A Londra nessuno caga Bruno Vespa | Intervista ad una libraia italiana.
12 Mag 2014

A Londra nessuno caga Bruno Vespa | Intervista ad una libraia italiana.

L’Italian Bookshop è un pezzetto di Italia nel caotico quartiere di Soho, a Londra, dove tra guardie reali, pub e fish&chips si trova inaspettata una libreria italiana, l’unica del Regno Unito. Su una parete un grande poster di Aprile di Nanni Moretti con le firme, i disegni e le dediche di tutti quegli autori e artisti che sono passati di lì a presentare il proprio libro, a bere un bicchiere di vino o semplicemente a fare due chiacchiere. Perché l’Italian Bookshop non è solo un negozio, ma è un luogo di incontro, di scambio, un vivace centro culturale e una seconda casa per chi è italiano e vive all’estero ma anche per chi italiano non è ma della nostra cultura si è innamorato. Nato nel 1997 come libreria indipendente in Cecil Court, dal 2012 si è spostato all’interno di un’altra libreria, The European Bookshop in Warwick street (si sa, c’èggrossacrisi) ma grazie alla fitta programmazione di eventi continua ad essere il cuore allegro e disordinato della cultura italiana a Londra. Noi di Bolognina Basement, che siamo molesti, siamo andati a pescarne la responsabile Ornella Tarantola per farci raccontare com’è la vita del libraio nella Perfida Albione.

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Sei un’italiana all’estero, partiamo dagli stereotipi: mamma, pizza, mandolino…

E Berlusconi. So dove vuoi andare a parare. Ti dico solo che il postino non fa che ridermi in faccia ogni volta che Berlusconi… beh, in generale. Senza specificare le volte che.

Ah, che gioia. Ma loro hanno la regina, non vale. Personalmente quanto ti gasa vivere in un posto in cui c’è la regina?

Da morire! La famiglia reale mi appassiona moltissimo. E lei è il tipo che quando è andata a Roma dal Papa gli ha portato una bottiglia di whisky. Te lo vedi papa Francesco, tutto umile e povero che la sera si beve whisky brindando God save the queen? In fondo lei è il capo della chiesa inglese, il papa lo vede come suo pari, mica ci pensa. Mi piace immaginarmela mentre prepara il pacchettino regalo tutta contenta: va prodotto tipico, vai di superalcolico per il pontefice. Geniale.

Preparare la vetrina certe volte è un casino.

Preparare la vetrina certe volte è un casino.

Facciamo le persone serie. Vendi esclusivamente libri italiani: cosa della nostra letteratura affascina di più gli inglesi?

Ultimamente vanno pazzi per Camilleri: la BBC recentemente ha trasmesso gli episodi del Commissario Montalbano il sabato in prima serata. D’un tratto mi sono trovata la libreria piena di sciure inglesi pazze per Zingaretti. Diciamo che l’ormone scatenato dal fascino dell’uomo italiano le ha portate a buttarsi sui libri, percorso non convenzionale ma di tutto rispetto. Tra l’altro i libri di Camilleri sono pressoché impossibili da leggere per uno straniero ma noi teniamo anche libri italiani in traduzione…

Qual è invece un mostro sacro della letteratura italiana che in Inghilterra non si filano di striscio?

Guarda, mostro sacro proprio no, ma questa a me fa troppo ridere: Bruno Vespa. In tutti questi anni ho venduto un unico libro di Vespa e me l’hanno pure rispedito indietro. Un signore della Repubblica Ceca ce l’ha comprato, sembrava molto interessato e l’acquisto ha anche scatenato un certo stupore in libreria. Era “Viaggio in un’Italia diversa”. Una settimana dopo il signore torna tutto mortificato e ci restituisce il libro. Pensava parlasse di un viaggio in Italia IN vespa, il motorino. Una disfatta.

Direi quindi che Brunone nazionale non sarà uno dei vostri ospiti di punta. Però di eventi con autori all’Italian Bookshop ne fate parecchi…

Sì, nonostante il budget zero in questi anni siamo riusciti ad organizzare moltissime serate. Stefano Benni, Luciana Littizzetto, Nanni Moretti, Serena Dandini, Vinicio Capossela… il segreto dello zero budget è avere una fittissima rete di amici spioni che ci avvertono quando uno scrittore o un vip si aggira per Londra. A quel punto cerchiamo di braccarlo tramite amici di amici di amici e, solitamente, ci riusciamo. Noi purtroppo non abbiamo fondi per pagare gli scrittori e crediamo ancora nella romantica idea della diffusione gratuita della cultura, per cui di far pagare l’ingresso come fanno moltissime librerie inglesi non se ne parla… Certo, c’è chi è venuto perché presentare un libro a Londra fa figo, ma moltissimi hanno creduto e credono nel nostro progetto.

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E per quanto riguarda la collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura?

Alle serate organizzate dall’Istituto noi andiamo solo come libreria, ovvero piazziamo il nostro bravo banchetto “a tema” e rimpinziamo di libri gli inglesi e gli italiani interessati. E c’è da dire che, finalmente, dopo anni bui l’istituto è ritornato a risplendere. Caterina Cardona, la nuova direttrice, è meravigliosa!

A quanto pare gli inglesi seguono parecchio la letteratura italiana. Per quanto riguarda il resto della vostra clientela?

Guarda, è un pubblico molto eterogeneo, ci sono le insegnanti di italiano e gli inglesi autodidatti, i bambini e gli espatriati… sicuramente gli inglesi hanno un grandissimo amore e rispetto per la nostra cultura, amore e rispetto che spesso in Italia è dimenticato o dato per scontato e che invece dovrebbe essere la nostra forza. Appunto per questo negli ultimi anni la nostra clientela di italiani si è molto ringiovanita perché tanti ragazzi sono venuti a Londra in cerca di fortuna dato che L’Italia non sembra offrire molto…

Eh, l’Italia… un pensiero su Bologna?

È una città che amo moltissimo! E poi c’è la mamma della mia amica Franca che ci spedisce un sacco di tortellini. Buonissimi.

Per concludere: cos’è, per te, il mestiere di libraia?

Quello che noi in questi anni abbiamo cercato di fare è creare un posto in cui ci si possa sentire a casa. Ma per quanto riguarda me personalmente, per risponderti al meglio, vorrei lasciare le parole ad un ragazzo che mi ha scritto un’email qualche giorno fa:

Cara Ornella, sono passati molti anni, una ventina, ma io mi ricordo bene di te. Ero un ragazzino agitato e travolto dalla libertà di Londra, e arrivai fin dentro il tuo negozio. Venivo a chiederti consigli su cosa leggere, e tu mi facevi sempre contento: “Hotel New Hampshire”, “Congo”, ma soprattutto “Seminario sulla gioventù” e “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”. Mi ricordavo il tuo nome, ma solo oggi mi sono imbattuto nel vostro sito, ti ho ritrovata, e ho deciso di scriverti. Sono tornato in Italia nel ’99, mi sono laureato e specializzato in psicoterapia, e qualche anno fa ho cominciato a scrivere. E tutto cominciò lì, te lo assicuro, coi tuoi sorrisi, la tua elegante contrarietà quando ti raccontavo delle mie nottate brave, e i tuoi preziosi suggerimenti. Grazie

E un grazie anche da BB.

Claspita&Ornella in: le interviste sono una cosa seria.

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clara claspita