IL COLORE ROSA: di Harmony, Sicurezze e Lega Nord.
26 Mag 2015

IL COLORE ROSA: di Harmony, Sicurezze e Lega Nord.

«Laurie l’ascoltò, lo comprese e si strinse contro l’uomo che amava, sapendo che, attraverso di lui, abbracciava il mondo»

Nicola West, La Casa sul Lago

Amore, Tramonti, Denaro, Sesso, Passione, Famiglia, Zucchero.

Un Harmony è solo questo e tutto questo, anche se poi, in modo assolutamente speculare a quello appena citato, i romanzi rosa evocano anche un altro scenario che possiamo provare a definire, allo stesso modo, attraverso alcune parole chiave:

Divano, Signora, Naftalina, Pensione Jolanda, Insoddisfazione, Evasione, V per Vene Varicose.

Benissimo e verissimo. Ma, come sempre, c’è un ma.

Considerando il noto adagio sulla trave e la pagliuzza popolarizzato dal buon Gesù, ho pensato di smetterla di annuire compita ogni volta che qualcuno critica gli Harmony, unendomi poi al coro scandalizzato dei “Diommio, io non so come faccia la gente a leggeve cevte cose, che non è lettevatuva, è spazzatuva”. Per poi aggiungere in modo casuale di come io abbia trovato illuminante invece rileggere Proust, inserendo magari anche un paragone allacazzodicane tra la Madeleine e la trippa in umido di mia nonna. Ora, giusto per capirci, non è mia intenzione rivalutare gli Harmony da un punto di vista qualitativo – merda sono e merda resteranno – ma, ciò nonostante, io ne leggo in quantità industriali. Ma procediamo con ordine.

Harmony collezione, gennaio 2014

Harmony collezione, gennaio 2014

Iniziò tutti in un’afosa estate del 2004, quando un’appendicite fulminante mi portò a esaurire prima del tempo le mie scorte di libri per le vacanze, costringendomi quindi a fare rifornimento dal giornalaio del ridente villaggetto sardo dove mi trovavo. E fu così che mi ritrovai rapita in intrecci per cuori di panna, dove ragazze responsabili e un po’ timide – preferibilmente vergini, badate bene – si innamorano a prima vista di un esemplare di maschio virile e potente, un ragazzaccio che non riesce a mettere la testa a posto finché non arriva Lei che, con la sua semplice caparbietà, riesce a fare breccia nel suo arido cuore insegnandogli finalmente ad amare. Da allora gli Harmony non mi hanno più lasciato, certo, ci sono state pause in cui la vita mi ha portato altrove, ma poi sono sempre tornata ad appassionarmi alle storie delle Kimberly e dei Derek di turno. Ora, da questa esperienza ho ricavato degli insegnamenti importanti che mi sento finalmente pronta a condividere.

Innanzitutto la combo vibrare/vibrante può essere usata in un’impressionante quantità di situazioni; tanto per fare due esempi vibrano le corde del cuore dell’eroina, così come vibra il membro dell’eroe. [Ora purtroppo non c’è tempo per disquisire dell’impiego creativo di termini come serico, vellutato, liquido e piacere, ma vi assicuro che potremmo parlarne a lungo.]

Secondo, essendo io una “giovine” precaria, sono vittima di una serie di fastidiosi effetti indesiderati derivanti dal non poter programmare nemmeno quando andare a giocare a canasta con le amiche. Ansia, insonnia, incubi e percezione costante della fine imminente del mondo sono solo alcune delle conseguenze dell’avere trent’anni e nessuna prospettiva nell’Anno Domini 2015. Ma ecco, per fortuna mi sono resa conto che un Harmony ha sui miei nervi un potere calmante più forte di quello di un cordiale o di un antidepressivo. Perciò ora, come buona pratica, tengo sul comodino un rassicurante romanzo rosa, a mò di copertina di Linus. Quante meravigliose notti insonni ho passato in compagnia di “La donna dello sceicco”, di “Rapimento d’amore” o di “Mary e il marchese”, cullandomi nel prevedibile lieto fine e nel reiterarsi di stereotipi retrogradi e sessisti, rimettendomi poi a dormire più serena rispetto al futuro del mondo e all’ordine giusto delle cose – quelle stesse cose che nel buio della notte mi avevano fatto così paura – rassicurata, a livello inconscio, della stabilità dei ruoli, di un maschio che fa il maschio e di una femmina che fa la femmina, così come della funzione necessaria della famiglia tradizionale come via alla felicità, all’appagamento e a un futuro gioioso, senza precarietà o sfruttamento.

harlequin hercules

Quindi, banalmente, ho capito che gli Harmony rispondono a un bisogno di sicurezza, un bisogno che non è solo mio, ma di buona parte della popolazione. In fondo in fondo le sorprese fanno schifo, tutto dovrebbe rimanere così com’è, uguale a se stesso, familiare, rassicurante, invariato. Un mondo dove noi eletti saremo sempre l’eccezione alla regola, per cui quello che succede fuori dal nostro orticello non ci riguarda, perché siamo allo stesso tempo speciali e normali e quindi il nostro momento arriverà, basta aspettare. A volte mi viene addirittura da pensare che Matteo Salvini, e Bossi prima di lui, siano in realtà dei gran lettori di romanzetti d’amore e che la Lega Nord sia nata inizialmente come circolo di lettura del centro anziani di Cassano Magnago e poi come partito. Certo, magari sono stati costretti a scambiare il rosa col verde per questioni di branding, ma forse quello che nessuno ha mai pensato è che “Lega” potrebbe derivare dal verbo “legare”, un riferimento esplicito al bondage, praticato già ai tempi dei Galli Cisalpini, e largamente esplorato nelle collane Sensual e Desire e ovviamente negli Harmony storici, che sono del resto la base imprescindibile per una corretta e realistica ricostruzione delle radici di un “popolo” come quello padano.

Detto per inciso, pare che Harmony venda 6 milioni di copie all’anno con una media di 10.000 copie per titolo, pare anche che la Lega, nei momenti di maggior successo, abbia preso il 10% su scala nazionale con picchi del 35% in alcune regioni.

Quindi no, a quanto pare gli Harmony non appassionano solo le dolci vecchiette della pensione Jolanda e i discorsi razzisti di Matteo Salvini non fanno presa solo su quel prozio del rovigotto che si aggiusta la patta mentre addenta il pandoro al cenone della Vigilia.

È che gli italiani sono dei Sognatori (oltre che santi, poeti e navigatori) e continuano a sperare – coraggiosi, fiduciosi e ciechi – che niente cambi quando tutto inesorabilmente è già cambiato. Siamo alla costante ricerca di qualcuno che ci racconti una storia rassicurante nella sua ottusa semplicità, una storia che riesca a far tacere quella vocina petulante che non ci fa dormire la notte, che non ci metta di fronte alla realtà in cui siamo immersi ogni giorno. Una realtà che è tutto fuorché come la descrivono nei romanzi rosa, o in quelli verdi.


Annosa Questione

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