Il disordine con una base sotto | 129 toni | Alberonero per Cheap
15 Mag 2017

Il disordine con una base sotto | 129 toni | Alberonero per Cheap

A Bologna quando piove è un casino. Strade intasate, gente impazzita e grigio piombo intorno. Tutto è caos.

In un pomeriggio buio e tempestoso, sotto una pioggia fastidiosa come solo la pioggia a Maggio sa essere, incontro Alberonero.

Laboriosamente è intento ad attaccare i poster nelle cornici che percorrono il trafficatissimo viale Masini, lungo il muro esterno dell’Autostazione. Ci sono tutti gli elementi necessari perché si parli di movimento. La città è grigia ma cangiante e nulla, se ci si ferma un minuto, resta uguale. Tutto cambia in un modo così armonico che pare orchestrato: i suoni, i colori, i gesti, le persone, le macchine. Il cielo.

Guardando poi il risultato della sua opera – la prima che lo vede impegnato con la poster art – si capisce il motivo. Alberonero il cambiamento ce l’ha addosso e pare governato da un caos che pochi possono permettersi di sostenere. Si scopre che alla base di tutto c’è un ordine metodico e scientifico, di uno che agisce perché sa come usare il colore, elemento che domina la sua poetica, la contraddistingue e provoca reazioni e sensazioni. Un lavoro complesso che parte dalle tinte primarie, entrando nella legge del colore fino a creare diverse tonalità. 129 per la precisione, come le cromie che in questo caso sfilano sul muro del viale. Ma facciamo ordine, necessario per dimenarsi nell’apparente caos di forme, architetture, colla e umidità.

All’interno delle cornici, i quadrati, forma primaria e completa, ognuno con una sfumatura. Ma la percezione certa dura poco perché una distesa cromatica crea una scia che calamita, cattura e trascina. Il rigido rapporto cornice/muro si cancella e lascia una continuità che pare non avere fine. In luogo è perfetto. Siamo in un viale, è difficile fermarsi a guardare con attenzione: quello che chiede 129 toni è di lasciarsi trasportare e sfilare ammaliati all’unisono. L’immediatezza del lavoro colpisce a tal punto da eliminare qualsiasi interpretazione, che non si basa sulla percezione di una cosa ben precisa come può essere un volto, ma lavora unicamente sulle sensazioni che il colore innesca. E sono positive. Tutte.

Le tinte sono preparate sul momento e una base matematica, sì, matematica, è utilizzata per le sfumature secondo gradazioni di volta in volta lineari o radiali. Ogni parte di muro ha così il suo codice di colore, definito da regole, nel quale non esiste casualità. O meglio, c’è ma è solo apparente ed inserita in uno schema che dona un effetto di disorientamento utile ad accompagnarci verso una comprensione del disordine. La chiave è semplice: il disordine senza una base sotto è incomprensibile.

Sotto una pioggia sempre più insistente, mentre parliamo di arte pubblica, si avvicina timido un umarell bolognese: guarda tutto incuriosito, noi ci blocchiamo, ci chiede cos’è e soprattutto, perché. Dopo le dovute spiegazioni, si allontana. Poi ritorna e si avvicina alle ragazze di Cheap: “Abito là sopra” indicando il palazzone di fronte all’Autostazione. “Volete venire su da me a fare una bella foto? Da lì si vede tutto”. Stupore. Per aver capito, sul marciapiede di una strada intasata in un pomeriggio buio e tempestoso, a Bologna dove quando piove tutto è caos, il potere dell’arte pubblica.

Alberonero nasce a Lodi e si diploma al Politecnico di Milano. Si misura con la street art, l’architettura e lo spazio, alla ricerca di un linguaggio visivo ridotto ai minimi termini. Cerca di percepire il paesaggio stesso, esaltandolo e modificandolo con piccoli mezzi. Rendere percepibile l’invisibile è l’aspetto vincente del suo essere artista.

Elisabetta Scigliano

Foto @ Cheap


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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