Palude: il quartiere Gianturco nel libro di Diego Miedo e Davide Schiavon
11 Gen 2017

Palude: il quartiere Gianturco nel libro di Diego Miedo e Davide Schiavon

“Oltre ai fumetti disegna sui muri”. Sono le parole che troviamo alla fine della breve biografia di Diego Miedo nella quarta di copertina di Palude. Gianturco, dal pantano all’industria e ritorno uscito nel 2016 per Monitor Edizioni. Il libro, leggiamo ancora nella quarta di copertina, “è un viaggio nell’ex zona industriale di Napoli scandito dai disegni sui muri di Diego Miedo e da un racconto in tre atti di Davide Schiavon”.

E’ impossibile non notare, insomma, semplicemente sfogliando il libro, che dire “disegna sui muri” appare sin da subito un modo di presentarsi desueto, abituati come siamo negli ultimi anni a parlare in maniera ossessiva di street art e di murales, termini spesso incorniciati nelle salvifiche braccia della rigenerazione urbana, del decoro, dell’abbellimento, della lotta al degrado. Luoghi dimenticati, rigenerati e rattoppati in malo modo da interventi urbanistici fallimentari, diventano magicamente siti d’interesse per tour turistici, passeggiate in compagnia di curatori ed esperti del settore, trekking urbani per scovare le opere degli street artist più o meno famosi.

Ma il viaggio a Gianturco di Diego Miedo e Davide Schiavon non è una passeggiata. Il libro è, piuttosto, il racconto di un quartiere indagato attraverso una lenta ricostruzione delle storie che hanno innervato e innervano l’ex zona industriale di Napoli, quella dietro la stazione, dove una volta c’era una palude, dove si pascolava, dove scorreva il fiume Sebeto e si pescavano rane e anguille. “Persa la terra, interrato il fiume, scomparse rane e anguille. Persa l’industria, allontanate le concerie, morto il lavoro, il dopolavoro e il pallone. Qui non passa nessuno, neanche prima delle elezioni”. E’ dunque in questo paesaggio solitario che si sono “impaludati” i due autori a partire dal 2010, spinti da una curiosità per un luogo che sembrava avere “una vocazione al nulla”.

In due scuole della zona Diego Miedo faceva dei laboratori di disegno e pittura ma, fuori dall’orario scolastico, pittava per strada, spesso aiutato dagli stessi ragazzini con cui lavorava. Da qui il suo essere ben visto nel quartiere, il non apparire come un corpo estraneo. Un po’ come i disegni raccolti nel libro, che convivono con le pareti scrostate di vecchie fabbriche, forme e mostriciattoli che sembrano sguazzare nella palude di carcasse d’auto abbandonate, di rifiuti e sterpaglie che crescono in vecchi magazzini pericolanti. Disegni, insomma, che non nascono con l’obiettivo di abbellire e rendere gradevole ciò che è brutto, ma piuttosto diventano il pretesto per indagare la vita di Gianturco.

D’altra parte è bene precisare che “Palude” non è un’inchiesta giornalistica sulla periferia di Napoli. Il testo di Davide Schiavon è, infatti, un racconto che ha al centro le storie di chi ha vissuto o vive a Gianturco. Emergono, così, le istantanee di persone che hanno attraversato l’evoluzione del quartiere dal dopoguerra ad oggi, un modo per restituire un’immagine più nitida della vita in quartiere senza scadere nella semplice ricostruzione storica, nella morfologia urbanistica, o nella narrazione giornalistica.

Le storie di vita di cui parla Davide Schiavon, tanto per citarne qualcuna, sono diverse e attraversano tre periodi storici: da Elvira, che rubava le palle da tennis agli operai americani (e che ritroviamo poi impegnata nelle lotte contro l’apertura di una discarica); a Genny, il figlio del custode di una fabbrica e giovane promessa calcistica del quartiere negli anni ‘70; per non parlare di Ciro e della sua bottega di  salumiere, un vero e proprio circolo, luogo di ritrovo della zona, crocevia di storie, persone, che hanno permesso la ricostruzione del mosaico del libro di Miedo e Schiavon. “Il Virgilio” – come lo chiamano gli autori nell’introduzione – che ha permesso un viaggio di andata e ritorno alla Palude, tra inferno e paradiso del quartiere Gianturco. 

Il libro è aquistabile su:
www.napolimonitor.it
www.diegomiedo.org

Per i bolognesi è acquistabile anche alla Libreria Modo Infoshop di via Mascarella, dove sarà presentato giovedì 12 Gennaio alle ore 19.00 in compagnia degli autori. 


Marco Pignatiello

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