Gli Scultori del Far West – Capitolo 3
15 Set 2015

Gli Scultori del Far West – Capitolo 3

Un viaggio nel marmo di Carrara

Nei capitoli precedenti…

Capitolo 1

Capitolo 2

§5. L’artista e l’alieno | La scultura di Marco Alberti

marco-alberti-scultura

Crisalide-vagina in marmo bardiglio

Se c’è una cosa che ho imparato viaggiando è che vale sempre la pena di intrattenersi con i vecchietti del posto. Quelli che ho importunato nella località di Forno per scovare scultori inaspettati, mi hanno indicato l’ultima casetta di una strada di montagna che porta fino alla cava. Marco si affaccia alla finestra, probabilmente chiedendosi perché un furgone abbia deciso di piazzarglisi davanti all’uscio. Gli chiedo se possiamo visitare il suo studio e lui, sorpreso e un po’ lusingato che in paese gli abbiano fatto pubblicità, ci lascia entrare a fare due chiacchiere. Non credo veda molte persone al giorno visto dove abita con la sua compagna: un’ex stabile dell’Enel in mezzo al verde (o al niente, secondo come la si vede). Nell’interno che ha ristrutturato e dipinto personalmente, ci mostra i lavori in marmo e onice messicano. Cattura la mia attenzione una grande scultura in bardiglio, scelta inconsueta per una scultura. L’autore accenna al soggetto, una crisalide che si sta formando o uscendo dal bozzolo, ma io non riuscivo più a seguirlo perché ero troppo convinta di vedere la vagina di Alien. Me ra vi glio sa me nte perturbante.

In un posto così sperduto, dove fino a poco tempo fa non c’era neanche la corrente elettrica (figuriamoci Internet) mi aspettavo di trovare un artista naïf, invece ho trovato un artista libero. Forse l’isolamento abbassa i condizionamenti esterni ed amplifica la capacità visionaria? Non lo sapremo mai perché ho dimenticato di chiedergli se barava con sostanze psicotrope e se sì, quali.

Nello studio di Marco

Marco nel suo studio

Gli chiedo invece cosa pensa del commercio di marmo a discapito dell’ambiente e lui sembra irridere la mia militanza dell’ultimo minuto: “Pare che la questione sia l’odio per i ricchi anziché l’amore per l’ambiente. Ci si ricorda dell’ambiente solo quando qualcuno ci fa affari sopra e si arricchisce”. Non mi stupisce affatto che finiamo a parlare di alieni.

“A quanto pare gli extraterrestri sono piuttosto brutti quindi non sarà un grosso problema se gli lasciamo la Terra più brutta di come l’abbiamo trovata”.

Immagino cosa diranno da lassù vedendo scomparire le montagne: “’Sti umani, ve l’avevo detto che non dovevamo aiutarli a costruire le Piramidi!”. Ma Marco torna serio e mi riporta sul nostro pianeta: “Ci vuole rispetto con la montagna e il suo marmo, altrimenti ecco che succede, alluvioni, frane…”. Dice anche di aver perso un paio di cugini nelle cave. Torniamo in strada per salutarci davanti alla monumentale scultura che ha posizionato di fronte casa: grandi labbra lucide in marmo rosso (parlo di bocca stavolta, giuro). Riattraversando il paese noto una targa alla memoria dei “Caduti in guerra e nelle cave”. Lì per lì lo trovo un binomio assurdo, ora ho cambiato idea.

§6. Tra Anarchia e Far West | Le due facce di Carrara

‘Anche i democristiani sono anarchici a Carrara’

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tipico laboratorio di un serial killer del marmo

E’ quasi impossibile parlare degli scultori di marmo senza parlare di Carrara, perché il loro stile di vita deve molto al carattere di una città unica nel suo genere. Terra di anarchici, artisti e cavatori, Carrara ti fa innamorare perché non è affatto gentile né graziosa. Se è bella, lo è solo in modo stronzo e trasandato.

Scordatevi il branding turistico toscano, perché qui non vi vuole nessuno. Scordatevi pure l’accento toscano, perché qui parlano un mezzo sardo.

Il Comune di Carrara è uno dei più indebitati d’Italia e il tasso di disoccupazione molto elevato. Ma come? Con tutta la ricchezza prodotta dal marmo? Dovete sapere che ad oggi meno della metà delle cave presenti sul territorio del comune sono interamente pubbliche e pagano tariffa piena. Le altre sono private o miste, per via di un editto del 1751 (parliamo di ducati e sovrani). Nonostante nel 1995 la Corte Costituzionale si sia pronunciata sostenendo che le concessioni delle cave dovessero essere tutte temporanee, solo negli ultimi mesi il Testo Unico sulle Cave ha abolito i “beni estimati” (le cave private). Il che non garantisce che tornino al pubblico, visto il peso delle lobby del marmo.

Considerate poi i costi della Strada dei marmi, 6 km di foro delle Alpi Apuane ad uso esclusivo (e gratuito) degli industriali del marmo per evitare il passaggio dei camion nel centro storico. Le spese di gestione sono a carico del comune ma la strada non può essere messa a pedaggio perché in tal caso per legge avrebbe dovuto esserci una strada alternativa gratis (cioè quella che passa in città). Un serpente che si mangia la coda e anche i fondi comunali. Prima di viaggiare su strada il marmo veniva trasportato lungo la ferrovia marmifera, che oggi potrebbe essere rivalorizzata come attrazione turistica. Un trenino del marmo per scoprire la città. E invece i turisti in città non li fanno neanche entrare: i pullman organizzati fanno il giro delle cave e dei paesini limitrofi senza entrare nel centro cittadino (“scrivilo questo!” mi fa promettere Alessio). Volete che vada avanti? Il teatro comunale è temporaneamente-chiuso-da-sempre e la decadenza architettonica è la cifra stilistica di una città tanto piena di opere in marmo quanto di cartelli Vendesi.

Ma nonostante i molti locali dismessi, non è detto sia semplice trovare un ‘fondo’ per lavorare: sembra che avere uno scultore di marmo vicino di casa sia un po’ come avere un serial killer che sta lì a tritare ossa tutto il dì. Troppo casino.

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Il teatro degli animosi, chiuso da quando la bimba non era nemmeno nei piani

A Pietrasanta fanno i fighi con il marmo e il lavoro di Carrara, investendo tanto nella cura delle esposizioni quanto nella cura delle boutiques e dei ristorantini. Carrara invece fa la scontrosa, e mi viene il dubbio che sotto sotto ne vada anche orgogliosa. La starification dell’artista nell’era del Narcisismo 2.0 non attecchisce da queste parti: se uno scolpisce il marmo lo riconosci per quanto è impolverato, il look da muratore e l’appeal del montanaro.

Sarà perché creano bellezza con gli stessi strumenti adatti a massacrare persone, ma questi scultori hanno un modo di fare tutto loro, e se hanno scelto di vivere tra le montagne di Carrara vuol dire che in un modo o nell’altro stanno dedicando la loro vita alla scultura. Sono focalizzati su quello che fanno (anche perché se si distraggono possono farsi molto male).

Uno scultore viene a Carrara perché il marmo è a portata di mano, qui trova grandi maestri e  commissioni importanti. Il mercato gira (che paghi bene è un altro discorso). E la vita è semplice: scultori da tutto il mondo possono ritrovarsi al bar, senza bisogno di prendere la metro o fissare un appuntamento via mail. Carrara funziona come un paese, ma parla dialetto, inglese, arabo e cinese. E non la abitano solo scultori: artisti visivi di ogni sorta hanno trovano asilo e ispirazione in questa città, probabilmente per il clima che si respira (non mi riferisco agli inverni freddi e piovosi).

Dubito ci sia un altro posto in cui la cultura anarchica ha messo radici così profonde, intrecciandosi  alla dura esperienza delle cave, alle lotte e allo spirito di solidarieta’ dei cavatori e all’indole fiera di gente di montagna che mal sopporta padroni. Oggi la città ha una tipografia anarchica e persino un angolo di cimitero sconsacrato per le tombe degli anarchici. Sono sepolti qui i compagni Lucetti (l’attentatore di Mussolini), Pinelli (l’anarchico che avrebbe messo le ali) e Meschi (l’anarcosindacalista che lottò per ottenere la riduzione dell’orario dei lavoratori del marmo dalle 12 alle 6 ore e mezza). In piazza Matteotti campeggia uno striscione della FAI (Federazione Anarchica Italiana) fondata a Carrara nel 1945. E se andate a farvi un bicchiere ai Baccanali (storico locale dipinto da Prof.Bad Trip) al posto dell’Internazionale troverete l’Umanità Nova.

Anarchia e Far West. Utopia e distopia. Bellezza e distruzione. Carrara ha almeno due facce. E in ogni fondo un mondo…

[Fine Capitolo 3 – Gli scultori del Far West]

Continua…

Ultimo capitolo: Martedi 22 settembre


Claire Mini-Paniers

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