Homeworks, un’istallazione sull’abitare contemporaneo. Intervista al collettivo Marsala
26 Apr 2016

Homeworks, un’istallazione sull’abitare contemporaneo. Intervista al collettivo Marsala

Rita Maralla e Teresa Sala sono due artiste italiane, antropologa visuale l’una e filmmaker l’altra, entrambe animate dal desiderio di indagare, attraverso progetti multimediali e multidisciplinari, il rapporto tra corpo, spazio e identità. Nel 2013 decidono, quindi, di fondare un collettivo, battezzato Marsala, fondendo i nomi e le competenze di ciascuna in un nuovo progetto artistico che conserva nel suo dna l’approccio antropologico e la passione per la video art delle sue fondatrici. Avvalendosi di strumenti come la performance, i video e le installazioni, le Marsala tentano un’esplorazione poetica che si ponga in maniera critica nei confronti della realtà, non senza una leggera pennellata di ironia. Noi di Bolognina Basement, in vista della loro prossima installazione a BAUM, le abbiamo importunate con qualche domanda sul loro lavoro.

Iniziamo con una domanda ficcanaso: come vi siete conosciute?

Prima di conoscerci, ci siamo intraviste e frequentate superficialmente per quasi un anno, in quanto entrambe abbiamo studiato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Poi, nel 2013, abbiamo preso parte a un seminario su arte, genere e spazio pubblico, tenutosi a Madrid.

E com’è nata, a questo punto, l’idea di Marsala?

Durante il seminario “Space/ID Madrid”, abbiamo realizzato, insieme ad altre persone, “Urban drag”, una video performance sulla (de)costruzione dell’identità di genere e di orientamento sessuale nello spazio pubblico. A questo ne è seguito un altro, l’anno successivo, sempre in Spagna…è allora che ci siamo rese definitivamente conto che l’interesse verso alcune tematiche si stava trasformando in esigenza, e che era anche divertente farlo! E farlo assieme! L’idea di Marsala nasce e si sviluppa dalla consapevolezza di voler esplorare attraverso il linguaggio audio-visivo il tema dell’identità e dello spazio, sia pubblico che privato.

Collettivo Marsala

Siete entrambe milanesi. Che vuol dire abitare una metropoli come Milano? E che vuol dire, in generale, abitare?

Rita: Io sono nata e cresciuta nella periferia di Milano, a Cinisello Balsamo, e questo ha influenzato tantissimo il mio punto di vista: Milano era una meta più che un luogo quotidiano. Non sento di aver realmente abitato a Milano, ma di averla vissuta in diversi periodi della mia vita, sfruttandone la sua complessità culturale, sociale e politica per una mia crescita personale ed artistica. Rispetto al significato che ha per me il termine abitare, io lo collego ad uno stato psico-fisico di “apertura verso…”: posso abitare un corpo, un’identità, un quartiere, una casa, un ambiente naturale. Ciò che mi lega saranno i ricordi e gli stati d’animo che questo abitare mi genera, al di là del tempo e dello spazio specifico.

Teresa: Se penso al significato di abitare penso alla pienezza di questa parola, che però viene spesso usata in maniera superficiale. Abitare, per me, significa essere presenti e vivere con consapevolezza la relazione con uno spazio, un tempo, gli altri, sé stessi. Si abita e si è abitati: è uno scambio. Per quanto riguarda Milano, sebbene anch’io sia nata e cresciuta nell’hinterland, è il luogo a cui sento di appartenere, in cui ho vissuto le relazioni più importanti. Nella mia esperienza, abitare Milano è una continua ricerca di equilibrio: tra la frenesia e la solitudine, tra il centro e le periferie, tra le mille possibilità che ti offre e la sensazione che nulla sia mai abbastanza. Forse anche la forma della città, con i cuoi cerchi concentrici e i suoi raggi che dal centro puntano in tutte le direzioni, suggerisce questo movimento centrifugo e centripeto allo stesso tempo.

A Bologna presentate @Baum OFF, il 14 e 15 maggio, la vostra più recente installazione, Homeworks, sull’abitare contemporaneo. Di che si tratta? Qualche anticipazione?

Homeworks è un’indagine aperta che mette al centro l’abitare e il significato della casa al fine di mostrare l’eterogeneità e la complessità di questa esperienza. Siamo partite da noi stesse e da ciò che sentivamo fosse importante decostruire e analizzare. Homeworks però vuole essere un progetto aperto, fluido e interattivo, che si arricchisce di contributi volta per volta: durante l’esposizione a Maison Ventidue sarà possibile, per chi vorrà, prendere parte all’installazione. La partecipazione dello spettatore e la possibilità di interagire con il processo di creazione dell’opera sono elementi essenziali nella nostra visione artistica.

Collettivo MarsalaQual è l’apporto più importante e significativo che ciascuna di voi direbbe che l’altra ha dato al progetto?

Risulta difficile per noi identificare il contributo di una piuttosto che dell’altra. Tutti i lavori fatti fin ora sono molto equilibrati; procediamo insieme senza che emerga una differenza tra ciò che facciamo. C’è un costante scambio di idee, letture, suggerimenti visivi e questo genera un modo di lavorare orizzontale.

Rita: Rispetto a questo progetto, forse l’apporto principale di Teresa è stato quello di insistere nell’effettuare la nostra prima residenza artistica a Vicenza: senza quella settimana di quotidianità e riprese video non credo saremmo mai realmente partite.

Teresa: Ci sono forse alcuni temi e alcuni frammenti che ognuna di noi ha sentito e voluto più dell’altra: penso per esempio a Homeworks#3 a cui io sono particolarmente affezionata e a Trappola per distratti che invece è nata da un’esigenza e da un’ispirazione di Rita.

Ci sono altri progetti all’orizzonte?

In questi mesi stiamo portando avanti un laboratorio di esplorazione urbana notturna: camminiamo da mezzanotte all’alba per le strade di Milano assieme a un piccolo gruppo di persone che di volta in volta risponde alle nostre call. Lavoriamo sulla percezione soggettiva della città e del tema, facciamo videoproiezioni nello spazio pubblico, creiamo mappe emotive, produciamo materiale audiovisivo e fotografico, con cui poi cerchiamo di costruire delle micro-narrazioni. Inoltre, dal 22 al 29 maggio saremo a Gorizia, presso “In\Visible Cities. Urban Multimedia Festival”, con il progetto “Catastore”, un’installazione interattiva che vuole riflettere, cinicamente, sul concetto di catastrofe, su come i mass media ci raccontano le catastrofi e sulle nostre catastrofi personali.

G. Von Samstag

Foto @Collettivo Marsala


Bolognina Basement

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

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