Gli Scultori del Far West – Capitolo finale
27 Set 2015

Gli Scultori del Far West – Capitolo finale

Viaggio nel marmo di Carrara

Nei capitoli precedenti…

Gli Scultori del Far West – Capitolo 1

Gli Scultori del Far West – Capitolo 2

Gli Scultori del Far West – Capitolo 3

Anarchia e Far West. Utopia e distopia. Bellezza e distruzione. Carrara ha almeno due facce. E in ogni fondo un mondo…

§7.

Jung si è fermato a Damasco | Patty Nicoli, Boutros Romhein

DSCN7296

Patty Nicoli ci accoglie sorridente e sembra aver voglia di chiacchierare. Una casa come la sua devo averla vista solo sulle pagine di Elle Decor. Si trova di fianco allo studio della famiglia Nicoli che ha fatto la storia della scultura di Carrara. In giardino ci mostra la serra dove scolpisce: onde lunghe, fauni, astrazioni in marmo grezzo… Quella di Patty è una scultura che parla di armonia, connessioni e ricerca di pace nello stare al mondo.

“Il 900 non faceva altro che esprimere pesantezza dolore, anche nella scultura. Così freudiano… questi corpi sofferenti, contorti, schiacchiati dal peso dell’esistenza. Io sto con Jung, che era per la felicità di ognuno di noi.”

Dice che la psicanalisi l’ha aiutata a riconoscere la sua passione e a scegliere di prendersene cura. “Jung ci ha insegnato a prendere in mano il nostro talento, a fargli fare la Cenerentola”. Patty si definisce un’individualista scatenata: “alle masse fai fare quello che vuoi, sono state fasciste, comuniste… è con i singoli individui che devi parlare”. Per questo ce l’ha con qualunque forma di indottrinamento: “Perché a scuola si fa studiare sempre Pavese e non Beppe Fenoglio?” e ancora “Le femministe a Milano portavano tutte gli zoccoli. Io sono bassina, perché mi devo mettere per forza gli zoccoli? A me sta bene un po’ di tacco!” Ma del movimento femminista degli anni ’70 non critica solo il dress-code: “c’erano le leader che comandavano e poi tutte le altre, gli angeli del ciclostile. Cosa cambiava allora? Si riproponeva esattamente la stessa struttura che volevamo combattere.”

C’è più femminismo nell’antifemminismo di una scultrice di marmo, mi dico mentre me ne vado.

Un altro studio, un altro mondo.

DSCN7564

Andiamo a trovare Boutros Romhein, noto scultore siriano che a Carrara ha messo su: famiglia, una residenza artistica per scultori e un orto bizzarro che si sviluppa in verticale con piccolissimi terrazzamenti, fino ad una grotta.

“Lo farete voi il Ramadan con quelle barbe che vi ritrovate!” così Boutros si prende gioco del mio amico che aveva fatto la gaffe del secolo credendolo musulmano. Boutros proviene dalla minoranza cristiana, che in quattro anni è stata dimezzata, e gli preme rivendicare la sua assoluta opposizione all’Islam, responsabile del massacro della cultura e del popolo siriano. A nulla vale il mio tentativo di portarla sull’interpretazione, per lui la religione islamica non solo autorizza ma formalmente richiede il fanatismo e le stragi. “ Tutti i miei amici sono musulmani che portano avanti una visione aperta e tollerante del loro credo, ma proprio per questo sono i primi ad essere in pericolo. L’Islam non permette apertura né opinioni differenti. Ecco perché tutte le mie opere sono incentrate sul concetto di apertura e dialogo”. Boutros lavora con la trasparenza degli inserti in vetro. I tagli e le traforature realizzati direttamente nel marmo consentono il passaggio e lo scambio di idee, di vedute. Anche se…

“Una delle mie opere sul dialogo era a Damasco, ed è stata danneggiata da una bomba”.

 

§8.

Il fantasma di un amore fa | Poetica di Enrico Ferrarini

DSCN7244

Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno. J.L. Borges

Enrico ed io ci siamo conosciuti a Firenze ed è stata proprio la sua scultura a portarmi a Carrara. Ammetto di essermi servita di lui negli ultimi mesi -soprattutto del suo sguardo, per guardarmici dentro. Ma in fondo si trattava di un uso lecito, visto che Enrico lavora sull’empatia. E come?

Dare corpo al mondo interiore e anima alla scultura, muoverla della vita fluida dei nostri stati metamorfici. Se mi scolpissi oggi, che scultura sarei?

Le ricerche sui neuroni-specchio ci parlano di un meccanismo neurofisiologico di ‘rispecchiamento’ che mappa le azioni osservate sugli stessi circuiti nervosi che ne controllano l’esecuzione. Percepire un’azione e comprenderne il significato equivarrebbero a simularla internamente. Un po’ quello su cui il teatro gioca da sempre: il corpo è la base del nostro rapporto con gli altri, perché è capace di risuonare col corpo degli altri. Partendo da queste intuizioni Enrico lavora sulle espressioni facciali, le tensioni muscolari e i movimenti per farci sentire cosa c’è dentro, dal momento che emozioni come il dolore o sensazioni come quelle tattili si attivano quando si assiste alle esperienze altrui. “Così ho iniziato a lavorare sui miei sentimenti, su come passavano fuori. I miei lavori riflettono il modo in cui mi vivo le cose, quello che provo a livello fisico –le emozioni, i sentimenti. Quello che vedo è quello che sono”.

S. è stata il suo primo amore. Quando la loro storia era già finita, Enrico ha sentito il bisogno di ritrarre… il suo ricordo. E ad un certo punto S. non era più S.: “Non c’era più lei, c’ero io”. Una metamorfosi.

Fino a poco tempo fa Enrico era un modellatore più che uno scultore. Per le sue opere utilizzava il gesso o l’argilla. Stavolta invece il calco a perdere in gesso armato gli è servito per affrontare il marmo. Ha scelto il Rosa Estremoz del Portogallo, che una volta lucidato ricorda la tonalità della pelle: “Volevo dare più valore al passato, regalargli un futuro roseo”. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha vista, per quel che ne sa S. potrebbe anche aver cambiato volto, ma questo non conta se sei un idealista platonico. L’intenzione dell’autore era quella di scolpire il bello in sé della vergine che voltandosi incontra per la prima volta l’amore. Noi spettatori siamo dall’altra parte, nello sguardo che la riconosce.

Raccontare una storia con la scultura, cogliere la magia di un attimo -un istante che non è temporale, tant’è che il viso si muove. Scultura dinamica? Io direi scultura drammatica, narrativa. Enrico sviluppa storie a partire dalle emozioni, dà vita ai suoi personaggi attraverso il puro movimento, e così facendo trasmette la stessa emozione al pubblico (passandogliela da corpo a corpo).

“Qualunque cosa facessi, sentivo che c’era sempre qualcosa che riaffiorava e mi attirava indietro, qualcosa che mancava. Così ho lavorato su quella sensazione”. Penso al mio filo nella pancia, so bene di cosa parla. Anche il mio filo tira, a volte mi trascina. La differenza è che Enrico non ha paura di guardare al passato, sentirne il richiamo… tramutarlo in qualcosa di bello. La discussione mi scivola di mano, dalla poetica alla vita: “Ma come puoi essere così accondiscendente verso la tua nostalgia? Concederti di idealizzare un amore??”

Non è d’accordo con me sul fatto che bisogna lottare per cambiarsi, per smettere di voltarsi. Non siamo d’accordo quasi mai. Per lui è tutta una questione di accettarsi invece. Lasciarsi essere, sentirsi… scoprirsi fin nel buio delle pieghe e dei vuoti.

Del resto che scultura saremmo senza chiaroscuri?

Ora posso confessarlo, è da qui che sono partita e forse è qui che dovevo arrivare. Un volto rivolto al passato, il fantasma di un amore fa. Affrontare il proprio blocco e dargli forma… ho visto questo all’opera nei laboratori di Carrara. Scrivere un reportage in fondo non è così diverso: è come scolpire la materia bruta del reale, sottraendo ancora e ancora per trovare le linee della storia. Si fa fatica. Ma coltivare il proprio sguardo sembra più facile sotto queste montagne, forse perché ci si è già liberati di un po’ di crosta, della superficie.

La scultura “per via di levare” scarta ciò che non serve per portare alla luce l’essenziale.

Claire Minipaniers

Questo pezzo è dedicato a Viola la figlia di Alessio e Claudia, nata in casa a Miseglia un paio di giorni dopo la mia visita. (Lei ancora non lo sa, ma ha già fatto la sua parte in una scultura del suo papà)

Claire Mini-Paniers

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *