

Questa illuminazione non l’ho letta in un manuale di intellettualismo tascabile o in un post di qualche militante di sinistra estrema post comunista. Questa cosa m’è saltata in mente l’altro giorno mentre mi sono ritrovato stretto in fila in via Pescherie Vecchie, circondato da centinaia di turisti con la macchina fotografica in mano che, istagrammando i banchi dei fruttivendoli, procedevano come in fila al casello autostradale per poter entrare nella nuova attrazione bolognese: il Mercato di Mezzo.

Banchi di frutta e verdura in via pescherie vecchie, bologna

Banchi di frutta e verdura in via Pescherie Vecchie. Luogo per acquistare o fotografare cibo non lavorato.

Giustamente vi chiederete cosa c’entrino le macchine fotografiche, i pomodori dei fruttivendoli, la coda in una strada del centro, l’ignoranza grassa del turista medio italiano e l’ex mercato del Quadrilatero di Bologna con l’ideologia.

Me lo sono chiesto anche io.

Ho pensato che forse ero solo stanco; era sabato, il venerdì sera mi aveva provato e avevo pure un po’ di scazzo da postumi e risveglio troppo mattiniero. E invece mi ritrovavo in fila, in una giornata in cui non avrei dovuto fare altro che caricare la caffettiera e andare in bagno.

La soluzione a questa mia illuminazione è stata questa: dietrofront, bestemmione contro il mondo, mandato a quel paese una turista veneta che chiedeva cosa c’era in fondo alla strada (e allora cosa ci fai in fila?) e tornato in Piazza Maggiore, al sole.

Ho preso allora via Clavature e, come a dimostrare che laggente, quando diventa massa, è essenzialmente stupida, la strada era vuota. Sono arrivato allora agevolmente al Mercato di Mezzo, senza affanni o bambini che ti camminassero sui piedi e fotografi dell’asparago.

Io il Mercato che Fu me lo ricordo. Era una splendida orgia di colori, odori, accenti, prezzi discreti, frutta, verdura, fiori, salumi. E c’erano gli anziani a fare la spesa. Lenti, attenti, con la sportina portata da casa.

Quel mercato odorava di Bologna, di Italia. Era gusto. Era cultura. Era tradizione. Era il cibo prima che diventasse Food. Era prodotto stagionale prima che diventasse TUTTOBBIO.

Entro e mi ritrovo in un centro commerciale, passato in un attimo dal medioevo alla zona tangenziale, tipo teletrasporto. Con la differenza che nei centri commerciali fuori dalla tangenziale trovi gente che lavora e sta mediamente incazzata perché deve fare la spesa. Qui no. Qui c’è l’asettico, indistinto, piatto delirio del “made in Italy”. A uso e consumo del turista o del nuovo eataliano geloso delle “eccellenze” e generoso di puttanate dette a voce alta. Con un design ultra-moderno. Un non-luogo per non-cittadini direbbe qualcuno bravo.

mercato di mezzo, come un centro commerciale

Centro commerciale in zona tangenziale o “mercato” in centro?

E non ci sono più gli anziani, quelli che l’eccellenza la chiedevano ai nipoti a scuola, non nel piatto. Perché nel piatto, in Italia, l’eccellenza la nonna te la proponeva pure quando scaldava la pasta e faglioli del giorno prima.

Senza che poi la chiamassero in tv a fare la pubblicità delle patatine e le paternali sull’importanza della difesa della tradizione culinaria.

Il Mercato di Mezzo è ideologia pura; trasforma il modo di intendere e vedere il mondo, concepire la propria cultura. Il Mercato di Mezzo è l’invenzione di identità fittizie esclusivamente votate al consumo acritico. Il Mercato di Mezzo è violenza sul luogo, sulla tradizione.

Il Mercato di Mezzo è una cagata pazzesca! (cit.)

mercato di mezzo centro commerciale

“il Mercato di Mezzo è una cagata pazzesca! (cit)”

Al panino marchiato coop ho capito davvero.

Devo andare a casa.

Frittata di cipolle, birra in bottiglia e se mi gira da un lato vado di wurstel fatti con scarti di qualsiasi essere superiore all’ameba per godermi l’estasi della degenerazione. Se invece mi gira dall’altro dedico quattro o cinque ore della mia vita a fare un ragù come nonna comanda.

Altro che ideologia dei postideologici.

Restiamo veri e ruspanti, possiamo resistere.

Possiamo provare a goderci il ricordo di quello che era Bologna, l’Italia, il mangiare senza grastrofighetti, turisti e food.

Andate a pelar patate.

FC


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